«Antonio Santoro, maresciallo della Polizia Penitenziaria; Lino Sabbadin, macellaio; Pierluigi Torregiani, gioielliere; Andrea Campagna, agente della Polizia di Stato. Questi sono i nomi di quattro cittadini che, insieme a molti altri, hanno perso la vita tra il 6 giugno 1978 ed il 19 aprile 1979, uccisi dalla follia omicida di organizzazioni terroristiche che hanno tentato di sovvertire l'ordine democratico in Italia. Per questi quattro omicidi è stato condannato in forma definitiva Cesare Battisti, che da oltre 25 anni si rifugia all'estero sottraendosi vergognosamente alle responsabilità cui deve essere chiamato. Per molti anni la Francia ha ospitato e protetto questo personaggio, coprendo con discutibili argomentazioni giuridiche e politiche le colpe innegabili di un assassino. Oggi la stessa storia si ripete grazie al Brasile, il paese in cui Battisti è fuggito non appena compreso il possibile cambiamento di atteggiamento delle autorità francesi. Per quanto sappiamo, il ministero competente brasiliano si oppone alla giusta estradizione che l'Italia ha chiesto, salvando così un criminale dall'espiazione, pur tardiva, della pena a lui assegnata». Inizia così l'appello de Il Tempo che sta riscuotendo ampi consensi. Promotore dell'iniziativa è Roberto Arditti, direttore del quotidiano romano, che è riuscito a svegliare da uno stucchevole torpore una parte dei media, della politica e della società. E bene ha fatto Arditti a scrivere a chiare lettere chi è il terrorista latitante Cesare Battisti, visto che le televisioni lo ricordano poco, nelle scuole non lo dice nessuno e che conseguentemente sfugge ai più.
Ai lettori di Ragionpolitica, tuttavia, vogliamo ricordare un altro Cesare Battisti. Un Cesare Battisti che ci piace molto di più. Il «vero» Cesare Battisti non è nato nel 1954 a Sermoneta, ma nel 1875 a Trento. Ed è, purtroppo, conosciuto ancor meno del suo omonimo assassino. Il «vero» Cesare Battisti è uno degli ultimi eroi del nostro Risorgimento. Quando Battisti nasce in Trentino, questa regione fa ancora parte dell'impero austro-ungarico. Si avvicina presto agli ideali del socialismo e dell'irredentismo. Si fa eleggere anche deputato al parlamento di Vienna (1911) ma nel 1914, appena due settimane dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, abbandona il territorio austriaco e ripara in Italia dove diventa subito un propagandista attivo per l'intervento italiano contro l'impero austro-ungarico, tenendo comizi nelle maggiori città italiane e pubblicando articoli interventisti su giornali e riviste.
Come è noto, il 24 maggio 1915 l'Italia entra in guerra. Battisti si arruola volontario. Durante l'offensiva italiana per la conquista del Monte Corno, occupato dagli austriaci, viene fatto prigioniero e ben presto identificato. Gli austriaci lo portano quindi a Trento, dove viene incarcerato. Battisti venne trasportato lungo le strade di Trento a bordo di un carretto, in catene e circondato da soldati. L'irredentista italiano fu bersaglio di sputi e offese. Giunto al Castello del Buonconsiglio venne processato ma non si abbassò mai alle scuse, né rinnegò il suo operato e ribadì invece la sua piena fede all'Italia. Respinse l'accusa di tradimento a lui rivolta e si considerò a tutti gli effetti un soldato catturato in azione di guerra. Alla pronunzia della sentenza di morte mediante capestro per tradimento, Battisti prese la parola e chiese, invano, di essere fucilato invece che impiccato, per rispetto alla divisa militare che indossava. Il giudice gli negò questa richiesta e procedette invece ad acquistare alcuni miseri indumenti da fargli indossare, dando seguito alla sentenza. Morì gridando in faccia ai carnefici: «Viva Trento italiana! Viva l'Italia!».
Cesare Battisti fu dunque un eroe, uno straordinario e indomito eroe. Un eroe dell'indipendenza e della libertà italiana. L'altro Battisti ha dunque un'altra colpa: aver macchiato con le sue gesta assassine il nome del suo grande omonimo.
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