Col suo misto di energia pura, immagini forti e accattivanti, accorta sinergia di chiaroscuri ed estremo eclettismo, il mondo del Rock è un fenomeno che non trova eguali in nessun'altra forma di arte moderna. E' popolare ed elitario al medesimo tempo ed è l'ultima fucina in cui si pratica, attraverso un costante melange di vintage e futurismo futuribile, la vera sperimentazione.
L'immagine ha, oggi come ieri, un ruolo determinante: tanti forse ignorano chi siano stati i Black Sabbath ma tutti sanno che il loro leggendario frontman, Ozzy Osbourne, ha divorato un pipistrello vivo sul palco. Infiniti sono i detrattori di Marylin Manson che neppure si son mai presi la briga di ascoltare un suo disco, ma sono convinti che egli sia l'Anticristo incarnato perché al bel tempo che fu egli si dilettava nello stracciare bibbie in pubblico. Con la loro immagine granitica che fonde l'esistenzialismo marziale dei Laibach alle istanze dell'espressionismo visuale tipico dei performer berlinesi, i Rammstein si sono guadagnati per un certo periodo la nomea di gruppo neonazista. Per il semplice fatto che cantavano in tedesco. Peccato che in gioventù essi siano cresciuti in Germania Est e abbiano sempre manifestato una predisposizione positiva nei confronti delle teorie marxiste. Tutti questi signori che si divertono tristemente ad etichettare ogni cosa, manco fossero garzoni di supermarket, continuano a confondere il «nomen» con la «res»...ma, va da sé, Rock never dies! Il Rock non morirà mai e continuerà a marciare anche grazie all'ignaro contributo dei tanti etichettatori, che alla discrasia tra sostanza ed immagine rendono quotidianamente un gran servizio: è per questo che i consulenti di immagine sono tra i lavoratori meglio pagati al mondo.
Un discorso del genere deve essere giunto anche alle latitudini dei vertici, pardon, del vertice, di Italia dei Valori: la candidatura di Luigi de Magistris alle elezioni europee è prova lampante del new deal rockettaro di Antonio di Pietro. Riportiamo in virgolettato quanto leggiamo oggi sul Giornale in un magistrale articolo di Filippo Facci: dice Bruno Arcuri, Procuratore Generale in Calabria: «Prendendo possesso del mio ufficio di procuratore generale, iniziavo la mia esperienza in Calabria con vivo interesse per il dr. De Magistris, dopo aver letto di lui sulla stampa e averlo visto in televisione. Fui subito colpito dalle notizie che andavo apprendendo presso i colleghi tutti: i procedimenti da lui istruiti, di grande impatto sociale perché istruiti contro i cosiddetti colletti bianchi, erano quasi tutti abortiti con provvedimenti di archiviazione, con sentenze di non doversi procedere e con sentenze ampiamente assolutorie. Voci che mi stupirono perché in contrasto con la rappresentazione che ne davano i media». «Seguiva un analisi», prosegue Arcuri, «che denotava una serie numerosissima di insuccessi, la anomalia dei provvedimenti adottati, procedimenti infausti, omessa indicazione dei reati e delle fonti di prova» oltre alla perseveranza di De Magistris «nella adozione di provvedimenti immotivati nonostante i continui insuccessi».
E poi, l'affondo finale di Arcuri: «Di fronte ad una tale patologia, forse unica nel panorama delle iniziative di un Pm, a meno di non configurare una magistratura disattenta se non collusa con centri di potere criminale (come ha configurato De Magistris con esternazioni mediatiche), non si sfugge ad un'alternativa secca: o le persone indagate sono tutte esenti da responsabilità penali, o i giudici di Catanzaro sono tutti non professionalmente idonei se non corrotti. Il dato certo è che il dr. De Magistris è del tutto inadeguato sul piano professionale e sul piano dell'equilibrio e sul piano dei diritti delle persone solo sospettate di reato, a svolgere quantomeno le funzioni di Pm».
Un quadro desolante, agghiacciante e tragicomico allo stesso tempo, se pensiamo alle vere e proprie tournee che hanno visto protagonista il valente Pm, dal palco di Santoro in giù. Per ora il nostro si è astenuto dall'ingurgitare chirotteri o dalla profanazione di testi sacri, in compenso ha inquisito la madre di una collega poi prosciolta (guarda caso!) e, non pago del primo flop, ha pensato bene di inquisire pure il di lei consorte...indovinate? Esatto. Prosciolto. Ora, i magistrati sono solitamente gente seria che non lavora a cottimo, anzi, il cui lavoro è spesso difficilmente valutabile sulla bilancia commerciale costi/benefici, ma, diciamo così, se De Magistris avesse svolto funzioni manageriali per un'azienda privata, sarebbe stato licenziato ad nutum dopo pochi mesi.
Eppure...eppure Antonio di Pietro vede in lui il candidato ideale da spedire a Strasburgo. Certamente non per la brillante carriera giudiziaria, né per aver imbastito il processo del secolo, bensì perché sa che a tanti etichettatori De Magistris piace, come a tanti sono così piaciute Ambra Angiolini e le ragazze di «Non è la Rai» da comprarsi i loro dischi, perfetta sintesi dei miracoli che il playback può porre in essere. Del resto, chi continua a vedere il Diavolo dove questo non sta, si merita un po'di acqua santa adulterata...
Chapeaux quindi ad Antonio di Pietro, che manifesta un fiuto da mastino per i nuovi «talenti», essendo perfettamente in grado di cogliere umori ed istanze della sua base elettorale, indipendentemente dalla discutibilità o meno dei medesimi. Panem et circenses è un motto che ha fatto la storia. Certo, per quanto riguarda il «panem» staremmo davvero freschi se confidassimo nel Tonino nazionale...ma quanto al «circenses» nulla da dire: se a Strasburgo andasse male...resta pur sempre Sanremo...
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