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Numero 409
del 20/02/2011
Firmato l’accordo di programma per la riconversione di Termini Imerese PDF Stampa E-mail
! di Alessandro Russo
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mercoledì 16 febbraio 2011

La firma dell'accordo per il rilancio di Termini Imerese è senza ombra di dubbio l'inizio di una nuova fase che sta vivendo il nostro paese. Per il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, «siamo partiti da un grande problema occupazionale e abbiamo lavorato con determinazione per creare le condizioni necessarie al rilancio di uno dei più importanti insediamenti produttivi del Mezzogiorno. In questo modo sarà possibile tutelare 1.500 occupati,  puntando a creare oltre 3.300 posti di lavoro una volta a regime. E' un segnale importante della vitalità del tessuto economico italiano e della capacità del governo Berlusconi di mettere a sistema le migliori forze del Paese».

L'intesa sottoscritta dal governo con Fiat, Regione Sicilia, Provincia di Palermo e Comune di Termini Imerese mette a disposizione 1,2 miliardi di euro, dove una parte rappresentano gli investimenti delle aziende che si insedieranno. Romani ha sottoposto ai sindacati l'accordo specificando che dal Ministero arriveranno 100 milioni di euro, 200 dalla Regione per la reindustrializzazione e 150 per infrastrutture.

E' quindi del tutto evidente che da quando Fiat ha smesso di vivere alle spalle dello Stato le cose cominciano a cambiare veramente. Marchionne, parlando ieri alla commissione attività produttive della Camera, ha spiegato che la casa torinese ha un progetto ambizioso che la spinge a restare nel Belpaese. «Se riusciamo a portare l'utilizzo degli impianti dall'attuale 40% all'80% siamo pronti ad aumentare i salari a livello di quelli tedeschi. E sarà possibile la partecipazione dei lavoratori agli utili dell'azienda», ha rimarcato Marchionne, continuando nell'analisi delle situazioni critiche ancora da definire. Nulla lasciato al caso e per nulla evasivo rispetto all'impegno assuntosi davanti non solo alle istituzioni, ma al paese intero. «Non ci renderemo complici del declino del paese andandocene», ha tenuto a sottolineare. L'dea di poter avere diverse sedi operative fra Piemonte e Centro Sud ci fa capire come consideri importante il patrimonio di conoscenze e competenze dei metalmeccanici italiani. Cuore in Italia. Testa a Detroit. E non poteva essere altrimenti.

Cisl, Uil e Ugl hanno accolto con favore sia l'evolversi del piano di Fiat sia la nuova chance per Termini Imerese. Determinati a sostenere la strategia che garantisce occupazione e prospettive per il futuro dei lavoratori degli stabilimenti. Interessati a cancellare quel deficit di produttività che ha influito negli anni anche sul mancato riassorbimento della forza lavoro esclusa dal processo produttivo. Che non ha trovato neppure sbocco nel settore dei servizi, come invece accadeva negli anni '80 o primi anni '90.

Spiace doverlo dire ancora, ma non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. Lo spiazzamento della Cgil è totale. Neanche la firma all'accordo di Termini Imerese pare soddisfarla. Quello che resta è solo l'evidenza dei fatti: aver definitivamente perso contatto con una parte dei lavoratori e smarrito la capacità di contenere le intemperanze della Fiom.

Non si capisce davvero cosa ci guadagni Susanna Camusso a presenziare i vari Palasharp e le piazze viola. Una volta i leader sindacali li trovavamo davanti ai cancelli, a presidiare le fabbriche, a parlare con chi dicevano di rappresentare. Ora ci si perde in un bagno di retorica, dimenticando che sono le proposte a contare davvero, sulle quali il confronto è d'obbligo; a nulla valgono i muri eretti in nome di una fantomatica classe operaia che va bene solo quando è da utilizzare per opporre veti sconsiderati. Non vorremmo arrivare a pensare che il no all'accordo in Fiat sia usato come cassa di risonanza nel paese e utilizzato come una clava per abbattere una parte politica.




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