Ora che il 2010 ha aperto i battenti, e che il mondo si è lasciato alle spalle un anno con più ombre che luci, all'orizzonte ci attendono nuove sfide: dall'escalation del terrorismo di matrice islamica, di fronte al quale sarà fondamentale adottare una politica ferma e risoluta, alla necessità di contenere i colpi di coda di una crisi economica che ha lasciato molti strascichi a livello internazionale; e ancora, dalla necessità di insistere sullo sviluppo di energie alternative al petrolio all'esigenza di porre in essere politiche di contenimento dell'immigrazione clandestina più coordinate a livello mondiale, capaci di accrescere la capacità di produrre ricchezza da parte dei paesi di provenienza dei flussi migratori.
L'Italia, da parte sua, ha dimostrato tutta la sua forza proprio in un momento di massima difficoltà. Il nostro Stivale, dimostrando una buona tenuta della crisi, ha già ripreso il suo cammino: certo le difficoltà ci sono state e ci saranno ancora, ma i segnali che giungono, anche da fonti internazionali quali la Commissione europea, l'agenzia di rating Moody's, ecc., lasciano presagire per l'Italia scenari più incoraggianti. Ma ciò che più conta, in questo momento, sono i dati reali, tangibili: basti osservare non solo i numeri forniti dall'Ocse, che a dicembre hanno collocato l'Italia per il terzo mese consecutivo al primo posto tra i Paesi dell'area che stanno uscendo dalla crisi, ma anche la situazione che si sta profilando in questi giorni sul fronte consumi, in cui si segnalano lunghe code nei pressi di negozi e outlet e il tutto esaurito nelle diverse destinazioni vacanziere, dalle stazioni sciistiche alle città d'arte. Per non parlare dell'aumento che hanno registrato, rispetto all'anno scorso, le spese alimentari per i festeggiamenti natalizi, che hanno fatto segnare un + 3,5%. Inoltre l'aumento tendenziale dell'inflazione in dicembre (che su base annuale, complice la crisi, ha fatto registrare una media che è la più bassa degli ultimi 50 anni) è un indice di ripresa dei consumi e delle attività economiche. Piccoli segnali che vanno ad alimentare la dose di ottimismo che le piccole e medie imprese italiane hanno mostrato nell'ambito di una ricerca condotta da Unioncamere. Se è vero, come sappiamo, che le Pmi rappresentano il vero polmone della nostra economia, non si può fare a meno di considerare attendibili le attese di chi, negli anni, ha costruito il proprio futuro sull'economia reale: secondo i dati che emergono dallo studio di Unioncamere, infatti, il 30% delle nostre piccole e medie imprese scommette su un anno di crescita, definendosi moderatamente ottimiste. Un terzo di esse crede di poter ottenere ottimi risultati sul fronte dell'export, a favore del quale hanno dichiarato di essere pronte ad investire in innovazione: e proprio per incentivare quest'ultima, motore di una maggiore competitività all'estero, il ministero dello Sviluppo ha appena firmato i contratti di innovazione, una formula studiata per liberare investimenti per una cifra che si aggira attorno ai 2 miliardi di euro, volta a stimolare la crescita della ricerca applicata e creare opportunità di lavoro per 30 mila ricercatori.
L'ottimismo che emana dal mondo delle imprese è la migliore cartina di tornasole del miglioramento dello stato di salute del nostro tessuto produttivo: significa che c'è più fiducia, una fiducia che pare anche contagiare i cittadini italiani, che possono godere, rispetto ai consumatori europei e non solo, di una sacca di risparmio accumulata pari a circa il 750% del proprio reddito annuale disponibile (nettamente superiore rispetto a paesi quali Usa, Gran Bretagna e Francia).
Ha ragione Papa Benedetto XVI quando dice, come ha fatto in occasione dell'Angelus di domenica 3 gennaio, che gli economisti, come gli astrologi, non sono la bussola. Ed è vero, come ha sottolineato il Papa, che «la nostra speranza non fa conto su improbabili pronostici e nemmeno sulle previsioni economiche, pur importanti», perché essa deve poter essere alimentata dalla forza di volontà degli uomini, dalle loro capacità, dal loro desiderio di mettersi in gioco e di rischiare, dalle loro scelte di responsabilità e di libertà. Ebbene, noi italiani hanno dimostrato come, proprio nei frangenti difficili, siamo un popolo solidale e responsabile, come è accaduto per il disastro dell'Aquila, un popolo capace di affrontare con sacrifici, stringendo i denti, una fase delicata come quella che è seguita allo scoppio della crisi.
Grazie anche ad una guida politica forte, ad uno Stato presente sul territorio, il nostro Paese si appresta ad affrontare il 2010 con più fiducia e ottimismo. Certo, ci attenderà un anno ancora molto duro, ma vi è la consapevolezza che il peggio è ormai alle spalle. Tra gli obiettivi che il Governo si pone, oltre alle riforme necessarie ad ammodernare meccanismi istituzionali non in grado di far fronte, con i loro tempi troppo lunghi, all'esigenza di decisioni più repentine, vi è anche quella di avviare una vera e propria svolta nella politica per il Meridione, premessa indispensabile per rilanciare l'intero Sistema Paese. Come ha riferito il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola, «il Sud è una priorità assoluta del Governo: tra qualche settimana l'Esecutivo presenterà il Piano Berlusconi per il Sud, che sarà impostato sul rilancio dell'impresa, del lavoro e dell'iniziativa dei cittadini meridionali, soprattutto verso le centinaia di migliaia di giovani diplomati e laureati costretti ad un'emigrazione di necessità che fiacca senza speranza il Mezzogiorno». Il 2010, dunque, si profila ricco di sfide nuove: il Governo Berlusconi ha il timone ben fermo, la rotta è quella giusta.
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