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Numero 523
del 17/05/2013
L'Europa ci ascolti o addio moneta unica PDF Stampa E-mail
! di Y.C.
@ragionpolitica.it
  
venerdì 01 giugno 2012
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Berlusconi decide di rinnovare il suo impegno nel partito: «mai vista una situazione di questo tipo, la gente è sfiduciata, è sotto choc per come viene descritto il futuro: in modo oscuro». Il calo della fiducia è percepito ancora di più in un periodo come questo, in cui la Grecia rischia di uscire dall’Europa e gli spagnoli ritirano tutti i loro soldi dalle banche. Gli italiani, dal canto loro, sono momentaneamente lontani da tutto ciò, ma l’asticella dello spread è sospinta verso l’alto da un’economia che non ha più i piedi per terra.

E il Cavaliere, che un momento simile lo ha vissuto in prima persona a novembre scorso, è tornato a parlare per rinfrancare tutti quelli che stavano per dubitare delle capacità di guarigione dell’Italia. Certo, in questi ultimi tempi il Pdl sembra essere andato in letargo, un po’ per il ruolo di appoggio nolente al governo Monti, un po’ per il boccone amaro ingoiato dopo le amministrative.  

Berlusconi si è, quindi, rimesso all’opera per realizzare una reductio ad unum. C’è l’esigenza di sanare le lotte intestine tra personalismi, giovanilismi e localismi perché altrimenti «non ce la si fa». Le associazioni o i gruppetti servono a poco. O siamo uniti o non siamo nessuno. «Non c'e' miglior modo per andare avanti che fare squadra e restare uniti. Siamo il partito che ha piu' pagato gli effetti della crisi», afferma Angelino Alfano. E se l’unione fa la forza, il Cavaliere si presenta come l’allenatore di questa rinnovata squadra. Non come centravanti, come Presidente della Repubblica o come premier. Quelle sono solo illazioni.

E la ricetta per l’Italia? Serve polso duro. «Dobbiamo andare in Europa, afferma Berlusconi davanti a deputati e senatori del Pdl, a dire con forza che la Bce deve iniziare a stampare moneta. Così cambia l'economia. In caso contrario dovremmo dire 'ciao ciao Europa' o dire alla Germania o alla Francia di uscire loro dalla crisi se non sono d'accordo». Un’idea pazza, come la definisce lui stesso, che non è poi tanto pazza, visto che l’Italia è il secondo paese più solido d’Europa, se si calcola oltre al debito pubblico, il grande risparmio che possiedono i privati.

Brunetta aggiunge che bisogna rinviare al 2014 il pareggio di bilancio per rilanciare gli investimenti; prevedere l’emissione degli eurobond; costruire un sistema bancario unico europeo; rivedere le funzioni della Bce e stampare euro con la nostra Zecca, se non lo fa Francoforte. L’ex ministro conclude: «Ancora una volta Berlusconi ci ha visto giusto. Se in Europa la rotta non cambia usciamo dall'euro. Oppure esca la Germania. Da che mondo è mondo se il membro di un club non paga la quota, o se la fa pagare da altri, si espelle oppure si lascia solo e si fonda un altro club».




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Commenti (2)
1. 10-06-2012 09:51
Fuori dall’Euro per non soccombere!
L’UE (la Germania in primo luogo) deve convincersi che senza un immediato “consolidamento” del Debito di tutti i Paesi aderenti, non si esce dalla crisi, ma soprattutto non si tagliano le unghie della speculazione “selvaggia e aggressiva” dei Mercati anomali e diretti da Agenzie di rating senza scrupoli. Infatti la speculazione selvaggia attacca il Debito Sovrano dei Paesi più deboli (cioè quelli che hanno un Debito elevato) poiché non hanno più potere monetario avendo rinunciato alla propria sovranità economica. Essi si sono accontentati semplicemente di pagare interessi più bassi sul loro Debito (con l’illusione di contenere le “spese per interessi”) e accettando condizioni “capestro” sul controllo del loro “deficit” della spesa corrente per evitare di accumulare nuovo debito. Non si sono resi conto che tali condizioni, ratificati nei vari trattati, nascondeva un “terribile” inganno: speculare sul loro “spread” con i titoli europei più sicuri (bund tedeschi) e, quindi, con tassi di interessi sempre più elevati (altro che pagare interessi più bassi!) e i sub-prime americani hanno fatto il resto. Uno Stato che non può stampare la propria moneta non potrà mai “onorare” il suo Debito nei confronti di acquisitori finanziari dei suoi titoli a tassi ragionevoli, senza ricorrere necessariamente ad una leva fiscale sempre più opprimente nei confronti dei loro cittadini. E’ il classico caso del “cane che si morde la coda”. Riteniamo perciò giusto “minacciare” la Germania e gli altri Paesi resistenti e reticenti in una “soluzione politica” della crisi, altrimenti sorge il legittimo sospetto di “connivenza” di questi Paesi con le Agenzie di rating molto discutibili, e l’uscita dall’Euro dei Paesi sotto attacco della speculazione non solo risulti legittima, ma anche necessaria, per la loro sopravvivenza politica ed economica. Grazie dell’attenzione. 
Antonio Cusano, Firenze
Scritto da Antonio Cusano
2. 10-06-2012 09:51
Errata corrige. Fuori dall'Euro per non
L’UE (la Germania in primo luogo) deve convincersi che senza un immediato “consolidamento” del Debito di tutti i Paesi aderenti, non si esce dalla crisi, ma soprattutto non si tagliano le unghie della speculazione “selvaggia e aggressiva” dei Mercati anomali e diretti da Agenzie di rating senza scrupoli. Infatti la speculazione selvaggia attacca il Debito Sovrano dei Paesi più deboli (cioè quelli che hanno un Debito elevato) poiché non hanno più potere monetario avendo rinunciato alla propria sovranità economica. Essi si sono accontentati semplicemente di pagare interessi più bassi sul loro Debito (con l’illusione di contenere la “spesa pubblica per interessi”) e accettando condizioni “capestro” sul controllo del loro “deficit” della spesa corrente per evitare di accumulare nuovo debito. Non si sono resi conto che tali condizioni, ratificati nei vari trattati, nascondevano un “terribile” inganno: speculare sullo “spread” tra i loro titoli e quelli europei più sicuri (bund tedeschi) e, quindi, con tassi di interessi sempre più elevati (altro che pagare interessi più bassi!) e i sub-prime americani hanno fatto il resto. Uno Stato che non può stampare la propria moneta non potrà mai “onorare” il suo Debito nei confronti di acquisitori finanziari dei suoi titoli a tassi ragionevoli, senza ricorrere necessariamente ad una leva fiscale sempre più opprimente nei confronti dei propri cittadini. E’ il classico caso del “cane che si morde la coda”. In tal modo non solo il Paese di avvita su stesso con una recessione galoppante, ma va a farsi benedire anche la stabilità sociale, e precipita rapidamente in una “guerra civile” se non propria in una “lotta di classe”. Riteniamo perciò giusto “minacciare” la Germania e gli altri Paesi resistenti e reticenti in una “soluzione politica” ed economicamente ragionevole della crisi, altrimenti sorge il legittimo sospetto di “connivenza” di questi Paesi con le Agenzie di rating che agiscono in modo molto discutibile, e l’uscita dall’Euro dei Paesi sotto attacco della speculazione non solo risulti legittima, ma anche necessaria, per la loro sopravvivenza politica ed economica. Grazie dell’attenzione. 
Antonio Cusano, Firenze
Scritto da Antonio Cusano

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