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Numero 325
del 28/07/2009
Fenomenologia dell'«Altro» PDF Stampa E-mail
! di Raffaele Iannuzzi
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sabato 25 luglio 2009

Perché la sinistra è alla canna del gas, come abbiamo scritto un giorno sì e l'altro pure su Ragionpolitica.it? Semplice e difficile nello stesso tempo dirlo, una sciarada storica e culturale, ma, al fondo, quel che serve è un'indagine fenomenologica, fondata sugli effetti, e non eziologica, basata sulla ricerca delle cause, ormai assai difficilmente descrivibili con le categorie del nostro tempo. Ci vorrebbe una buona e ben dosata psico-politica, nel senso disciplinare del termine, non si tratta di disprezzo delle sinistre come tali, ma la questione è oggi quel che è, dunque, il metodo è imposto dall'oggetto. Ciò detto, due documenti illustrano lo stato dell'arte della sinistra: una surreale intervista di Renato Nicolini, oggi candidato escluso dalla corsa per la segreteria dei Democratici, ieri creatore delle estati romane all'insegna della cultura «alternativa»; un articolo di Piero Sansonetti, direttore de L'Altro, il quotidiano che ospita l'intervista sopra citata, che inneggia ad Obama, nuovo eroe di questa armata Brancaleone senza visione e cultura che oggi è la sinistra del movimento operaio che fu.

In ordine: Renato Nicolini. Il creativo sinistrorso pensa che le fusioni vadano a finire male, come se l'esperienza storica non l'avesse già sufficientemente decretato, e che, insomma, la fusione fredda tra Ds e Margherita proprio non funzioni: la somma è meno dell'attuale forza numerica attuale. Straordinario colpo analitico, non c'è che dire. Ma Nicolini insiste e si infila nel gorgo dei riferimenti culturali del Pd: l'«altra» America (quella di Sansonetti e dei berlingueriani orfani del Vate Rosso); i consigli di fabbrica anni '60 e '70; l'occupazione di Architettura del '63, che «chiedeva un'istruzione diversa (di che tipo?, ndr), migliore (cioè?, ndr); dulcis in fundo o in cauda venenum, a seconda dei punti di vista, il filosofo marxista eretico rispetto al materialismo dialettico, Galvano Della Volpe, nella fattispecie il suo concetto di «libertà comunista» (sic!). Ovvero, il peggior libro di Della Volpe, il «libro sbagliato», a detta del suo allievo più geniale, Lucio Colletti, e soprattutto roba da Jurassic Park: alla fine, il partito di lotta e di governo non riveduto e non corretto. Penoso.

Piero Sansonetti, che si autoproclama in pubblico (eravamo, ahinoi, presenti, vicini a lui, in quell'occasione), «molto di sinistra» (finezza del lessico neocomunista...), oggi vàgola in cerca di nuova aria per respirare. Va bene anche un Oreste Scalzone, pubblicato come un D'Annunzio rosso, sulle colonne del suo giornaletto dal titolo levinassiano, ma Barack Obama, originale intuizione, va anche meglio. Altro che i mollaccioni del Pd, controriformisti, brutti ceffi, questo afroamericano - in calo di consensi come non si era mai visto a meno di un anno dall'elezione, ma Sansonetti ha dimenticato l'inglese e non legge più i giornali americani, agenzie incluse a quanto pare - ci mette la faccia, sulla sanità, mica storie, poi ha azzerato, con mossa levantina, per mezzo di un decreto, il tetto ai superbonus dei supermanager, ma questa è un'altra storia, che c'entra? Trattasi sempre di uomo, nero, liberal, progressista e a favore dei poveri, sembra il bignamino delle «attese della povera gente» di lapiriana memoria: da Marx al libro Cuore, un bel progresso, non c'è che dire. Poi, Sansonetti non dimentica di avere avuto qualche frequentazione, tra un convegno e l'altro, della dialettica hegelo-marxista, e allora affonda il colpo, mettendo dentro tutto e il suo contrario: «Il fatto è che, a quanto pare, Barack Obama, che pure è un politico centrista e un uomo prudente, è però un riformista vero, è un tipo che non gli manca il coraggio. Ce ne servirebbero da noi di tipi così, non vi pare?». No, non ci pare, francamente, per le ragioni sopra addotte, mentre ci pare che, per un giornalista, la grammatica sia importante: si dice «un tipo al quale o a cui non manca il coraggio», non «che non gli manca il coraggio». La rivoluzione comincia dalla grammatica, compagno, poi si giungerà alla sintassi. Poi. Forse.




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