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Numero 317
del 05/06/2009
Negli Usa si riaccende il dibattito sulle nozze gay PDF Stampa E-mail
! di Cristiano Bosco
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venerdì 29 maggio 2009

Lo scorso 4 novembre, i cittadini americani non si recarono alle urne solo per scegliere il loro 44esimo presidente e rinnovare il Congresso. In numerosi Stati, al fianco delle elezioni politiche, ebbero luogo numerosi referendum. Tra questi, il più celebre fu la Proposition 8 della California, una legge di iniziativa popolare per emendare la Costituzione dello Stato, aggiungendo all'articolo 1 una nuova sezione che affermasse che «solo il matrimonio tra un uomo e una donna è riconosciuto e valido in California». La campagna elettorale, al riguardo, fu tra le più accese degli ultimi anni, seconda - per intensità e fondi raccolti - solo alla corsa per la Casa Bianca. Da una parte, il fronte conservatore e le associazioni religiose, favorevoli alla Proposition 8. Dall'altra, il fronte liberal e le associazioni a difesa dei diritti civili, realtà di primo piano nella soleggiata California, fortemente contrari all'emendamento. 39.9 milioni di dollari raccolti dai «pro», appoggiati dal candidato republicano John McCain, dall'ex Speaker of the House Newt Gingrich e dalla quasi unanimità delle chiese cristiane, 43.3 milioni di dollari raccolti dai «contro», appoggiati dai democratici Barack Obama e Joe Biden (pur non sostenitori del matrimonio gay) e da nomi di spicco del mondo del mercato quali Google e Apple. Il risultato finale, dopo una lunga battaglia, vide il successo dei proponenti con il 52%, al quale seguì un immediato ricorso alla Corte Suprema da parte degli sconfitti, convinti che la legge rappresentasse una violazione di un diritto costituzionale federale.

Con una decisione alquanto controversa, lo scorso martedì il massimo organo giurisdizionale della California ha confermato il risultato delle urne, mantenendo il divieto sulle nozze omosessuali, riconoscendo tuttavia come validi i 18 mila matrimoni celebratisi tra il maggio e il novembre dello scorso anno. Una sentenza che riporta la questione al centro del dibattito politico statale e, ovviamente, nazionale. Mentre i sostenitori della legge cantano ora vittoria, per la seconda volta in pochi mesi, il fronte dei favorevoli ai matrimoni gay ha già promesso battaglia, mettendosi al lavoro per una nuova consultazione elettorale da svolgersi quanto prima, possibilmente già nel 2010. Ma la loro strada, dopo la sconfitta alle urne e in tribunale, potrebbe farsi ancor più in salita. Un nuovo sondaggio condotto da Usa Today/Gallup sembra infatti smentire l'opinione comune che indica una sempre più consistente maggioranza di americani disposti ad accettare le unioni tra individui dello stesso sesso. Alla domanda relativa al riconoscimento per legge dei matrimoni tra coppie omosex, il 40% degli intervistati ha risposto che tali unioni dovrebbero considerarsi valide, mentre il 57% si è pronunciato in senso contrario. Quando agli stessi è stato chiesto quali effetti avrebbe sulla società «permettere a due persone dello stesso sesso di sposarsi», il 48% ha dichiarato che peggiorerebbe le cose, il 36% che non avrebbe alcuna conseguenza, e il solo 13% convinto di possibili effetti positivi.

Numeri in forte contrasto non solo con il già citato luogo comune che vorrebbe una maggiore apertura del popolo americano nei confronti dei matrimoni gay - a dispetto delle posizioni della stessa Casa Bianca, dove sia il presidente Obama che il vice Biden non hanno mai nascosto la propria contrarietà - ma anche con i risultati di altre indagini, come ad esempio quella di Washington Post/ABC News dello scorso aprile (49% favorevoli). Esperti tentano di trovare motivazioni legate ai termini utilizzati nelle specifiche domande dei sondaggi: in quello di USA Today/Gallup si parlava di «stessi diritti dei matrimoni tradizionali», mentre nell'altro si chiedeva se il matrimonio gay dovesse essere legale o illegale. Differenze apparentemente minime, ma che potrebbero influenzare notevolmente le risposte.

In ogni caso, dalle ricerche emerge un non trascurabile elemento, ovvero la mancanza di una chiara maggioranza di opinione nell'elettorato su questo tema, che si va ad affiancare alla grande incertezza regnante nel mondo politico. Un argomento che, tornato di grande attualità dopo la sentenza della Corte Suprema, accende come nessun altro le basi di entrambi i partiti, e che quasi sicuramente sarà uno dei principali campi di battaglia nella corsa al 2012, con i conservatori sociali pronti a utilizzarlo come bandiera nelle primarie presidenziali. Meghan McCain, figlia del senatore dell'Arizona già candidato repubblicano alla Casa Bianca, blogger nota per le sue provocazioni, scriveva qualche tempo fa che il Grand Old Party, per limitare i danni e tornare a essere competitivo, avrebbe dovuto «diventare più gay». A giudicare da quanto avvenuto in California, basandosi sull'esito dei sondaggi di cui sopra, si direbbe che ai Repubblicani, per pura opportunità politica, convenga invece andare in direzione opposta.




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