Quando si parla dell'impegno internazionale in Afghanistan si tende a mettere in risalto quasi esclusivamente l'aspetto militare, dimenticando quanto i governi occidentali fanno per la ricostruzione del paese. E' di questi giorni, ad esempio, la notizia che l'Italia ha approvato il finanziamento di un milione di euro a favore del National Institution Building Project (NIBP). Si tratta di un importante progetto guidato dalla Independent Administrative Reform and Civil Service Commission, l'autorità indipendente che dal 2002 è responsabile dell'implementazione del nuovo sistema amministrativo, con l'obiettivo di migliorare la capacità organizzativa dei ministeri e delle agenzie governative nazionali e locali (ottimizzando la gestione del budget, razionalizzando la struttura organizzativa e formando migliori impiegati statali), e di rafforzare le capacità dell'Afghanistan Civil Service Institute e del nuovo General Directorate of Projects Design and Management affinché possano gestire in maniera efficiente i programmi della IARCSC. Il NIBP, che si prevede costerà 115 milioni di dollari, dovrà ripartire dalle conclusioni di due progetti dell'UNDP, l'agenzia delle Nazioni Unite per i programmi di sviluppo, il Capacity for Afghan Public Services Project (il programma di affiancamento di personale esperto ai dipendenti dell'amministrazione pubblica afghana) ed il Civil Service Leadership Development (il programma di formazione degli alti funzionari), riunificandoli in modo da garantire un miglior coordinamento delle attività di «capacity building» a supporto delle amministrazioni centrali e periferiche.
Il nuovo progetto è solo l'ultimo di una serie di importantissimi programmi di sviluppo che la comunità internazionale, in collaborazione con il governo afghano, ha messo in piedi in questi anni allo scopo di dotare il paese di una macchina statale solida ed efficiente, migliorando ed aumentando la capacità del governo di Kabul di amministrare il paese. Una risposta concreta, dunque, alle richieste della popolazione afghana ed a quanti da tempo chiedono che venga migliorato il rapporto dell'amministrazione con i cittadini, troppo spesso vittime della corruzione dei funzionari e degli impiegati statali. E' esattamente questa, infatti, la ragione del contributo deciso dalla Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo della Farnesina, che si inserisce nel quadro delle azioni intraprese dal nostro ministero degli Affari Esteri a supporto del governo afghano per la ricostituzione della pubblica amministrazione, dei servizi al cittadino e del rafforzamento delle istituzioni a livello nazionale e locale. Un modo per contribuire al cosiddetto «civilian surge», finalizzato all'incremento del personale civile qualificato, da destinare presso enti pubblici e ministeri a livello centrale e periferico.
Come più volte sottolineato dal ministro Frattini, infatti, non basta aumentare la sicurezza dei cittadini, sempre più garantita grazie all'aumento delle truppe internazionali ed afghane impegnate in teatro; occorre anche, contemporaneamente, ricostruire gli apparati statali e garantire la loro efficienza nei confronti della popolazione, che deve percepire i benefici della rivoluzione in atto rispetto al passato. Solo coniugando lo sviluppo di sicurezza, equità sociale, economia e statualità sarà possibile restituire agli afghani una nazione moderna, finalmente rinnovata, libera dai Talebani e dalla cultura oscurantista che essi esprimono e di cui si nutrono. La libertà degli afghani ha bisogno di una maggiore presenza dello Stato, ma di uno Stato equo, efficiente, capace di dare risposte concrete alle esigenze della popolazione. Per questo la comunità internazionale ed il governo afghano stanno lavorando, ed il nostro paese contribuisce insieme agli altri per riportare la pace e la libertà nel «paese degli aquiloni».
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