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Numero 427
del 17/06/2011
Correggiamo gli errori per ripartire con più forza PDF Stampa E-mail
! di Sandro Bondi
@ragionpolitica.it
  
mercoledì 01 giugno 2011

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Oggi si aprirà una riflessione all'interno del Popolo della libertà, a partire dall`Ufficio di presidenza che riunisce la classe dirigente nazionale del partito, sulle cause dei pessimi risultati elettorali ottenuti in questa tornata di elezioni amministrative. L'anima della democrazia è l'alternanza tra forze politiche diverse alla guida del governo centrale e delle amministrazioni locali. Ciò presuppone alternativamente il successo o la sconfitta delle forze politiche e delle coalizioni che si confrontano in occasione delle competizioni elettorali.

Per un partito politico, il responso negativo degli elettori in una consultazione elettorale non significa chiudere i battenti, mettere in liquidazione una storia o una tradizione, ma comporta fare i conti con la realtà, correggere gli eventuali errori compiuti, riflettere a fondo e individuare soluzioni convincenti ai problemi aperti. Gestire le sconfitte, evitando che si tramutino in disfatte rovinose, è il dovere di esponenti politici responsabili e lungimiranti. Oggi siamo tutti chiamati a questa prova. Le aggregazioni correntizie non servono a nulla. Servono singole personalità politiche capaci di riflessioni oneste, rigorose, disinteressate.

Se sapremo essere all'altezza di queste responsabilità, sapremo riprendere l'impegno politico al servizio del nostro paese più forti di prima. Per fortuna siamo stati sconfitti in elezioni amministrative e in vista delle prossime elezioni politiche potremo essere in grado di proporre al paese un progetto più forte e convincente di quello della sinistra. Il punto dal quale dobbiamo essere capaci subito di un cambiamento radicale è quello del nostro linguaggio e dei contenuti che lo sottendono. Abbiamo esibito in questa campagna elettorale un linguaggio che nulla ha a che fare con un'identità moderata, mentre i nostri avversari, rappresentanti di una sinistra estremista, paradossalmente hanno saputo incarnare un abito moderato e tranquillo.Nei confronti di un noto garantista come Pisapia, ad esempio, abbiamo rivolto l'arma del giustizialismo; nello stesso modo siamo riusciti a far diventare i figli dei magistrati, vittime del terrorismo rosso, paladini della sinistra.

Anche il nostro rapporto con il mondo cattolico è ambivalente: da una parte ci presentiamo come i principali interlocutori del mondo cattolico, ma poi sul piano dei contenuti e del linguaggio assumiamo posizioni radicali, come ad esempio nel campo della bioetica, che non corrispondono alla sensibilità prevalente degli stessi cattolici sul valore della vita. Come si vede la riflessione a cui siamo chiamati non è semplice e richiederà un lavoro su noi stessi molto difficile e faticoso.

 

Tratto da Il Foglio del 1 giugno 2011 




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