In un contesto politico che, negli ultimi due anni, ha visto il Governo profondere tutte le sue energie non solo per risolvere le emergenze socio-economiche del Paese, ma anche per portare avanti alcune riforme strutturali per le sorti dell'Italia, c'è chi, come sappiamo, solo ed esclusivamente per coltivare la propria ambizione personale, si è messo a remare contro la maggioranza nelle cui fila era stato eletto nel 2008.
Ma gli italiani sono politicamente più maturi di quanto credano alcuni mestieranti della politica: essi non si fanno ingannare dall'ipocrisia di chi, a parole, facendo leva sulla propria arte dialettica, si mostra preoccupato del futuro del Paese e nei fatti sfodera tutte le armi tattiche possibili, riesumandole dai rottami della Prima Repubblica, per rovesciare una maggioranza democraticamente eletta che ha fondato la sua azione politica sulla cultura dei bisogni del suo popolo.
Ed è proprio per portare avanti una politica che metta in primo piano le esigenze dei cittadini che il Governo ha deciso di velocizzare l'iter che riguarda il federalismo fiscale, uno strumento, e non un fine, per consentire una sana gestione del denaro pubblico attraverso il riconoscimento di una leva fiscale più consistente a vantaggio delle comunità locali, che comporterà una loro maggiore responsabilizzazione e dunque un controllo locale più efficiente delle risorse a disposizione.
L'accelerazione del governo sul federalismo, che ha visto il Consiglio dei Ministri licenziare giovedì un unico provvedimento nel quale sono confluiti tre decreti delegati originariamente distinti - quello relativo all'autonomia impositiva delle Regioni, quello sui costi standard della sanità e quello sul Fisco provinciale - rappresenta un segnale forte da parte dell'Esecutivo, determinato più che mai a contrastare la politica delle chiacchiere evanescenti stringendo i tempi delle riforme. Tra le novità più importanti contenute nel provvedimento appena approvato dal Cdm vi è la possibilità, da parte delle Regioni, di godere di una maggiore capacità di manovra: esse da una parte avranno la facoltà di godere dell'applicazione di un'addizionale Irpef (contestualmente a una proporzionale riduzione delle aliquote di competenza statale in modo tale da non aumentare il peso fiscale), aumentandola con gradualità (dell'1,4% nel 2013, dell'1,8% nel 2014 e del 3% nel 2015) anche in base agli scaglioni di reddito e disponendo anche della facoltà di operare detrazioni in favore delle famiglie (una sorta sturt up del quoziente famigliare); dall'altra, solo nel caso in cui esse non applichino una maggiorazione dell'addizionale irpef superiore allo 0,5%, avranno la facoltà di diminuire l'Irap, sino ad azzerarla, (oggi è fissata al 3,95%). Non solo, ma si prevede anche la creazione di un fondo di solidarietà tra Regioni che verrà finanziato con la loro compartecipazione all'Iva a partire dal 2014. Inoltre l'Esecutivo ha previsto l'istituzione di un Fondo perequativo per comuni e province che sarà amministrato dalle Regioni. L'obiettivo che si propone la nuova fiscalità regionale, in sostanza, è quello sia di imporre una maggiore trasparenza nella gestione del denaro pubblico, rendendo visibili a tutti i cittadini le risorse amministrate dalle Regioni, sia di ridurre gli sprechi, liberando risorse che serviranno ad abbassare la pressione tributaria.
Se il federalismo è il primo provvedimento in agenda, che dovrebbe essere approvato definitivamente a dicembre o al massimo a marzo, presto si provvederà in modo spedito a mettere in pratica tutti i 5 punti programmatici su cui si è votata la fiducia in Parlamento: essi si sostanzieranno in disegni di legge da presentare in Consiglio dei Ministri sui temi di giustizia, sicurezza, Piano per il Sud e riforma tributaria.
Per quanto riguarda il testo dello schema di decreto legislativo sul federalismo fiscale approvato giovedì dal Consiglio dei Ministri, che verrà poi sottoposto alla Conferenza Stato-Regioni per poi ritornare in Cdm entro 60 giorni, non si può non sottolineare come i 27 articoli che lo compongano rappresentino, nel loro complesso, il risultato di un'operazione attenta, scrupolosa ed equilibrata da parte del Governo, il quale si è premurato di elaborare un testo che, in ultima istanza, punta ad unire il Paese, e non, come sostengono maliziosamente alcuni, a dividerlo. Il provvedimento, infatti, oltre a responsabilizzare le realtà territoriali nella gestione delle risorse, rafforza nella sostanza i principi della solidarietà e della perequazione tra di esse.
Quello che intende realizzare il Governo, dunque, è un federalismo solidale, sul solco di quanto tracciato da don Sturzo che, già ai suoi tempi, aveva intuito la necessità che le Regioni si dotassero di un sistema di finanza propria, pur in un contesto di solidarietà e di unità nazionale in cui, in caso di difficoltà, l'una avrebbe dovuto impegnarsi ad aiutare le altre e viceversa.
L'idea del Governo non è quella di passare da un sistema fondato sul centralismo statale a ad uno imperniato sul centralismo regionale, ma è quella di coniugare il principio assoluto dell'Unità nazionale con l'esigenza di valorizzare le specificità regionali attraverso un processo di responsabilizzazione nella gestione delle risorse che colpisca gli sprechi e le inefficienze, un sistema che, ahinoi, per troppo tempo ha soffocato il tessuto produttivo del Belpaese e la sua competitività nel mondo.
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