freccia_long
Numero 476
del 22/05/2012
Putin e la “questione nazionale” in Russia PDF Stampa E-mail
! di Andrea Forti
forti@ragionpolitica.it
  
lunedì 30 gennaio 2012

putin.jpg

In piena campagna elettorale per le elezioni presidenziali russe di marzo è recentemente uscito un articolo sul giornale Nezavisimaja gazeta firmato dal probabile, anche se contestato, vincitore Vladimir Putin e dal titolo «Russia: Questione nazionale». Il fatto che l’attuale premier e probabile presidente per il terzo mandato abbia scelto un tema così particolare per una delle sue prime prese di posizione scritte dalla (relativa) batosta elettorale di dicembre potrebbe stupire un pubblico occidentale, abituato oramai da decenni a relegare la cosiddetta «questione nazionale» ai libri di storia o tutt’al più a qualche sinistra zona d’ombra della politica pericolosamente confinante con il nazi-fascismo.

Nell’Europa occidentale infatti il termine «nazione» e qualsiasi discussione sull’identità nazionale viene pudicamente evitata o semplicemente neutralizzata con il generico discorso habermasiano sul «patriottismo costituzionale» (secondo il quale la «nazione» è solo un insieme di individui soggetti ad un medesimo ordine costituzionale, senza nessuna implicazione culturale e tantomeno etnica).

Nel più recente contesto italiano invece il tema della «nazione» è stato tirato in ballo da forze politiche solitamente poco sensibili al tema soprattutto per mere finalità di «tattica politica», per indebolire cioè l’alleanza di governo fra il PdL, in parte erede anche del vecchio Msi nazionalista, e una forza a spiccato carattere localista, e con un’originaria vocazione separatista, come la Lega Nord.

La «fobia» occidentale per la questione nazionale è il risultato principalmente dell’ «offensiva» ideologica scatenatasi nella seconda metà degli anni ‘60 da parte della Scuola di Francoforte (Marcuse, Adorno, Horckheimer) e dei suoi seguaci che, con il pretesto della critica ai (già defunti) regimi nazi-fascisti, introdusse una critica distruttiva e nichilistica di tutto il pensiero politico europeo classico, compreso quello socialista e marxista-leninista classico, responsabile della formazione di una «personalità autoritaria» terreno fertile per il totalitarismo.

Che all’Europa orientale post-comunista siano stati evitati almeno gli effetti della «critica» francofortese risulta evidente proprio dal grande spazio che occupa oggi , trasversalmente alle parti politiche, in Russia la «questione nazionale». Il dibattito sulla natura della Russia, Stato nazionale o federazione, Stato «etnico» o «imperiale multinazionale», non coinvolge solamente le forze apertamente «nazionaliste» ma attraversa trasversalmente tutto l’arco politico, dai comunisti all’estrema destra passando attraverso il «centro» governativo e persino i liberali «occidentalizzanti».

Nell’articolo di Vladimir Putin viene riconfermata la linea ufficiale che promuove un patriottismo russo declinato però in modo non nazionalista o etnico, mentre viene appunto stigmatizzato il nazionalismo etnico russo che, al pari delle spinte separatiste delle popolazioni non etnicamente russe (che rappresentano fra il venti e il trenta percento della popolazione), mette a repentaglio l’esistenza della Federazione Russa. Per comprendere meglio la questione bisogna ricordare come nella lingua russa per indicare l’aggettivo «russo» esistono due termini: russkij che ha un accezione più etno-lingustica e rossiskij che invece si riferisce ad una più ampia appartenenza politica e statale; per fare un esempio la dicitura ufficiale dello Stato russo è «Rossijskaja Federacija», e non «Russkaja Federacija», per ribadire quindi il suo carattere di compagine federale multietnica e non di Stato-nazione dei russi. Per questa ragione quindi è sbagliato ritenere Putin un nazionalista russo e anzi, se vogliamo essere precisi, il vero e proprio nazionalismo russo è maggiormente rappresentato da alcune delle forze di opposizione, sia di «destra» che di «sinistra», sia «liberali» che «socialiste».

Le forze autenticamente etno-nazionaliste infatti lamentano il fatto che, dai tempi zaristi e sovietici, lo sviluppo nazionale del popolo russo sia stato sacrificato sull’altare dell’ «impero», prima monarchico ortodosso e poi comunista, impedendo la creazione di un vero Stato nazionale russo e che neppure la caduta dell’Urss ha cambiato lo stato di cose, visto che nella costituzione della Federazione Russa sono previste repubbliche federate di carattere etnico (vedansi le repubbliche del Caucaso come la Cecenia, degli urali come il Tatarstan o dell’estremo oriente come la Buriatia) ma non un’entità politica federata che rappresenti esclusivamente l’ «etnos» russo (nella succitata accezione di russkij).

Gli etno-nazionalisti più radicali, minoritari ma ben rappresentati nella variegata opposizione a Putin (il famoso «blogger anti-Putin» Alexandr Navalnij appartiene a questa corrente), invocano apertamente l’abbandono unilaterale da parte di Mosca di tutte le ampie zone abitate da «alloglotti» (Caucaso, Urali, parte dell’Estremo Oriente siberiano) per creare uno «Stato Russo» nazionale in grado finalmente di voltare le spalle all’Asia e di integrarsi all’Europa Occidentale, coronando l’antico sogno degli occidentalisti russi del XIX secolo, che vedevano nell’«asiaticità» russa un freno al suo sviluppo.

Il paradosso tutto intellettuale di queste posizioni è che vorrebbero, nel nome della purezza etnica, ricongiungere la Russia ad un’Europa occidentale che da decenni ha reso tabù qualsiasi discorso identitario anche blandamente culturale o regionalistico. Chi, come il presidente Putin o altri esponenti del più tradizionale patriottismo «imperiale» (come i comunisti di Zjuganov, anche se questi sollevano la questione di diritti dei russi «etnici»), contesta il nazionalismo etnico russo ha effettivamente buon gioco nel prevedere che una Russia etno-nazionale «ristretta» verrebbe declassata a periferia ininfluente dell’Occidente euro-atlantico, una sorta di Canada continentale, perdendo quel carattere eurasiatico ce ne ha costituito fino ad oggi la sua specificità.




Condividi questo articolo
Segnala su OK NotizieDigg!Twitter!Google!Live!Facebook!Yahoo!



Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam.
  • Assicurarsi di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice di controllo, nel caso venga inserito un codice errato
  • Caratteri disponibili : 1000.
  • Per poter inviare il commento è necessario inserire un codice di sicurezza, indicato alla fine del modulo di invio, per prevenire problemi di SPAM
Nome o nickname
Titolo:
Commento:

caratteri disponibili
Inserisci il codice di sicurezza:* Code


 
< Prec.   Pros. >


fb_ok.jpg
newsletter-new2.jpg

 

sottoscrivi RSS

Ragionpolitica, testata giornalistica Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis s.a.s. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena
Scrivi alla redazione © 2003-2012 Ragionpolitica Riproduzione riservata