Ormai è breve il conto alla rovescia per i ballottaggi e anche Napoli è in fibrillazione. I due candidati in lizza, Luigi De Magistris e Gianni Lettieri, si contendono nei faccia a faccia quotidiani la formula politica più convincente. Primeggiano le partecipazioni televisive. Da Canapea a In 1/2ora, da Ballarò fino all'ultimo incontro, il quinto in pochi giorni, a Porta a Porta su Raiuno. Perché ogni frase è preziosa per carpire la fiducia dell'elettore incerto. Ogni parola viene saggiata, calibrata, soppesata. Come in un difficile numero da giocoliere. Mentre la stampa nazionale si concentra solo su Milano, la città partenopea tenta di assestare il suo futuro, in questa gara contro il tempo che premierà il più meritevole. I terreni di scontro sono quelli di sempre: lotta agli sprechi, alla mala politica, alla gestione sbagliata del problema dei rifiuti. Perché ancora bruciano le ferite lasciate aperte dalla combinazione Iervolino-Bassolino. Spicca, fra tutte, il rosso dei conti pubblici: i conti di Palazzo San Giacomo, dai quali il sindaco uscente ha succhiato un ultimo saporito assaggio di 100 mila euro in spese di economato, prima di andar via. Vale a dire, penne, fogli e altro materiale di cancelleria per un Consiglio che di lì a poco non sarebbe stato più in carica. Un rosso che è stato mantenuto vivace dalla cattiva gestione finanziaria e dal sopraggiungere dell'emergenza rifiuti. Quest'ultima, del resto, aveva superato il suo momento critico solo grazie all'aiuto salvifico di Berlusconi e del commissario Bertolaso. Adesso, nel riacuirsi della crisi, anche per ragioni di strumentalizzazione elettorale, c'è chi propone come panacea di tutti i mali la raccolta differenziata. Un sistema, annuncia De Magistris, che consentirebbe di risolvere definitivamente il problema rifiuti «a costo zero». Non è che, per caso, si è fatto suggerire da Realfonzo, ex assessore al bilancio della giunta Iervolino, famoso per aver fatto arrivare a cifre astronomiche la Tarsu (tassa per la raccolta dei rifiuti, ndr.)? È chiaro che solo con tasse più alte sarebbe possibile implementare catene di raccolta differenziata che richiederebbero un investimento di almeno 90 milioni di euro, oltre che un impiego di 1600 persone da retribuire regolarmente. Anche gli impianti di compostaggio hanno un costo. I dipendenti hanno un costo. Gli investimenti in capitale umano e formazione hanno un costo, così come lo avrebbe l'opera di sensibilizzazione per indurre i cittadini napoletani a non mischiare rifiuti organici con carta, plastica con vetro. L'educazione civica sarebbe l'obiettivo più difficile da raggiungere e oggi la raccolta differenziata funziona solo in rarissime zone virtuose. Ci vorrebbero quattro anni. Nei tempi brevi, invece, ciò che può calmare l'emergenza è un percorso diretto verso la costruzione di nuovi termovalorizzatori, per far sì che il ciclo di smaltimento dei rifiuti sia interamente gestibile a livello regionale. Lettieri, quando parla di «legge obiettivo», guarda in faccia alla realtà. Non fa pura demagogia, lui, perché conosce i problemi veri. E la legge obiettivo, già sperimentata in città come Lecce, Catania o Catanzaro, è un modo efficace per raggranellare preziose risorse e rilanciare lo sviluppo urbano. Dal punto di vista politico, poi, non si può glissare sul rischio degli apparentamenti. Lettieri dice bene quando allude al pericolo delle alleanze politiche fragili, fatte con un mero intento elettorale. Comitati che promettono assessorati ai consiglieri non eletti. Se il centrodestra ha un elettorato coeso e «affezionato», il centrosinistra (e non è una novità) deve combattere contro le sue molteplici anime che si scatenano in svilenti lotte intestine. E scendere a patti con loro per non cadere nel nulla della frammentazione. Molti «bassoliniani» minacciano l'ammutinamento nei giorni del ballottaggio. I segretari locali del Pd, di Sel, di Federazione della Sinistra, e dei Verdi firmano un armistizio già traballante a causa della necessità di controfirma dei dirigenti nazionali del Pd, oltre che Vendola e Di Pietro. In caso di vincita del centrosinistra, dunque, il finale sarebbe noto. Dopo aver brindato alla vittoria, gomito a gomito, il giorno dopo scoppierebbe una rissa per le poltrone, facendo riaccendere tutti i rancori sopiti. E ancora una volta l'efficienza pubblica sarebbe la prima ad esserne pregiudicata. Perché per accontentare tutti si assisterebbe al tipico proliferare di assistenze e clientele, che non sono sconosciute al Mezzogiorno. Proprio De Magistris si fa promotore di un benefico repulisti tra le fila del comune dissestate. Parla di democrazia partecipativa, di dialogo fra le varie parti politiche, di democrazia dal basso. Ma poi, nei palazzi, si avvicendano riunioni su riunioni, per studiare l'architettura di un apparato in fase di raccolta di consensi e renderlo antisismico. Eppure, al di fuori delle logiche televisive o delle formule retoriche da campagna elettorale, i cittadini saranno gli unici a poter dire l'ultima parola. E lo faranno col voto del ballottaggio. Consegnando la loro amata città a quello schieramento politico che meglio paia in grado di assicurare una sana gestione dei problemi e un pronto recupero della stabilità finanziaria. Perché anche il votante più indeciso sa distinguere gli impegni veri dalle semplici promesse.
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