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Numero 506
del 30/12/2012
L’Italia guiderà le Forze di Intervento Rapido della Nato PDF Stampa E-mail
! di Matteo Gualdi
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martedì 29 giugno 2010

Il XXI secolo è appena iniziato ma, nonostante grandi speranze, il mondo continua ad essere attraversato da numerosi conflitti. Tuttavia le minacce, dopo la caduta del muro di Berlino, sono molto cambiate così come sono cambiate le strategie di risposta a tali minacce. Le Forze armate di tutti i paesi hanno subìto negli ultimi anni una lenta ma profonda trasformazione, facilitata anche dall'impetuoso sviluppo tecnologico, e le strategie sono state riviste per corrispondere meglio alle nuove esigenze di sicurezza delle nazioni.

Una tendenza, in particolare, si è andata affermando nel corso degli scorsi anni, ed è quella di ridurre il numero di basi e personale dislocati nei paesi esteri puntando sulle migliorate capacità di dispiegamento nei teatri operativi. In un mondo sempre più globalizzato, infatti, la minaccia può arrivare in qualunque momento in qualunque paese, ed un esercito deve essere capace di intervenire senza necessariamente essere già schierato «in loco». Da parte sua, anche la Nato ha avvertito quest'esigenza e nel 2001 ha avviato il programma Nrf (Nato Response Force) perché, per dirlo con le parole del Generale James Jones, «la Nato avrà bisogno di forze agili a diversi livelli di Graduated Readiness che consentano all'Alleanza di affrontare qualunque minaccia sia in grado di materializzarsi nel XXI secolo». Oggi la Nrf è in grado di effettuare missioni ovunque nel mondo con tempi di rischiaramento di appena cinque giorni e con un'autonomia di trenta giorni senza rifornimenti esterni. Quello che davvero in pochi sanno, però, è che all'interno della Nrf opera anche un comando italiano, il Nrdc-Ita (Nato Rapid Deployable Corps - Italy) guidato dal Generale CA Gian Marco Chiarini. Proprio la scorsa settimana il Nrdc-Ita ha concluso una importante esercitazione che le consentirà il prossimo anno di assumere la responsabilità di impiego della Nrf.

Cosa significa lo ha spiegato a Ragionpolitica il Colonnello Francesco Cosimato, Chief Public Affairs Office dello Nrdc-Ita durante un'intervista telefonica: «In sostanza da gennaio a giugno del prossimo anno qualsiasi crisi dovesse scoppiare, se il Consiglio Atlantico decide l'impiego di Nrf il nostro comando ne assumerà la guida». D'altra parte la capacità operativa dimostrata durante l'esercitazione è davvero imponente: 2 divisioni italiane, 1 greca ed 1 inglese, per un totale di più di 1.500 uomini, rischierati a 1000 km di distanza dalle loro basi operative, grazie all'impiego di 4 navi, 6 aeromobili ed un numero imprecisato di treni. Ma naturalmente il trasporto è solo uno dei tanti aspetti della simulazione, dall'allestimento del campo, vera e propria città con tanto di quartieri, alla realizzazione di reti telematiche per 1500 utenti oltre a tutte le strutture per il funzionamento di una macchina così complessa in vista di improvvisi impegni operativi. Un'operazione in cui la dimensione militari è solo parziale, e che cura anche tutti i «risvolti sociali, etnici, politici, simulati chiamando specialisti ed esperti che fanno da political advisor alle forze militari». Perché un intervento in teatro operativo deve tenere in conto anche della necessità di coordinazione civile militare, l'interazione con l'Onu, le organizzazioni governative e le Ong, anche se la missione è sempre di tipo SaSE (Safe And Secure Environment). «Siamo consapevoli - ha sottolineato il Colonnello Cosimato - che la dimensione di sicurezza è una dimensione parziale», ed in effetti non ci sono solo scenari di war fighting negli impegni della Nrf, ma anche interventi umanitari, dal terremoto in Pakistan all'uragano Katrina, solo per fare alcuni esempi di come questo comando sia in grado di intervenire in tempi rapidissimi ovunque ve ne sia bisogno, non solo per garantire la sicurezza e la legalità ma anche per portare la pace.




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