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Numero 324
del 21/07/2009
La salute di un Papa PDF Stampa E-mail
! di Camillo Tarocci
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venerdì 17 luglio 2009

Il Papa scivola e si frattura un polso. Non è la notizia del secolo, e non varrebbe la pena dedicare un commento alla vicenda se essa non avesse sùbito suscitato, sui maggiori siti internet d'informazione nazionale, alcune maliziose supposizioni sullo stato di salute di Benedetto XVI. Per tutta la mattina di venerdì Repubblica.it l'ha messa sul misterioso, come se si trattasse dello sbarco notturno degli UFO in qualche remoto angolo del pianeta. Corriere.it, contrariamente a quanto dichiarato dal portavoce della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi («A seguito di una caduta nella propria camera, questa notte, il Santo Padre ha riportato una lieve frattura al polso destro»), ha scritto che «venerdì mattina il Papa aveva celebrato regolarmente messa e fatto colazione. Poi la caduta: dopo i controlli del cardiologo e del rianimatore personali, è stato accompagnato in auto nell'ospedale di Aosta». Insomma, forse anche a causa della scarsità di notizie che nel periodo estivo obbliga i giornali e le edizioni on line a fare i salti mortali per riempire le pagine cartacee e telematiche, si è voluto, seppur implicitamente, creare un piccolo caso, lasciar correre la fantasia per qualche ora, stuzzicare l'appetito dei lettori in un periodo in cui il gossip la fa da padrone. Fino a quando è stata pubblicata, nel pomeriggio, la foto del Papa che usciva sorridente e in piena forma - salvo l'ingessatura del polso destro - dall'ospedale di Aosta. Accompagnata, oltre che da un tranquillizzante bollettino medico, anche da un'Ansa in cui il cardinal Angelo Bagnasco, presidente della CEI, che aveva sentito telefonicamente Benedetto XVI pochi minuti prima dell'intervento al polso, parlava di un Papa «sereno e di ottimo umore».

Che il mondo dell'informazione si interessi della salute del pontefice è certamente cosa buona e giusta, tanto più che la vicenda ha sùbito messo in apprensione i cattolici italiani, che in poco tempo hanno potuto ricevere notizie sia attraverso i siti all news sia grazie alla dichiarazione di Padre Lombardi pubblicata su www.vatican.va. Per quanto concerne quest'ultimo aspetto, va aggiunto che è proprio vero che i tempi sono cambiati rispetto a quando la salute dei Papi era avvolta da una spessa coltre di silenzio da cui praticamente nulla filtrava, e le poche voci che arrivavano all'esterno delle mura vaticane erano quasi «rubate» grazie all'abilità di qualche bravo vaticanista. Da questo punto di vista, quella operata da Giovanni Paolo II è stata una vera e propria rivoluzione, che ha avuto il suo culmine negli ultimi anni di attività del grande pontefice polacco e poi, in modo ancor più accentuato, nelle sue ultime settimane di vita: momenti segnati da una sofferenza che Papa Wojtyla ha deciso di mostrare senza veli al mondo intero, per testimoniare in modo evidente il significato dell'esperienza cristiana della croce e dell'offerta del dolore al Crocifisso. Come non ricordare, a tal proposito, la splendida, drammatica e commovente immagine di Giovanni Paolo II ripreso di spalle mentre, abbracciando la croce, segue dalla sua cappella privata in Vaticano la celebrazione del Venerdì Santo al Colosseo! Mai nessun regista avrebbe potuto rendere in un film l'intensità, la densità, la potenza espressiva di quello che davvero accadeva nella realtà: la Via Crucis incarnata in un uomo, rilanciata in diretta mondiale come bruciante riproposizione del mistero cristiano culminante proprio nei giorni del triduo pasquale...

Occorre però rendersi conto - e qui torniamo alle riflessioni abbozzate all'inizio - che Benedetto XVI non è Giovanni Paolo II, non soltanto dal punto di vista fisico (Wojtyla era, oltre che un «atleta di Dio», anche un atleta tout court, a cui piaceva la canoa, lo sci, l'attività fisica in generale, mentre Ratzinger ha passato gran parte della sua vita, come si suol dire, «sui libri», rifuggendo lo sport - basta leggere, nella sua autobiografia, il modo in cui descrive le partite di calcio giocate in giovane età...), delle condizioni di salute (Giovanni Paolo II subì, nel 1981, l'attentato da cui uscì vivo per miracolo - nel vero senso della parola - ma che indebolì il suo fisico in maniera profonda, fino alla comparsa del Parkinson all'inizio degli anni '90, mentre Benedetto XVI gode di buona salute, anche se in passato ha accusato talvolta malori e svenimenti) e di carattere (tanto estroverso uno quanto timido l'altro). I due pontefici sono profondamente diversi anche e soprattutto riguardo al modo di porsi di fronte ai credenti e al mondo e di comunicare con loro: se Giovanni Paolo è stato - come detto - il Papa che ha «sfruttato» fino in fondo la potenza dell'immagine, del simbolo, del gesto (gli esempi si potrebbero sprecare), Benedetto XVI è il Papa che si serve della potenza della parola che colpisce, del ragionamento che scava in profondità, della teologia come elevatio mentis in Deum.

Sia chiaro: il messaggio, alla fine, è lo stesso. Ma è lo strumento usato che cambia radicalmente. Perciò è impensabile che, nel malaugurato caso di una futura malattia dell'attuale pontefice, si possa ripetere ciò che accadde con il suo predecessore, con un'attenzione mediatica che sfociò talvolta nella morbosità e nella curiosità fine a se stessa. La riservatezza di Benedetto XVI impedirà ogni genere di eccesso, pur garantendo, attraverso la Sala Stampa, una corretta e tempestiva informazione. Repubblica e Corriere se ne facciano una ragione. Per intanto, auguri di pronta guarigione, Santità.




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