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Numero 353
del 26/01/2010
Bersani e le riforme. Vorrei, ma non posso PDF Stampa E-mail
! di Gabriele Cazzulini
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sabato 23 gennaio 2010

Una virtù conclamata Bersani ce l'ha: trovare spettacolari metafore per dare un po' di colorito ai suoi pallidi ragionamenti. Quando si trattava di sondare il terreno per riforme concordate insieme alla maggioranza, subito Bersani ha tirato fuori la metafora dello tsunami per (s)parlare di leggi ad personam. Peccato che in quei giorni ad Haiti si sia scatenata la furia assassina del terremoto, che ha fatto riaffiorare l'altro tragico ricordo dello tsunami nell'Oceano Indiano del 2004. Non contento, Bersani deve essere andato al cinema ad ammirare Avatar di James Cameron. Detto, fatto: esibendosi da un palco amico, quello di Ballarò, il segretario-paroliere ha paragonato il dialogo sulle riforme proprio al capolavoro cinematografico. Dato che la politica non si nutre soltanto di pane e parole, nelle scie lessicali di Bersani emerge il pensiero dominante delle riforme, insieme ad un'evidente scontentezza per la propria incapacità di assumere una posizione univoca, oltre che intellegibile. Perché scomodare tsunami e mondi virtuali se non per segnalare il disagio - leggi crisi - del Pd riguardo al confronto sulle riforme? Allora dov'è l'epicentro di questo disagio? In differenti punti.

Il primo è il solito: stralciare la riforma della giustizia dal resto delle riforme. Così si blocca la principale iniziativa del governo e si continua a legittimare il vaghissimo sospetto che tra alcuni magistrati e alcuni politici di sinistra esista una leggerissima sintonia di interessi. Un sospetto veramente astratto. Chissà perché in tema di giustizia si è verificata una curiosa sostituzione in base alla quale le associazioni dei magistrati sono subentrate all'opposizione parlamentare. Alla faccia della rappresentanza! Forse è per questo che il Pd non può dialogare sulle riforme: i giudici hanno già detto «no». Insieme a Di Pietro - che disfa a piacimento l'alleanza col Pd non appena si apre una fessura di dialogo, per poi tornare a sorridere a Bersani non appena quella fessura si richiude.

Ma le riforme non sono soltanto la giustizia: ecco un altro punto di disaccordo del Pd e nel Pd. Il Pdl vuole un sistema di riforme. Il Pd ragiona per compartimenti stagni, abituato com'è alle divisioni. Perciò riesce a dividersi anche internamente tra un «no» integrale ad ogni riforma e un «sì» che però è così fragile perché schiacciato dal «no» su qualunque riforma della giustizia. Quanti paralogismi per decidersi se collaborare o non collaborare col governo!

Questione di tattica? No, per una volta tanto la variabile che decide tutto è ben visibile ed è composta da due parole: elezioni regionali. Altro che avatar e tsunami! Il binomio elezioni regionali, nel gergo politico del Pd, vuol dire soltanto tre lettere: Udc. Allora ecco che dall'eventuale asse con Casini può dipendere la nascita di una nuova opposizione che, nel gergo politico italiano, significa la nascita di una nuova formula di potere. Perciò è troppo rischioso e costoso impelagarsi, per il Pd, nel calderone delle riforme. C'è bisogno di rianimare in vista del voto regionale gli elettori sempre più delusi del Pd. Si deve capire chi saranno i candidati e da chi saranno sostenuti.

Riforme addio? Solo per la sinistra, che continua a dimostrare il suo anti-riformismo a favore del suo classico partitismo, cioè l'assoluta centralità del partito rispetto alla politica e alle politiche. E' il peso di una certa tradizione storica che è dura a morire. In pratica l'interesse nazionale, antica divinità della politica più nobile, è già sorpassato dagli interessi di potere e di partito. Appunto: a destra PP vuol dire Partito Popolare, a sinistra soltanto Potere e Partito. Riformismo di destra, partitismo di sinistra. Una è l'Italia reale, l'altra è quella virtuale - quella che vive solo nelle parole di Bersani.




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Commenti (1)
1. 25-01-2010 20:17
Accordi Pdl-Pd
Da diverse settimane il segretario del Pd Bersani annuncia di essere di essere disposto al dialogo sulle riforme con l'attuale maggioranza.Auguro al presidente del consiglio una buona guarigione.Ritengo equilibrata l'opinione del ministro Calderoli,che esprime una collaborazione da parte della Lega Nord.Spero che il Pd collabori seriamente anzichè parlare di leggi ad personam,per il bene del paese.
Scritto da Nobile

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