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L'America Latina ha vissuto negli ultimi mesi una fervente e concitata vita politica, laddove numerosi ed importanti appuntamenti elettorali si sono susseguiti nei principali paesi del subcontinente americano. Cile, Honduras, Uruguay, Bolivia hanno visto un cambio (e in alcuni casi una conferma) della propria dirigenza politica. A questi oggi si aggiunge un altro Paese, con una sua specifica: per la prima volta nella sua storia il Costa Rica vede una donna ottenere la presidenza del Paese.
Laura Chinchilla, politologa cinquantenne dalla grande personalità, ha ottenuto il 7 febbraio con il 46,77% delle preferenze la carica di presidente del proprio Paese, il Costa Rica. Essendo riuscita a ottenere la vittoria al primo turno, Laura Chinchilla ha stracciato i suoi antagonisti, quali Otton Solis (25,04% delle preferenze), esponente del centrosinistra, e Otto Gyuevara (20,96%) del partito del Movimento Libertario appartenente al ventaglio dei partiti di destra, nondimeno dichiarando pochi istanti dopo la conferma della propria vittoria che un dialogo costante tra tutte le parti politiche appare essere fondamentale per il bene del popolo costaricano. Promotrice di una continuità politica con il programma già avviato dal proprio mentore politico, l'ex presidente Oscar Arias, Laura Chinchilla ha fatto del miglioramento delle condizioni sanitarie, del sistema educativo, della sicurezza e della promozione del ruolo della donna nella società costaricana i propri cavalli di battaglia politici.
Non bisogna considerare la neo presidente Chinchilla un volto nuovo della politica costaricana. Già vicepresidente dell'uscente premier Oscar Arias, premio nobel per la pace nel 1987, nonché ministro di grazia e giustizia durante il governo Arias tra il 2006 e il 2010, la presidente Chinchilla nasce politicamente tra le fila socialdemocratiche e oggi incarna uno dei volti principali del Partito Liberale Nazionale del Costa Rica. Con una lunga esperienza professionale alle proprie spalle, Laura Chinchilla ha dimostrato grande capacità a livello internazionale, avendo lavorato sia per diversi organismi internazionali, ed in particolare per la Undp, così come partecipato ad importanti fora di dialogo, come il Comitato consultivo del Progetto di Società Civile e Pubblica Sicurezza del Washington Office in America Latina (WOLA) e il dialogo centramericano della Fondazione Arias per la Pace e il Progresso Umano e la Fondazione per la Pace e la Democrazia (FUNPADEM).
La neo-presidente Laura Chinchilla, inoltre, è stata a lungo apprezzata all'interno del panorama politico nazionale, quando nel periodo che va dal 1994 al 1998 ha assunto le cariche di viceministro prima e ministro poi del Dicastero di Pubblica Sicurezza, ruolo di grande spessore e responsabilità. Ha rivestito inoltre le cariche di Presidente del Centro Congiunto Antidroga, del Consiglio Nazionale della Migrazione, membro del Consiglio Nazionale sulle Droghe, del Consiglio Nazionale di Sicurezza e, infine, del Consiglio Accademico della Scuola Nazionale di Polizia. Del proprio credo religioso, quello cattolico, non è ha mai fatto mistero, anzi ha fatto proprie le battaglie contro l'aborto, il matrimonio tra persone del medesimo sesso e la c.d. «pillola del giorno dopo», sostenendo a pieno viso il più ampio sostegno per la classe religiosa locale nonché per il cattolicesimo quale religione di stato.
Rispetto alle altre figure femminili di spicco del panorama politico latinoamericano, Laura Chinchilla ha ottenuto una propria rispettabilità politica per i propri successi, senza esser stata presentata dal proprio marito, come avvenuto per Violeta Chamorro del Nicaragua nel 1990, la panamense Mireya Moscoso nel 1999 e infine l'argentina Cristina Fernández. Oggi la presidente Chinchilla dovrà confrontarsi con un importante predecessora, quale Michelle Bachelet del Cile, il cui modello di gestione statale costituisce una «good practice» del panorama politico latinoamericano.
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