freccia_long
Numero 418
del 26/04/2011
Ciancimino jr. agli arresti e la sinistra tace PDF Stampa E-mail
! di Francesco Natale
[email protected]
  
sabato 23 aprile 2011

Ciancimino Junior continua a fare notizia. Sono più di tre anni che il rampollo di don Vito Ciancimino, già sindaco di Palermo, già condannato per reati di mafia e assassinato infine con modalità chiaramente mafiose per ragioni mai acclarate, continua, dicevamo, a parlare e a far parlare di sé, propalando, opportunamente rateizzate, interpretazioni quantomeno ardite di documenti attinti col contagocce dall'apparentemente inestinguibile archivio paterno, nonché tessere e tesserine attinte da quel grande «puzzle» costituito dalle memorie familiari.

Certi il fenomeno Ciancimino Jr. nasce dalla convergenza di due interessi: l'interesse suo, di Ciancimino, a recuperare almeno in parte il cospicuo patrimonio familiare, sequestrato a suo tempo dalla magistratura perché giudicato come proveniente dal malaffare mafioso; recupero che poteva avvenire, almeno secondi i progetti del diretto interessato, diventando testimone prezioso e compiacente di alcuni inquirenti di spicco presso la procura di Palermo. Un testimone sempre più autorevole anche perché opportunamente valorizzato dal circuito mediatico armonicamente consonante con quegli inquirenti (certe puntate di «Anno Zero» restano a questo proposito esemplarmente memorabili...), e attraverso questa acquisita autorevolezza arrivare ad essere in grado di screditare o, come si dice in gergo, «mascariare» anche, perché no, gli stessi magistrati che avevano attentato al suo patrimonio familiare. L'altro interesse era quello di certuni inquirenti a veder corroborato da un tale testimone, con quel nome e quella drammatica storia familiare alle spalle, un certo teorema, in base al quale certi delitti di mafia con connotazioni stragiste fossero stati propedeutici alla nascita di un nuovo partito politico. Indovinate quale. 

Che l'incontrollabile logorrea di Ciancimino Jr. si prestasse adeguatamente alla bisogna c'è da dubitarne: egli infatti procedeva sistematicamente per allusioni oblique ed ambigue. Il suo era un lasciare intendere, magari quello che l'interlocutore desiderava, senza mai produrre prove documentali incontrovertibili del fantomatico «quarto livello», senza mai consentire di individuare la vera identità del fantomatico «Signor Franco» o del personaggio istituzionale «di altissimo livello» (sic) che, a suo dire, sarebbero stati i burattinai, i «pupari» delle collusioni fra mafia e «pezzi di Stato». Di testimoni del genere Giovanni Falcone era solito chiedere immediato rinvio a giudizio, in stato di detenzione cautelare, per reticenza, intralcio alla giustizia, falsa testimonianza e calunnia. Ma Falcone, ahimè, era morto da un pezzo e a Ciancimino fu concessa persino una robusta scorta di protezione, come meritava ovviamente il «custode» delle segrete e infami trattative fra istituzioni e criminalità organizzata. Per altro è singolare davvero questo accanimento su un teorema che deve essere inevitabilmente, si fa per dire, puntellato da un personaggio come Ciancimino e non si trovi invece alcun interesse ad approfondire gli eventuali retroscena di un fatto incontrovertibile e oggettivamente dimostrati quale quello rappresentato dalla disapplicazione dell'articolo 41-bis c.p. (ovvero quello che commina ai capi mafia irriducibili il carcere duro) all'epoca del governo Ciampi. Forse la ragione è quella enunciata dalla Senatrice Finocchiaro: poichè Ciampi (allora presidente del consiglio), Scalfaro (allora Presidente della Repubblica) e Conso (allora Ministro guardasigilli) sono «personaggi specchiati», se mai qualcosa di «oscuro» fosse accaduto sarebbe certamente da imputarsi a qualche altrettanto «oscuro» secondino. Ma in conclusione torniamo a Ciancimino Jr e alla sua ultima prodezza di cui parlano tutti i giornali.

Sembrerebbe, in questi casi il condizionale è sempre d'obbligo, che procedendo per la sua strada di rivelatore rateizzato Ciancimino abbia presentato un documento, ovvero un appunto redatto dal padre, ove vengono indicati come collusi col malaffare mafioso alcuni personaggi di terza o quarta fila...tutti tranne uno che invece è di primissima fila: l'ex capo della polizia e attuale capo dei «Servizi» Gianni di Gennaro. Un «boccone» decisamente troppo grosso per un peso-piuma come Ciancimino. Un «boccone» con spalle molto robuste e con aderenze, come direbbe Manzoni, «cospicue», in grado cioè di pretendere che su fatti i quali eventualmente toccassero la sua persona, venisse fatta immediata ed approfondita chiarezza; e parrebbe, usiamo sempre il condizionale, che dal «chiarimento» sia emerso che il nome di Di Gennaro non sia un autografo di Vito Ciancimino, il che per altro non avrebbe comunque significato moltissimo, ma sia una aggiunta di mano di Junior, cosa che invece significa moltissimo in termini di serietà e attendibilità di un testimone su cui si basano tre anni, tre di lavoro di taluni inquirenti, cui va dato atto, certamente, di avere disposto precipitosamente l'arresto del loro «pupillo». Ora si tratta di vedere se il faldone «Ciancimino Jr» andrà in discarica oppure se tale faldone, opportunamente sminuzzato passerà per opportuni crivelli, magari dalle parti della procura di Caltanisetta, in modo da separare il grano dal loglio, preservando così il frutto prezioso di tre anni di indefesso lavoro inquirente. Giulio Andreotti a questo proposito avrebbe qualcosa da dire, forse. Ma noi non vogliamo essere cinici come lui...




Condividi questo articolo



Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam.
  • Assicurarsi di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice di controllo, nel caso venga inserito un codice errato
  • Caratteri disponibili : 1000.
  • Per poter inviare il commento è necessario inserire un codice di sicurezza, indicato alla fine del modulo di invio, per prevenire problemi di SPAM
Nome o nickname
Titolo:
Commento:

caratteri disponibili
Inserisci il codice di sicurezza:* Code


 
Pros. >


fb_ok.jpg 
newsletter-new2.jpg

 

sottoscrivi RSS

Ragionpolitica, periodico on line Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
Scrivi alla redazione © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata