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Numero 476
del 22/05/2012
Quando la giustizia da lenta si fa veloce PDF Stampa E-mail
! di Aldo Vitale
vitale@ragionpolitica.it
  
mercoledì 01 febbraio 2012

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Il testimone principale ha ripetuto più e più volte che l’imputato è innocente e che i denari gli sono pervenuti da altri e per diversi motivi; la difesa ha presentato molti testimoni che sono stati sempre più spesso dichiarati inammissibili ed i pochi ammessi sono stati poi revocati; si è ridotta la vicinanza delle udienze per arrivare quanto prima alla decisione, in barba agli ordinari tempi della giustizia. Questo è il quadro generale del cosiddetto «Processo Mills», che vede Silvio Berlusconi come imputato per corruzione.

Una notizia giunge quanto meno inaspettata, cioè l’ammissibilità della richiesta di ricusazione del tribunale proposta dalla difesa e su cui si deciderà in una apposita udienza dopo metà febbraio. Non è poca cosa, poiché significa che almeno potrebbe essere presente il cosiddetto fumus persecutionis che renderebbe non imparziale il collegio giudicante. Del resto, le decisioni prese fino ad ora lasciano pensare che non interessa né l’accertamento della verità, né tanto meno la possibilità che il diritto di difesa dell’imputato sia esperito secondo le forme ed i contenuti previsti e tutelati dalla stessa Costituzione. Tutto questo perché il processo Mills rischia di avere molto di politico, ricalcando, tra i tanti, le orme percorse con il processo Sme-Ariosto degli anni ’90 poi conclusosi con un'assoluzione. Anche in quel procedimento tutto il castello di accuse si basava su una testimonianza chiave, cioè quella di Stefania Ariosto che avrebbe assistito all’atto di corruzione oggetto di quel processo; il teste chiave si rivelò poi del tutto inattendibile.

Nel processo Mills, addirittura, il teste chiave dell’accusa ha più volte scagionato l’imputato, facendo ben di più, avendo perfino rivelato di aver coinvolto Berlusconi, e dolendosi di ciò, dietro le pressioni dei magistrati. Ecco quindi che l’intero processo si veste delle tinte cupe tipiche dei drappeggi delle migliori persecuzioni politico-giudiziarie. Del resto è oramai storicamente assodato che l’intervento di Berlusconi in politica abbia sparigliato le carte di quanti avevano creduto che dopo l’uragano  di «Mani pulite» si potesse creare un governo legittimato dalla sinistra comunista che avrebbe traghettato l’Italia, seguendo il percorso del Pci che si era riciclato in Pds.

Si possono adattare le parole del dissidente sovietico Vladimir Petrov che, in riferimento all’Urss ed alla propria esperienza come vittima di un sistema giudiziario asservito all’ideologia, scrisse: «La minoranza ben organizzata può sempre rimanere al potere finché una forza esterna non sconvolga l’intero sistema ». Berlusconi in politica ha sconvolto l’intero sistema, scardinando il potere e le sicurezze di quella minoranza che pensava di aver conquistato il Paese nei primi anni ’90. Ecco, dunque, che qualunque mezzo diventa necessario ed indispensabile per impedire al nemico Berlusconi di poter continuare la sua azione politica ostativa nei confronti della sinistra e dei poteri forti. 

Il processo Mills  si connota in modo plateale e teatrale caratteristico di un processo che si avvale massimamente della dimensione mediatica per irrobustire la propria legittimità agli occhi dell’opinione pubblica. Ma ciò che davvero suscita non poche preoccupazioni è l'accelerazione che il processo ha subìto negli ultimi tempi, dando l'impressione che la Corte voglia arrivare ad una sentenza di condanna, data l’ostilità mantenuta nei confronti della difesa, prima che possa intervenire il termine della prescrizione. Si spera dunque che l’udienza di ricusazione possa evitare che si debba cantare in Italia il requiem al diritto soccombente sotto le martellanti pressioni dell’ideologia.




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