freccia_long
Numero 323
del 18/07/2009
Fanatismo giustizialista PDF Stampa E-mail
! di Francesco Natale
[email protected]
  
lunedì 06 luglio 2009

Antonio Di Pietro ha pesantemente attaccato il presidente della Repubblica. Motivo di tale poco qualificabile presa di posizione, censurata immediatamente da Dario Franceschini, il nuovo ddl in materia di intercettazioni. Napolitano, a detta di Di Pietro, avrebbe usato una «piuma d'oca» per difendere la Costituzione dall'attacco di «un agguerrito manipolo di golpisti», i quali vorrebbero una legge che «consente di delinquere in libertà».

Estrapoliamo subito quanto si legge implicitamente tra le righe della sfuriata del leader dell'Idv: senza intercettazioni o, meglio, senza pubblicazione ad orologeria delle medesime, formalmente vietata dalla legge, i nostri magistrati non sono assolutamente in grado di lavorare. Parrebbe infatti che il lavoro, una volta svolto dal giudice istruttore, e oggi svolto dalla magistratura inquirente, si sia ridotto semplicemente alla costante e impenitente auscultazione di conversazioni private, manco si trattasse di servitù ficcanaso ed indisciplinata anziché di pubblici dipendenti al servizio dello Stato. Sembra di tornare agli «anni d'oro» del pentitismo, quando l'accorta gestione delle confessioni pilotate consentì di montare colossali processi farsa, quello ad Andreotti su tutti.

Stando alla vulgata dipietrista, la nostra magistratura non è assolutamente in grado di svolgere il proprio dovere in assenza di un apparato spionistico da romanzo di Tom Clancy o senza l'apporto, alla prova dei fatti risultato come minimo discutibile, dei cosiddetti «pentiti», troppe volte rivelatisi opportunisti millantatori. Benissimo. Prendiamo per buono quanto afferma Antonio Di Pietro e cominciamo a porci qualche domanda: quale è la giornata tipo di un Pm? Come si svolge in concreto il suo lavoro? A chi deve renderne conto? Di quali poteri effettivamente dispone? Quali sono i reati propri, ovvero quelli connessi alla sua pubblica funzione, che può eventualmente commettere? Oltre alle intercettazioni, quali sono gli strumenti - perché evidentemente ci sono - che la legge gli mette a disposizione per effettuare le indagini? A quali sanzioni va incontro qualora violi i diritti dell'imputato o della persona soggetta ad indagini? In quale modo chi veda eventualmente violati i suddetti diritti può ottenere riparazione o risarcimento? Perché - direte voi - porsi questa trafila di domande? Semplice. Perché in Italia, da quasi un ventennio, ogni categoria lavorativa «di alto profilo» è stata passata al setaccio, quindi al tritacarne e in ultimo all'alambicco, tranne la magistratura.

Stella e Rizzo hanno scritto tante mirabili pagine sulla cosiddetta «Casta», scoperchiando gli altarini di politici e amministratori vari, per poi tacere ossequiosamente di fronte alla magistratura. Perché? Oggi ministri come Renato Brunetta non esitano a rendere pubblico il proprio stipendio e quello dei propri collaboratori, nonché a denunciare le magagne che imperversano in primis nel proprio dicastero. Della magistratura non sappiamo praticamente nulla: Gip, Gup, Pm, Csm ci suonano come acronimi oscuri dei quali si sa solo che bisogna avere timore. Si presuppone, anzi, si pretende, che il cittadino nutra una fiducia illimitata e sacrale nei confronti di pubblici dipendenti che - bontà loro - non possono proprio lavorare se non registrano parola per parola le conversazioni diabetiche tra fidanzati, le transazioni commerciali al mercato ortofrutticolo o le liti condominiali tra Paperino e Anacleto Mitraglia. E se a dirlo è qualcuno che quel mestiere l'ha «brillantemente» svolto per decenni, ritagliandocisi pure una cospicua rendita di posizione politica, come fare a non crederci?

Oggi risulta vero più che mai l'antico brocardo latino di Giovenale: «Quis custodiet ipsos custodes?», ovvero: «Chi fa la guardia ai guardiani?» Bene. Grazie a Dio, di tale funzione si è riappropriato l'unico organo competente in quanto democraticamente voluto dai cittadini: il governo.




Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam.
  • Assicurarsi di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice di controllo, nel caso venga inserito un codice errato
  • Caratteri disponibili : 1000.
  • Per poter inviare il commento è necessario inserire un codice di sicurezza, indicato alla fine del modulo di invio, per prevenire problemi di SPAM
Nome o nickname
Titolo:
Commento:

caratteri disponibili
Inserisci il codice di sicurezza:* Code


 
Pros. >

governo.jpg
governo_berlusconi.jpg

forza_silvio.jpg




collabora.gif

VETRINA VIDEO


sottoscrivi RSS

Ragionpolitica, periodico on line
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore: Alessandro Gianmoena, Credits
© 2003-2009 Ragionpolitica Riproduzione riservata