| L'Unione Europea studia la sua nuova politica estera | ||||
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| venerdě 30 ottobre 2009 | ||||||
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I Ministri degli Esteri dei 27 Stati membri della Ue, riuniti lunedì in Lussemburgo, hanno approvato l'intelaiatura del futuro servizio diplomatico dell'Unione. Si tratta della maggiore innovazione del Trattato di Lisbona, che potenzierà l'immagine ed il peso esterno della Ue. Tra i suoi obiettivi figura quello di stabilire un'estesa rete di ambasciate a cui possano rivolgersi i cittadini fuori i confini dell'Europa. Dopo le promesse avute dal presidente ceco di firmare il nuovo trattato era necessario dunque questo ulteriore passaggio per delineare in modo più chiaro l'orizzonte cui va incontro l'Unione Europea. Ora sarà compito dei capi di Stati e di Governo, anch'essi riuniti in questi giorni tra Bruxelles e il Lussemburgo, dare il via libera definitivo. Il Servizio Europeo per l'Azione Esterna (EEAS) avrà gli stessi risvolti concreti per la Ue al pari di quelli che vi furono con l'introduzione dell'euro o con il trattato di Schengen per la libera circolazione dei cittadini. Verrà costituito da una rete di 130 ambasciate dell'Unione e un'equipe di diverse migliaia di persone, provenienti dalle strutture della Commissione Europea, del Consiglio e degli Stati membri. La proporzione di ognuna delle tre parti è ancora oggetto di negoziazione, tuttavia si parla di circa 7.000 nuovi impiegati, che verranno probabilmente ripartiti in modo uniforme. L'EEAS sarà un organismo speciale, completamente autonomo, con un bilancio indipendente che sarà sotto il comando assoluto di un Alto Rappresentante, che di fatto sostituirà Javier Solana nel ruolo che egli oggi ricopre in seno alla PESC. L'Alta Rappresentante sarà tenuto a proporre, entro il termine di un mese dall'entrata di vigore del nuovo trattato, un modello organizzativo e di funzionamento. La decisione ultima sarà poi quella del Consiglio e del Parlamento europeo, ma di fatto si tratterà di porre in essere la «prima rete diplomatica dal mondo», come ha avuto modo di sottolineare Solana stesso. Non tanto per il numero degli effettivi, quanto per la qualità dei diplomatici dipendenti da un'unica istituzione. Il nuovo istituto erediterà quindi il duro lavoro di Javier Solana, che da dieci anni a questa parte ha posto le basi per l'EEAS. L'Unione Europea in effetti è già intervenuta a più di 20 operazioni internazionali di peace-keeping, con la partecipazione di quasi 70.000 persone in quattro continenti. L'EEAS avrà poteri molto più ampi dell'attuale PESC e potrà ricorrere sia a civili che a militari dei 27 Stati membri, con una disponibilità di bilancio di circa 50 miliardi di euro sino al 2013. L'ambito e le competenze del nuovo servizio sono nondimeno oggetto di forte negoziazione tra Stati. Da una parte vi è una concezione minimalista, difesa da Regno Unito ed alcuni paesi nordici, che vorrebbe che il Servizio per l'Azione Esterna si limitasse ad attività diplomatiche in senso stretto e di difesa. Londra vorrebbe che i servizi di assistenza ai cittadini rimanessero appannaggio delle ambasciate nazionale ed è contraria al fatto che vi siano incorporate attività per lo sviluppo ed il commercio. Dall'altra, invece, Germania, Italia e Spagna propendono per un'inclusione generale di qualsiasi servizio. Da par suo l'Unione si pone l'obiettivo di arrivare ad una sintesi delle esigenze, cercando di stabilire il modello organizzativo entro aprile, prima di alcune tornate legislative previste in Europa. Il Parlamento Europeo intanto ha approvato una risoluzione sull'EEAS proposta dal deputato del PPE tedesco Elmar Brok, secondo la quale «il Servizio per l'Azione Esterna, in quanto sui generis negli ambiti organizzativo e di spesa, dovrebbe integrarsi nella struttura amministrativa della Commissione, in modo da garantire così l'assoluta trasparenza». Scrivi Commento
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