La Russia verso una nuova strategia di sicurezza nazionale
! di Gianluca Fatone
fatone@ragionpolitica.it
  
martedì 20 ottobre 2009

E' dal collasso dell'Unione Sovietica che si evidenzia il bisogno di arrivare, per la Russia, ad una definizione più razionale del proprio apparato di difesa e sicurezza. Negli ultimi anni la macchina bellica sovietica è stata logorata da fattori quali: la scarsità di fondi, il ritardo tecnologico e la crisi demografica. Queste sono le maggiori cause che hanno determinato uno «stallo» in quello che un tempo era considerato dai paesi europei della Nato come «il temibile vicino». In quello che potrebbe sembrare un paradosso, sta la chiave di volta di questo problema. Nella concezione dottrinale dettata dalle rigide esigenze della Guerra Fredda, l'Unione sovietica individuò nel «numero» (sia in termini di coscritti che di mezzi) e nel «danno non accettabile» (potenziale nucleare) i punti di forza sui quali costruire e sviluppare il proprio apparato bellico riuscendo, in tal modo, a mantenere la logica della deterrenza nei confronti della superpotenza militare americana per più di quarant'anni.

Nello scenario attuale questi due concetti portanti sono stati stravolti dalle circostanze dettate dalla transizione politico-economica attraversata dalla Russia negli ultimi anni. Nonostante la Russia non abbia ancora scelto di passare da un esercito di coscritti ad uno di professionisti e l'abrogazione del servizio di leva obbligatorio non appaia ancora sulla linea dell'orizzonte programmatico dell'amministrazione Putin-Medvedev, l'attuale configurazione non permette una gestione funzionale dell'enorme apparato ereditato dal passato. Sebbene una cospicua parte di quella che era l'Armata Rossa è stata ereditata dai governi delle ex-repubbliche sovietiche dichiaratesi indipendenti dopo il 1991, è pur vero che proprio da esse veniva una buona parte dei coscritti che il regime sovietico impiegava nelle Forze Armate. L'avvento della crisi demografica in Russia ha accelerato le dimensioni del problema portandolo ad una situazione di paradosso.

Recentemente, il Ministro della Difesa russo, Anatoly Serdyukov, ha dato inizio ad una prima concreta modifica dell'assetto organizzativo delle Forze Armate decretando il passaggio da un modello basato sulle «divisioni» ad uno più snello e funzionale basato sulle «brigate». L'adozione di questa nuova strutturazione è stata inoltre favorita per facilitare il controllo a livello centrale su fenomeni che coinvolgono direttamente il personale militare quali la corruzione e la dedovshina (forma estremamente violenta di bullismo). Infatti, per contrastare questi fenomeni di degenerazione è servita a poco l'istituzione, nel 2005, di tribunali speciali militari che dovrebbero vigilare, in particolar modo, sul comportamento degli ufficiali e dei sottufficiali rispetto al personale di truppa.

Il piano di modifica della strategia a lungo termine per la gestione e l'impiego del potenziale nucleare costituisce un problema ancora più annoso. Il recente incontro a Mosca tra Hillary Clinton ed il governo russo ha rappresentato la dimostrazione di aperta volontà dei due Paesi nel riprendere le logiche di riduzione congiunta del potenziale nucleare, già contenuta nei trattati «Start» e finite in una preoccupante empasse durante le amministrazioni Bush-Putin. Nel proiettare a lungo termine le possibili guidelines che potrebbero caratterizzare il nuovo piano strategico di sicurezza nazionale della Federazione Russa occorre partire dal concetto di «percezione della minaccia». Riprendendo il testo di un'intervista del direttore dell'FSB, Nikolai Patrushev, si può facilmente desumere come la questione non sia stata ancora realisticamente affrontata: «Il Consiglio di Sicurezza Nazionale della Federazione Russa ha recentemente portato all'attenzione del Presidente Medvedev l'ipotesi estrema di portare attacchi nucleari preventivi in situazioni di estrema necessità. In tale ipotesi verrebbero impiegati ordigni nucleari più "puliti" rispetto a quelli del tipo utilizzato sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, intesi cioè a distruggere l'area bersaglio e non a contaminarla». Nonostante l'annosa questione della definizione di nuove strategie di sicurezza nazionale, soprattutto per quel che riguarda la gestione dell'arsenale nucleare, sia ancora alla fase iniziale, sarà di cruciale importanza comprendere come evolverà la dottrina della sicurezza nazionale russa al fine di comprendere quali saranno i principali scenari geopolitici ove, nei prossimi anni, le relazioni internazionali giocheranno un ruolo cruciale.




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