Obama un anno dopo, tra promesse non mantenute e prime difficoltà
! di Fabrizio Anselmo
anselmo@ragionpolitica.it
  
martedì 03 novembre 2009

E' passato ormai un anno da quella notte di novembre in cui Barack Obama, certo della propria elezione a presidente degli Stati Uniti, dichiarava solennemente, dinanzi ad una folla in delirio accorsa per sostenerlo, che «le cose stanno finalmente cambiando in America». Ebbe così inizio un vero e proprio cammino di speranza, un tentativo di cambiamento rispetto alla precedente politica di George W. Bush, che presto si è però dimostrato irto di ostacoli e difficoltà. Proprio in questi giorni un sito internet americano, che aveva deciso di contare le promesse fatte da Obama nel corso della campagna elettorale, ha evidenziato quelle mantenute e quelle, invece, che già sono state infrante. Tra le oltre 500 promesse fatte agli elettori americani, nel corso di quest'anno il nuovo presidente americano è riuscito a realizzarne appena 49 (tra queste, le più significative sono quelle relative al pagamento del mutuo della casa, all'invio di soldati in Afghanistan e alla ricerca sulle cellule staminali). A fronte delle 304 promesse che sono ancora in lista di attesa, 7 invece sono state già infrante (tra queste, riconoscere il genocidio degli armeni, discutere la riforma sanitaria in sedute pubbliche televisive, creare crediti fiscali per le imprese che assumono).

Ma sono soprattutto due gli elementi emblematici delle difficoltà che il presidente deve affrontare in questo periodo. Il clima, ed in particolare la lotta contro il riscaldamento del pianeta, è sempre stato al centro dell'agenda politica di Obama durante tutta la campagna elettorale: egli ha più volte manifestato la propria intenzione di sovvertire completamente la politica ambientale portata avanti dal suo predecessore. Nonostante gli ampi elogi ricevuti a livello internazionale, l'inquilino della Casa Bianca in questo primo anno di presidenza non è riuscito neppure ad ottenere dal Congresso l'approvazione di una legge che limitasse l'emissione di gas inquinanti. Ulteriori difficoltà le ha incontrate nel tentativo di chiudere entro un anno dall'elezione la prigione di Guantanamo: sono sorti numerosi problemi circa le modalità per processare i detenuti e circa la loro sorte.

Sebbene sia doveroso riconoscere un certo attivismo - seppure con risultati talvolta discutibili - sul fronte della politica internazionale, è sul fronte interno che Obama deve affrontare alcuni ostacoli. La scelta di impegnare tutte le energie sull'elaborazione di un grande progetto di riforma sanitaria ha messo in secondo piano ogni altra questione, facendo slittare ogni decisione sugli altri temi presenti nell'agenda per il 2009.

Tutto ciò mentre Virginia e New Jersey scelgono il nuovo governatore e le città di New York ed Atlanta sono chiamate ad eleggere il nuovo sindaco: si tratta del primo test elettorale per Obama dopo la vittoria alle elezioni presidenziali, un vero e proprio termometro della popolarità del presidente che si trova a dover affrontare sfide cruciali in patria ed all'estero. Tra i commentatori americani si fa sempre più strada l'idea di un cambio di umore nell'opinione pubblica, che sceglierebbe in buona parte di votare per il Partito Repubblicano, soprattutto in vista delle elezioni di mid-term che avranno luogo nel novembre 2010. Tale sensazione è stata percepita dagli stessi Democratici, dal momento che Obama si è recato per ben tre volte nel New Jersey ed i principali leader del partito del presidente hanno sùbito sottolineato come questo voto non avrà una valenza nazionale, dal momento che le tematiche locali avranno un peso estremamente significativo nell'orientamento dell'opinione pubblica.




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