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Numero 318
del 13/06/2009
Destra e sinistra. Secondo tempo PDF Stampa E-mail
! di Gabriele Cazzulini
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mercoledì 10 giugno 2009

Il voto europeo ed amministrativo ha restituito due differenti messaggi, che sono destinati a produrre effetti sul sistema dei partiti. Il primo, quello trasmesso dalle europee, ha bloccato la competizione tra Pd e Pdl per favorire i loro alleati minori, Idv e Lega. Il secondo messaggio proviene invece dal primo turno delle amministrative. L'effetto centripeto del maggioritario ha rimediato alla dispersione del proporzionale all'europea facendo convergere l'elettorato sui candidati Pd e Pdl. Negli stessi giorni due elezioni così lontane, Europa e Comuni, producono effetti contrapposti sul sistema partitico.

Ma è solo l'inizio. Adesso si profila l'incognita referendaria. La classe politica, da destra a sinistra, non ha mai amato la voce del popolo che grida «sì» o «no». Il referendum crea uno scontro troppo aspro col parlamento, che tipicamente procede secondo una logica molto più graduale e complessa. I primi, tiepidi entusiasmi per il «sì» si stanno rapidamente raffreddando. Sia Berlusconi che Franceschini, anche se in ottiche temporali differenti, sono troppo coinvolti nelle loro alleanze con Lega e Idv. Le situazioni sono diverse. La Lega ha ormai stabilito un rapporto organico col Pdl, è una forza stabile di governo: è riuscita a calamitare il consenso dei lavoratori, degli operai, delle fasce più deboli che tradizionalmente andavano a consolidare il voto della sinistra. Per il Pdl la Lega ha dunque una posizione insostituibile - persino nell'ottica di un referendum approvato che consentisse al solo Pdl, senza la Lega, di conquistare la maggioranza relativa alle elezioni politiche.

Anche per il Pd la situazione è analoga. Il raddoppio di consensi dell'Idv alle europee significa che il Pd non può più assumere un atteggiamento ostile verso Di Pietro. E' un grosso problema per il Pd: da solo ambisce a guidare l'opposizione, ma non può più farlo senza Di Pietro. Però Di Pietro non vuol più occupare l'ingrato ruolo di gregario di Franceschini. E poi i residuati della sinistra radicale, tanti voti «nomadi» che cercano di stanziarsi in qualche casa comune. Il parere contrario dell'Idv sul referendum diventa così una pressione sul Pd affinché si allinei sul «no». Ma a quel punto chi vincerebbe? Il Pd ostaggio dell'Idv o Di Pietro che riconosce, indirettamente, la leadership del Pd sull'intera opposizione? Insomma, anche a sinistra si configura uno scenario parallelo a quello della destra: senza la Lega e senza l'Idv, Pdl e Pd perdono la supremazia nel loro schieramento.

In quest'ottica destra e sinistra entrano nel secondo tempo della loro evoluzione. Dopo la fondazione dei due partiti unici, era rimasta in sospesa la definizione dei loro confini e delle loro alleanze. Pd e Pdl devono imparare a convivere con queste forze politiche, ma la via del referendum porta soltanto un conflitto senza vincitori. Per entrambe è difficile compattarsi in questo momento, perché le differenze, soprattutto tra Pd e Idv, restano profonde. Come dimostra il rapporto Pdl-Lega, pur nello specifico legame di fiducia personale tra Berlusconi e Bossi, la cooperazione vince sulla competizione. Perciò la vera sfida per Pd e Pdl, sul lungo periodo, sarà quella di riuscire ad integrare le formazioni minori nella loro orbita politica. Il risultato finale può essere una destra e una sinistra finalmente compatte internamente - la degna conclusione della lunga transizione italiana di cui, ancora una volta, i partiti restano i protagonisti.




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