Il vertice intergovernativo italo-russo svoltosi a Roma il 2 e 3 dicembre ha confermato l'ottimo stato dei rapporti economici, politici e culturali che intercorrono fra l'Italia e la Federazione Russa: una partnership sempre più stretta e complessa che oramai va ben oltre la semplice, anche se di vitale importanza, cooperazione energetica basata sul gas.
Che i rapporti fra Roma e la «Terza Roma» moscovita vadano a gonfie vele e costituiscano oramai un elemento stabile della politica estera italiana è testimoniato dall'aumento, nel 2008, dell'interscambio commerciale fra i due paesi, passato da 23,9 a 25,6 miliardi di euro, un dato significativo se pensiamo all'impatto della crisi sul commercio globale. Il vertice interministeriale italo-russo ha visto la firma di ben 19 accordi di cooperazione economica, energetica e culturale, il tutto alla presenza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e del presidente russo Medvedev, di 24 ministri dei rispettivi governi e dei principali esponenti del mondo imprenditoriale italiano e russo.
Per dare un idea dell'ampiezza di questo bilaterale italo-russo basti ricordare sinteticamente i principali accordi siglati:
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Via libera al progetto di gasdotto South Stream, che garantirà all'Europa l'approvigionamento di gas russo senza passare per l'instabile Ucraina. Italia e Russia hanno inoltre acconsentito all'ingresso nel progetto, fino ad ora italo-russo (Eni-Gazprom) della francese Edf, aumentando così la dimensione europea di South Stream.
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Accordo di collaborazione fra Alitalia e Aeroflot, che permetterà il code-sharing fra i voli delle due compagnie e faciliterà, intensificandoli, i collegamenti fra i due paesi.
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Sigla, da parte di Maire Tecnimont, di un contratto per la costruzione a Tobolsk, in Siberia, di un impianto per la deidrogenazione del propano, un contratto del valore di 650 milioni di euro.
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Accordo fra Finmeccanica e Russian Technologies per la realizzazione di sistemi civili di sicurezza.
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Accordo fra l'Enea e l'Agenzia russa per l'efficienza energetica per studiare energie alternative e nuove forme di efficienza energetica nei trasporti e nell'edilizia.
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Accordi con Finmeccanica per la costruzione di materiale ferroviario per la rete russa, la più estesa al mondo (dalla Cina all'Europa Orientale).
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Accordo fra l'amministrazione di San Pietroburgo, seconda città russa, e Ansaldo Breda per la costruzione di materiale per trasporto urbano.
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Accordo fra Confapi e la russa Opora (Associazione russa delle piccole e medie imprese) per stimolare il ruolo delle piccole e medie imprese, spesso trascurate in una realtà come la Russia, ancora condizionata da residui di mentalità sovietica.
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Accordo fra Intesa San Paolo e Veb (Vnesheconombank) per concessione di crediti alle piccole e medie imprese russe, passo necessario per favorire il rafforzamento della classe media russa.
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Accordi nel campo culturale e dell'istruzione, come l'accelerazione dei preparativi dell'Anno della cultura italiana in Russia e dell'Anno della cultura russa in Italia previsti nel 2011, e accordi sul riconoscimento reciproco dei titoli di studio.
Questo sintetico e non esaustivo promemoria dimostra come i rapporti fra Italia e Russia non possano essere ridotti all'amicizia personale fra i premier Berlusconi e Putin, né possano essere visti sotto l'esclusivo prisma delle politiche energetiche, con il corollario di certa cattiva informazione che parla di «rischio d dipendenza energetica dalla Russia», quando sono gli stessi russi ad essere sempre più dipendenti dagli investimenti esteri (italiani, tedeschi, francesi in primis) per modernizzare la loro economia e le loro infrastrutture. L'Italia - è il caso di dirlo, a scanso delle tante chiacchiere riguardanti la direzione della politica estera intrapresa da Berlusconi - è in prima linea nella grande sfida che l'Europa ha di fronte: ancorare ad essa l'immenso retroterra russo-siberiano, ricco di materie prime e parte di una sfera culturale, quella slavo-ortodossa, che è parte integrante della nostra civiltà.
Con questi accordi a tutto campo il nostro paese non solo si assicura, e assicura all'Europa, approvvigionamenti energetici sicuri e opportunità di investimenti, ma realizza anche un'importante missione storica: la modernizzazione della società russa, ancora influenzata da metodi e pratiche di derivazione sovietica che ne frenano lo sviluppo e la rinascita. L'auspicabile sviluppo della piccola e media impresa in Russia porterebbe a compimento quel processo di modernizzazione e di rafforzamento della società russa che, iniziato un secolo fa dal primo ministro zarista riformatore Pjotr Stolypin, assassinato da un sovversivo nel 1911, venne brutalmente interrotto dal bagno di sangue scatenato dal potere bolscevico, responsabile, fra il 1917 e i primi anni '30, dello sterminio di quell'embrione di classe media rappresentato dai kulaki, i «contadini medi» che tanto ostacolavano i piani di Lenin, Trockij e Stalin.
A vent'anni dal crollo del Muro di Berlino, e a quasi altrettanti dal collasso dell'URSS, c'è chi spende fiumi di retorica, magari per mascherare il fatto che all'epoca di quel Muro e di quel regime era un sostenitore, mentre c'è chi, come il nostro governo e i nostri imprenditori, si adopera attivamente per aiutare la crescita economica e lo sviluppo dei paesi dell'Europa Orientale e dell'ex-URSS.
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