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Numero 324
del 21/07/2009
Il centrodestra dà all'Italia un nuovo Stato PDF Stampa E-mail
! di Gabriele Cazzulini
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venerdì 17 luglio 2009

E' un momento di molteplici metamorfosi per lo Stato. Con la semplificazione degli Enti locali e la soppressione degli Enti inutili, con la lotta ai privilegi della «casta», il governo sta pilotando una radicale trasformazione dello Stato come non avveniva da decenni. E' una visione che supera i progetti dell'ingegneria costituzionale. E' la riforma che precede e rende possibile ogni altra riforma. Se lo Stato non funziona, non funzionano neppure i tentativi di migliorarne l'operatività in determinati settori.

La nuova fisionomia dello Stato è incentrata sul risparmio dei costi di funzionamento e specialmente sulla riduzione degli apparati che consumano risorse senza erogare servizi e utilità pubblica. Non è la retorica del buco sulla cinghia per stringere la spesa sociale in tempi di magra. E' una nuova architettura in linea con la missione dello Stato nel XXI secolo, emancipato in un duplice senso: dalle obliterate ideologie novecentesche che si appoggiavano proprio su uno Stato bulimico, tentacolare, ma anche pachidermico e dispersivo; ed emancipato anche dalla funzione assistenzialista in cui era stato riciclato per conservarne gli apparati di potere e così garantire rendite elettorali alle forze politiche che ne occupavano la cabina di regia. Non è neppure lo Stato snello così amato dai liberali, cioè lo Stato atrofizzato su compiti minimalisti. Come dimostra la crisi economica, i compiti dello Stato non possono ridursi a contemplare impassibile quanto succede nel mondo. Deve intervenire, per salvare e rilanciare. Serve uno Stato attivo, che protegga l'economia, ma al tempo stesso serve uno Stato protetto dalla tentazione di sostituirsi al mercato come unico regolatore economico.

Questo ragionamento sulla «taglia» dello Stato non assorbe quello sul contenuto. Quando si fa piazza pulita degli Enti inutili e quando si riduce il numero di consiglieri e assessori, allora si trasmette anche un messaggio politico. E' tramontata l'epoca dello Stato labirintico, con responsabilità polverizzate e perciò incapace sia di rispondere alle aspettative della società, sia di rendere conto dei suoi fallimenti. In questo processo la destra è la protagonista unica. Il messaggio è proprio questo: la destra sconfigge la sinistra proprio sul terreno dello statalismo, che è la sua linfa vitale, perchè ogni politica di sinistra è retta dal teorema dello statalismo. La politica di destra è enucleata nei valori e nel popolo, che passano attraverso lo Stato, ma non si fermano ad esso. La destra ha imparato a fare politica senza usare lo Stato come macchina di potere. C'è il popolo, c'è il leader, ci sono le elezioni e c'è lo Stato come luogo di proposizione e attuazione di politiche. Lo Stato non è più un dedalo di poteri e contropoteri che sovrastano e schiacciano il cittadino. Non è più il fine supremo, ma non è nemmeno un mezzo in mano a chiunque arrivi al potere. E' uno spazio comune, che va adattato alle esigenze della società che popola questo spazio.

Quindi cambia lo Stato ma nasce un nuovo concetto di pubblico, senza parassitismo, clientelismo, sperequazioni. Pubblico non è più sinonimo di benefici immeritati, di spartizioni occulte, di feudi personali. Pubblico vuol dire al servizio di un interesse generale, che sfonda le resistenze e le inerzie che conservano lo status quo. Anche il federalismo ha bisogno, per funzionare, di un'autorità centrale all'altezza del compito di supervisionare i soggetti locali. Infatti è arrivato il tempo di sfoltire le pletore di organismi para-locali e semi-pubblici che appesantiscono il nostro federalismo. Dopo tanti decenni di battaglie per il federalismo è giunto il tempo di vincere anche la battaglia per lo Stato che governa il federalismo.




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