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Numero 401
del 25/12/2010
«Il Terzo Polo nasce già vecchio». Intervista all'on. Simone Baldelli PDF Stampa E-mail
! di Ylenia Citino
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venerdì 17 dicembre 2010

L'onorevole Simone Baldelli, 38 anni, è vicepresidente del gruppo del Popolo della Libertà alla Camera dei deputati. Con lui affrontiamo i temi dell'attualità politica, a partire dalla fiducia ottenuta martedì dal governo in entrambi i rami del parlamento e dalla nascita del cosiddetto «Terzo Polo» di Casini, Fini, Rutelli e Lombardo.

Onorevole Baldelli, dopo il voto di fiducia di martedì quali prospettive si aprono per il governo e per la maggioranza?

Il segnale politico è stato quello di una sconfitta di Gianfranco Fini, e di una vittoria numerica e politica di Berlusconi. Ora la prospettiva è quella di un ulteriore rafforzamento. La maggioranza moderata degli italiani ci è stata vicino e ha tirato un sospiro di sollievo al momento della proclamazione del risultato. Coloro che speravano nella fine di Berlusconi si sono dovuti ricredere. Ovviamente dal voto del 14 dicembre esce sconfitta anche l'ipotesi del governo tecnico. Chi pensava di assestare a Berlusconi il colpo di grazia con la mozione di sfiducia ha ancora una volta fatto male i suoi conti.

Come valuta la strategia adottata da Futuro e Libertà e dalle opposizioni e la risposta data dal presidente del Consiglio e dalla maggioranza?

La maggioranza ha risposto con i numeri, ma anche con estrema determinazione e risolutezza politica. Ascoltiamo e leggiamo da sedici anni che Berlusconi è un elemento passeggero e che sta per essere spazzato via dalla storia politica del nostro Paese, e sono sedici anni che invece continua a vincere battaglie. Inclusi i momenti difficili, come quello che abbiamo chiamato la «traversata nel deserto» dal '96 al 2001, la sua figura costituisce una costante nella storia politica del nostro Paese, così come è costante l'elemento del bipolarismo, che Berlusconi stesso ha di fatto creato.

Udc, Fli, Mpa e Api: nasce quello che probabilmente si chiamerà il «Polo della Nazione». Non è che per caso, dietro questa operazione che viene presentata da Casini, Fini e Rutelli come il tentativo di dar vita ad un'opposizione responsabile, si nasconde invece la volontà di creare un ulteriore «fronte antiberlusconiano»?

La volontà di costruire un'alternativa all'attuale bipolarismo è una cantilena vecchia, che rischia di riportare il nostro sistema politico indietro di vent'anni. Pensiamo alla legge elettorale: questa attuale permette di indicare programmi, alleati e premier. Cambiandola come vogliono i terzopolisti rischieremmo di tornare alla Prima Repubblica, con parlamentari eletti magari con le preferenze e governi che cambiano ogni sei mesi o poco più. La nascita di un Terzo Polo è un'operazione di aggregazione di interessi all'interno del Palazzo, ma contrasta con la richiesta di chiarezza e di coerenza che arriva dall'elettorato.

Francesco Rutelli dichiara: «Oggi nasce un nuovo polo e sembra robusto. È Berlusconi che ha più problemi di prima». Il premier replica che «dopo il voto di martedì l'ipotesi del Terzo Polo non ha più grandi prospettive». Secondo lei quanta forza e stabilità può avere questo eterogeneo schieramento?

Dal '93 ad oggi il meccanismo bipolare italiano si è andato consolidando. Paradossalmente il nostro bipolarismo è nato con Fini e Rutelli candidati contrapposti a Roma e con Berlusconi che scelse Fini, legittimandolo sul piano nazionale come uno dei leader di una destra moderna. Oggi lo stesso Fini è finito al centro insieme a Rutelli (sarebbe interessante rivedere oggi i filmati dei loro confronti televisivi di allora...), mentre Berlusconi guida il Paese. Credo che dopo il voto del 14 dicembre il bipolarismo possa essere rilanciato, mentre il centrismo fine a se stesso rischi di trasformarsi in una insalata mista di delusi senza meta. Lo stesso Di Pietro, infatti, sta cercando di cogliere questa tendenza, accelerando l'accordo nel centrosinistra.

I commentatori politici danno già per scontato che Casini sarà il leader del Terzo Polo. Come potrebbe reagire Fini, l'eterno secondo, nel triumvirato appena formatosi?

Siamo di fronte a tre leader in cerca d'autore, ciascuno dei quali sembra avere l'ambizione di diventare leader di qualcosa di più ampio del proprio piccolo partito. Ed è altrettanto evidente che nessuno vuole concedere spazio agli altri due. E' vero che Casini ha fatto per primo una scommessa terzopolista, quando Fini era ancora nel Pdl e Rutelli nel Pd. Per questo lo stesso Casini oggi potrebbe tranquillamente puntare ad allearsi con l'uno o con l'altro schieramento, mentre sia Rutelli che Fini potrebbero avere difficoltà allearsi con Berlusconi o con Bersani.

Il voto parlamentare del 14 ha sancito la sconfitta di Fini e del suo progetto di dar vita ad una destra alternativa a Berlusconi. Con la scelta di riposizionarsi al centro Fini sconfessa se stesso e la sua nota predilezione per un sistema bipolare. Crede che queste manovre in atto al centro possano mettere in pericolo l'attuale impronta bipolare del nostro sistema politico?

Il vero limite di oggi è quello di un bipolarismo che, specie a sinistra, ha avuto l'antiberlusconismo come elemento di fondo. Ho paura che anche questo Terzo Polo si regga su una scelta tattica che ha per collante l'antiberlusconismo più che con una vera comunanza di valori. Ovviamente si tratta di un antiberlusconismo diverso da quello viscerale della sinistra e più simile al sentimento personale di tre personaggi politici che considerano Berlusconi il tappo che ha impedito alle loro leadership di esplodere: nel caso di Fini e Casini nel centrodestra e nel caso di Rutelli, con la sconfitta del 2001, nel centrosinistra.




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