Non è un mistero che tutti i protagonisti della politica italiana vogliano modificare l'attuale legge elettorale nonché riformare organicamente le nostre istituzioni.
Il dibattito al riguardo va avanti da anni.
Un dibattito che fino ad oggi si è rivelato purtroppo inefficace ed improduttivo, poiché geneticamente viziato da veti incrociati, dalla demonizzazione dell'avversario individuato come nemico oggettivo, dalle interferenze di corporazioni e gruppi di pressione parapolitici o, comunque, fortemente politicizzati i quali, per loro stessa natura, non avrebbero mai avuto titolo per intervenire direttamente nel percorso di riforma dello Stato. Non solo: troppo spesso i moti riformatori, al di là della loro legittimità, si sono tradotti in velleitarismo puro, volto a preservare in realtà rendite di posizione acquisite, ovvero alla conservazione dello status quo, impantanando il Paese in una palude, in un brodo primordiale di pie intenzioni dal quale pareva impossibile uscire.
Ebbene, se è presto per cantare vittoria, certamente possiamo rilevare come lo scenario stia mutando e, visti i presupposti, per il meglio.
La Politica con la «P» maiuscola è, infatti, un fenomeno complesso, dinamico e vivente. E' una categoria che non ammette il perdurare del vuoto: qualora questo si verifichi pro tempore è destinato o prima o poi ad essere riempito.
Le situazioni di crisi generano opportunità e possibilità che gli uomini di valore sanno cogliere e sfruttare. La nuova stagione di dialogo e confronto che si è aperta tra Pd e Pdl, della quale Silvio Berlusconi è stato principale fautore, ne è dimostrazione lampante.
Due le considerazioni preliminari che è utile riportare: in primo luogo dovrebbe essere prassi normale che tra schieramenti antagonisti comunque un dialogo fattivo ci sia, soprattutto nel momento in cui è necessario affrontare riforme organiche che riguardano l'assetto istituzionale dello stato.
In Italia, purtroppo, si è verificata una pesante anomalia nel corso dell'ultimo ventennio, determinata soprattutto dall'antiberlusconismo militante nel quale, in assenza di una consistente componente politica, l'ideologia ha preso il sopravvento. Tale colpa originaria è stata riconosciuta da autorevoli esponenti della sinistra democratica come Luciano Violante e Massimo D'Alema. Oggi è tuttavia inutile recriminare: si volta pagina con l'auspicio che le reciproche aperture siano prodromiche di un nuovo corso politico.
In secondo luogo solo chi ha segatura al posto dell'encefalo o si è abbeverato una volta di troppo alla «sorgente editoriale» di Eugenio Scalfari poteva definire Berlusconi come «politicamente finito» e prossimo all'oblio: se non bastasse la sua storia personale, imprenditoriale e politica, l'accelerazione che egli ha impresso nelle ultime settimane a questa nuova fase di confronto con l'avversario di sempre smentisce categoricamente tale analisi prossima alla fantascienza.
Berlusconi ha infatti saputo cogliere con notevole lungimiranza le opportunità che offre il momentaneo empasse politico, avendo oggi le mani decisamente più libere rispetto alla fase in cui presiedeva il governo, dovendo affrontare quotidianamente le pesanti responsabilità istituzionali connesse al proprio ruolo coniugate al fuoco di sbarramento costante dell'opposizione e, soprattutto, dei media storicamente nemici.
Media che oggi lo vorrebbero prepensionato e lontano, poiché unico soggetto in grado di riportare alla ribalta il ruolo centrale della Politica attraverso la promozione indefessa di quella convergenza, oggi impellente ed indispensabile, che garantisca al Paese due elementi fondamentali per il suo rilancio: la stabilità e la governabilità.
E' presto per entrare nel merito delle riforme, poiché siamo ancora alla fase interlocutoria e tutti i soggetti coinvolti, alleati o avversari che siano, hanno giustamente una loro visione e un loro approccio critico/analitico, tutti elementi per forza di cose non omogenei: ma è indispensabile oggi trovare una sintesi e se c'è qualcuno in grado di promuovere, sostenere ed agevolare questo processo di rinnovamento politico, quest'uomo è per l'appunto Silvio Berlusconi. Sintesi verso la quale sono stati mossi i primi passi grazie al lavoro sinergico di Silvio Berlusconi e del Segretario Nazionale Angelino Alfano, il quale ha enucleato in maniera chiara ed efficace i tre punti cardine che dovranno sostanziare la nuova legge elettorale: riduzione del numero dei parlamentari, stop al Parlamento di nominati e conseguente restituzione della potestà di scelta ai cittadini e revisione della disciplina in materia di finanziamento pubblico ai partiti. Segno tangibile del fatto che, nonostante la «tecnica», la politica non dorme. Anzi, tutt'altro...
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