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Numero 424
del 31/05/2011
L'utopia di Pisapia PDF Stampa E-mail
! di F. N.
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giovedì 19 maggio 2011

Tanti, tantissimi sono gli interrogativi che emergono dalla disamina del programma di Giuliano Pisapia. Interrogativi che riguardano il futuro assetto del capoluogo meneghino e, soprattutto, l'aumento esponenziale della spesa corrente, che andrebbe direttamente ad incidere sul tenore di vita medio dei cittadini di Milano qualora a detto programma fosse data attuazione.Vediamo perché. Attualmente Milano è uno dei comuni con la minor pressione fiscale d'Italia. Merito certamente della laboriosità dei suoi cittadini, tale per cui nessun milanese pretende la «carità di Stato», ma anche della accorta amministrazione del denaro pubblico da parte della giunta Moratti che, congiuntamente a Provincia e Regione, ha responsabilizzato e ottimizzato la gestione degli uffici pubblici, aumentando ed espandendo le competenze della «forza lavoro» disponibile anziché lanciarsi in campagne populiste di assunzione di massa in stile Bassolino o Jervolino. L'attribuzione, ad esempio, di competenze di pubblica sicurezza alla polizia municipale ha contribuito da un lato ad aumentare la vivibilità di alcuni quartieri a rischio della città e dall'altro ha consentito di risparmiare sugli appalti alle agenzie di sicurezza privata.

Leggiamo uno dei punti cardine del programma di Pisapia: «La Polizia locale tornerà ad essere specializzata per le infrazioni ambientali, urbanistiche, nei cantieri, annonarie, da circolazione stradale: cancellazione delle ordinanze coprifuoco che svuotano strade e piazze e danneggiano le attività commerciali e la convivenza che è sinonimo di vita e non di buio e paura». Questo perché, attenzione, Milano, agli occhi di Pisapia, non ha un effettivo problema sicurezza, come del resto ogni metropoli, ma necessita invece della «attenuazione della percezione dell'insicurezza da parte dei cittadini milanesi», poiché «negli ultimi quindici anni molti soggetti politici e di governo locale hanno preferito alimentare la paura, piuttosto che operare per far sentire più sicuri i cittadini. E invece il sentimento di paura deve essere sconfitto: chi ha paura si blocca, non vede come si possa sconfiggere chi lo intimorisce, la paura innalza barriere nei confronti di chi appare diverso o straniero e impedisce il pieno riconoscimento del prossimo». Delle due l'una: o tutt'oggi esiste a Milano un tasso di criminalità fisiologico ma comunque da contrastare, e allora non si può parlare di «attenuare la percezione di insicurezza», quasi a sottintendere in maniera un pò meno che offensiva che i cittadini milanesi sono degli psicolabili visionari e paranoici i quali «percepiscono» pericoli inesistenti, oppure l'amministrazione Moratti ha lavorato egregiamente in termini di pubblica sicurezza, tanto che della criminalità da strada resta solo una tenue percezione, stavolta senza virgolette.

Altro punto programmatico controverso e meritevole di attentissimo esame da parte degli elettori riguarda la realizzazione del cosiddetto «Grande Centro culturale islamico»: «Riteniamo, ad esempio, che la realizzazione di un grande centro di cultura islamica che comprenda, oltre alla moschea, spazi di incontro e aggregazione, possa essere non solo l'esercizio di un diritto, ma anche una grande opportunità culturale per Milano». Non ci interessa entrare qui nel merito della supposta «grande opportunità per Milano». Più semplicemente, come si è chiesto il candidato prosindaco Matteo Salvini, poniamo una semplice domanda: dove? Se per ipotesi chiamassimo i cittadini milanesi a votare un referendum propositivo inerente alla collocazione del «Grande Centro culturale islamico», quanti aderirerebbero? Quanti accetterebbero di buon grado una moschea come «vicino di casa»? Quanti si contenderebbero con le unghie e coi denti la «grande opportunità»?

Ma l'aspetto che più di ogni altro colpisce del programma di Pisapia riguarda gli «sportelli», gli «incarichi» e gli «osservatori», o meglio il numero spropositato dei medesimi che il candidato di sinistra promette di aprire: lo «sportello dei diritti» in ogni quartiere, cui si collegherà un «sistema di controllo permanente» per valutarne la qualità; lo «sportello municipale orientato al trasferimento tecnologico da Università ed Enti di ricerca sul territorio», qualunque cosa ciò voglia dire; un altro «sportello municipale per favorire l'imprenditoria giovanile»; uno sportello per le assistenti familiari; istituzione del «Garante comunale dei diritti dei bambini e degli adolescenti»; «Osservatorio permanente criminalità diffusa» (!!!), ovvero «un ufficio che si occupi del sostegno ai cittadini vittime della criminalità, accompagnandoli in tutto il percorso legale e sociale, compreso il conforto solidale e psicologico». Ma la criminalità non era solo una «percezione» da «attenuare»?

Ora, tutto equo e solidale sulla carta, nulla da dire: ma, prescindendo dall'effettiva utilità e necessità di questi organismi, chi pagherà tutta questa pletora di futuri neoassunti destinati a gestire sportelli, enti di garanzia e controllo ed osservatori? In termini di liquidità reale quanto costa l'attuazione di tali provvedimenti? Il sospetto, legittimo, che si tratti di assunzioni di massa inutili e depauperanti per la cittadinanza, che si troverebbe in toto a pagarle di tasca propria, sorge spontaneo: è pertanto utile, senza incappare in pregiudiziali di sorta ma prestando doverosa attenzione ai tanti sinistri precedenti (dalla Liguria alla Puglia), capire se lo slancio solidaristico ed egalitaristico (concetto comunque diverso da «uguaglianza», sia chiaro) di Pisapia mira ad una reale politica sociale o si concretizza piuttosto nel dispendio forsennato di denaro pubblico (leggi: dei contribuenti) per il consolidamento di un consenso puramente ideologico e aprioristicamente antagonista rispetto al centrodestra.

In definitiva Giuliano Pisapia ha messo certamente le cose in chiaro, per quanti almeno sanno leggere il suo programma complessivamente e criticamente, sottolineando senza ombra di dubbio la propria alterità non solo politica ma anche «manageriale» rispetto a Letizia Moratti: ed è proprio su questa diversità che i cittadini saranno chiamati a pronunciarsi, nella prospettiva evidente che, qualora vincesse il candidato di «Sinistra, ecologia e libertà», l'attuazione, anche solo parziale, del suo programma aumenterà vertiginosamente la spesa corrente del comune di Milano, e che la cosiddetta «integrazione» non sarà più soggetta alla libera scelta del cittadino, ma quest'ultimo dovrà subirla a norma di legge. Un programma, quello di Pisapia, nel quale colpisce l'assenza di una critica netta, implacabile ed oggettiva di quanto svolto dalla giunta Moratti, e che pertanto, per assumere una propria tridimensionalità consistente, deve necessariamente fare proprie istanze tutt'altro che moderate e tutt'altro che necessarie per Milano.

 




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