Fra il 13 e il 15 febbraio si è svolta la visita ufficiale nella Federazione russa del presidente della Repubblica turca Abdullah Gül. Le relazioni fra i due paesi, piuttosto tese ai tempi della Guerra Fredda, quando la Turchia rappresentava una sorta di «antemurale» della Nato ai confini dell'Unione Sovietica, hanno vissuto un continuo e costante miglioramento dall'indomani del crollo dell'Urss. Già nel 1992, infatti, i due paesi siglarono un Trattato preliminare per le relazioni bilaterali, seguito nel 2001 da un Piano d'azione per lo sviluppo della cooperazione, nel 2002 da un Accordo per la cooperazione militare e nel 2004 dalla Dichiarazione politica comune per il consolidamento dell'amicizia e della partnership multi-dimensionale.
I rapporti fra i due paesi, eredi di antichi imperi eurasiatici (l'ottomano e lo zarista) si basano soprattutto sull'eccellente livello degli scambi commerciali bilaterali, passati dagli 11 miliardi di dollari del 2004 ai 33,8 miliardi del 2008. Le principali voci dell'export russo verso la Turchia sono costituite da prodotti energetici e dell'industria metallurgica e chimica, mentre la Russia importa dai turchi prodotti tessili, utensili, mezzi di trasporto e alimentari.
All'ottimo livello raggiunto dalle relazioni economiche e commerciali fra i due paesi eurasiatici corrisponde una crescente vicinanza fra le rispettive posizioni in politica internazionale; entrambi i paesi, infatti, si sono opposti alla guerra in Iraq, alle sanzioni all'Iran e, all'indomani dell'attacco georgiano all'Ossezia meridionale nell'agosto 2008, si sono trovati d'accordo nel lavorare per un'iniziativa di stabilizzazione regionale nel Caucaso. La Turchia e la Russia hanno un passato di rivalità per il controllo della zona del Caucaso, ma sono attualmente interessate a stabilizzare la complessa e fragile situazione politica della regione fra il Mar Nero e il Caspio, «tenendo conto - come recita il testo della dichiarazione congiunta con la quale si è concluso l'incontro fra i presidenti russo e turco - che la stabilità e la sicurezza in Eurasia sono direttamente legate alla stabilità nel Caucaso del sud».
Nel recente incontro bilaterale di Mosca le due parti si sono inoltre impegnate a proseguire la cooperazione bilaterale in campo economico-commerciale, energetico e in quello della sicurezza regionale e della difesa. La cooperazione fra i due paesi si estenderà anche a settori di punta come quello del nucleare civile, con la Turchia particolarmente interessata all'esperienza e alle tecnologie nucleari civili russe. Le due parti hanno inoltre ribadito la necessità di proseguire gli sforzi per la costituzione della Piattaforma di stabilità e di cooperazione nel Caucaso, proposta dalla Turchia all'indomani della guerra russo-georgiana, e di iniziare un processo di collaborazione fra i ministri della Difesa degli Stati rivieraschi del Mar Nero.
In questo quadro di generale fiducia e collaborazione non è stata comunque appianata una delle maggiori divergenze ancora esistenti fra i due paesi: il perdurante disaccordo fra russi e turchi intorno ai due progetti di gasdotti euro-mediterranei, il Nabucco e il South Stream. Il Nabucco, che attraverserebbe la penisola anatolica per raggiungere l'Europa attraverso i Balcani, gode del comprensibile appoggio politico di Ankara, che incasserebbe le ricche royalties di trasporto che le verrebbero invece negate dal progetto rivale South Stream, sostenuto dalla Russia e che bypasserebbe la Turchia. Il progetto South Stream - lo ricordiamo - vede l'Eni italiana come principale partecipante; spetta ora all'Europa decidere se avere come principale partner energetico nel suo fianco meridionale l'Italia e la Russia o la Turchia.
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