freccia_long
Numero 347
del 15/12/2009
Violenza contro le donne. Il mondo deve reagire PDF Stampa E-mail
! di Anna Bono
[email protected]
  
mercoledì 16 settembre 2009

Il 9 e 10 settembre si è svolta a Roma, alla Farnesina, la «Conferenza internazionale sulla violenza contro le donne», su iniziativa della Presidenza italiana del G8. «Vogliamo che tutto il mondo parli, si scandalizzi, reagisca», ha dichiarato il Ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna concludendo i lavori con un appello a elaborare una strategia comune per l'affermazione dei diritti delle donne. Intervenendo al summit, il Ministro degli affari esteri Franco Frattini ha sollecitato in particolare le Nazioni Unite a bandire le mutilazioni genitali femminili, definendole «una forma aberrante di violazione fisica del corpo femminile».

La conferenza era finita da poche ore quando, l'11 settembre, le agenzie di stampa hanno diffuso una notizia sconvolgente. In Yemen una bambina di 12 anni, dopo un travaglio durato tre giorni, è deceduta per un'emorragia nel dare alla luce il suo primogenito, nato morto. Un anno prima era stata tolta dalla scuola dai suoi genitori e costretta a sposarsi. Poi il 14 settembre l'agenzia di stampa AsiaNews rivelava che numerosi contadini dell'Uttar Pradesh, uno stato dell'India settentrionale, vendono mogli e figlie per saldare i debiti contratti con degli strozzini. Ne ricavano da 56 a 170 euro: più la donna è bella più il prezzo sale.

Per finire, il 15 settembre, in Italia, un immigrato marocchino ha accoltellato e ucciso la figlia Sanaa Dafani, di 18 anni, non potendo tollerare che convivesse con il fidanzato, un giovane italiano ferito pure lui nel tentativo di difenderla. Al di là che in tutti e tre i casi le vittime sono delle donne, ad accomunare i fatti avvenuti in Italia, India e Yemen è innanzi tutto la loro «ordinarietà».

Le spose bambine nel mondo sono oltre 60 milioni e le gravidanze precoci, dentro e fuori il matrimonio, costituiscono una delle maggiori minacce alla salute delle donne, soprattutto in Africa e in Asia. Quasi sempre, perlomeno in questi due continenti, le famiglie che combinano matrimoni infantili godono tuttavia della stima e della fiducia dei parenti e del vicinato perché è consuetudine farlo. Riduce il rischio che le piccole, crescendo, disonorino la famiglia con comportamenti trasgressivi e, se è previsto dalla tradizione il pagamento del prezzo della sposa, affretta il momento in cui esse rendono, arricchendo i genitori con il denaro sborsato dai pretendenti per averle: perciò un buon padre di famiglia provvede appena possibile a trovare marito alle proprie figlie.

Anche vendere mogli e figlie per pagare i debiti non è un comportamento insolito. Le autorità dell'Uttar Pradesh minimizzano, ma molte testimonianze le smentiscono: tra le altre, quella autorevole di Padre Anand, ex direttore della Vishwa Jyoti Communication, un'organizzazione impegnata nella difesa dei diritti umani, secondo cui il fenomeno si inserisce nel contesto di società patriarcali e maschiliste in cui, non solo in India, le donne sono considerate come oggetti di cui disporre a discrezione e che si possono vendere. Aiutarle a prendere coscienza del loro valore di persone - come spiega il vescovo di Jhansi, una cittadina dell'Uttar Pradesh - «è un lavoro duro che sfida tradizioni e abitudini sedimentate che sembrano incrollabili».

Una di queste è l'omicidio d'onore, la punizione estrema riservata a chi non rispetta la tradizione e l'autorità paterna: rientra, insieme alle percosse e ad altri castighi incluso l'impiego di acidi per sfigurare le donne disobbedienti, nelle istituzioni patriarcali di innumerevoli comunità presso le quali è talmente radicata la convinzione che un capo famiglia abbia il diritto, ma soprattutto il dovere, di salvaguardare a qualsiasi costo l'onore e gli interessi familiari da sopravvivere, come dimostra l'uccisione della povera Sanaa, all'integrazione in società che ormai quasi non ammettono nemmeno la più lieve delle punizioni fisiche inflitte a un bambino capriccioso.

Ancora più tenace è l'attaccamento alle mutilazioni genitali femminili, così diffuse persino in Italia tra gli immigrati da aver richiesto una legge per combatterle, varata nel dicembre del 2005. Si stima che nel mondo ogni giorno circa 6.000 bambine siano sottoposte a escissione o infibulazione. Quanto sia difficile estirpare questa istituzione lo dimostra l'Uganda, dove una proposta di legge in discussione da agosto in Parlamento per inasprire le sanzioni a chi le esegue e a chi le infligge alle figlie trova addirittura in una donna la portavoce di chi invece le difende: «È la nostra cultura e noi la perpetueremo - sostiene Agnes Suuto, membro di una delle etnie che praticano la mutilazione dei genitali femminili - molte di noi che l'hanno subita non rimpiangono nulla. Tante ragazze che l'hanno rifiutata, chiedono adesso segretamente di esservi sottoposte».

 

 




Commenti (3)
1. 18-09-2009 12:36
Dove sono le femministe?
La cosa tragica è che "intellettuali" (?) come Dacia Maraini giustificano questi delitti dicendo che un tempo in Sicilia era lo stesso. In Sicilia tutt'al più si obbligavano le donne al matrimonio riparatore; Sanaa invece è stata sgozzata in modo rituale, secondo la legge islamica. E' dimostrato che in Italia e in Europa, terre degli infedeli e del peccato, le donne islamiche vengono controllate e represse molto più che nei loro paesi d'origine. Infibulazione e velo sono aspetti di quella stessa "cultura" che tratta le donne come animali. Solo le donne potranno cambiare il mondo islamico, emancipandosi dalla schiavitù, ma vanno aiutate. E a questo punto dove sono le femministe? Non possiamo cambiare gli usi dell'Uttar Pradesh ma dobbiamo impedire che vengano importati ed applicati da noi con a scusa della "cultura" o peggio ancora della Sharia. Niente apartheid culturale: se non vogliono rispettare le nostre leggi che restino nei loro paesi. Al padre di Sanaa diano l'ergastolo - vero
Scritto da Marina Mascetti
2. 18-09-2009 11:03
SONO CON VOI, ma
Le inciviltà elencate sono orrende e vanno combattute con urgenza. Onore a voi che ne fate una ragione di lotta. 
 
Quello che vi chiedo e di non fare come fan tante: 
-uomini tutti persecutori 
-donne tutte vittime 
 
per una controinformazione doverosa: 
http://violenza-donne.blogspot.com/
Scritto da vins
3. 19-09-2009 19:29
rispettare chi ti da' da mangiare!
Arrivano in Italia che hanno fame e chiedono ospitalita': devono per questo rispettare le leggi italiane .Se pretendono di vivere col Corano che stiano a casa loro.
Scritto da ndro

Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam.
  • Assicurarsi di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice di controllo, nel caso venga inserito un codice errato
  • Caratteri disponibili : 1000.
  • Per poter inviare il commento è necessario inserire un codice di sicurezza, indicato alla fine del modulo di invio, per prevenire problemi di SPAM
Nome o nickname
Titolo:
Commento:

caratteri disponibili
Inserisci il codice di sicurezza:* Code


 
< Prec.   Pros. >


governo.jpg
governo_berlusconi.jpg


forza_silvio.jpg



collabora.gif

VETRINA VIDEO

sottoscrivi RSS

Ragionpolitica, periodico on line Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore editoriale: Alessandro Gianmoena, Direttore responsabile: Aurora Franceschelli, Redazione: Gianteo Bordero
Scrivi alla redazione © 2003-2009 Ragionpolitica Riproduzione riservata