Se gettiamo velocemente lo sguardo sulle vicende che si sono succedute durante questo ultimo anno non può non sorgere il sospetto che alcuni episodi accaduti al nostro Paese siano legati tra loro da un filo molto sottile, che sembra far capo ad un disegno anti-italiano, ad un piano che vorrebbe il nostro Paese debole e vulnerabile sullo scacchiere internazionale: dai giudizi negativi e mistificanti di alcune agenzie di rating espressi sullo stato dell'economia italiana (vedi Standard&Poor's) e da testate giornalistiche estere come l'Economist, alle rivelazioni che il sito Wikileaks ha diffuso per screditare, agli occhi della platea mondiale, il nostro Paese, ed in particolare il suo Governo; per non parlare di tutto il fango mediatico-giudiziario che ogni giorno investe direttamente o indirettamente qualche membro del governo o dell'ultima sentenza Mondadori, volta ad indebolire il presidente del Consiglio.
In un contesto delicato come quello attuale, in cui la crisi sta investendo pesantemente il Vecchio Continente attraverso pericolosi attacchi speculativi, la sollevazione del «caso Tremonti» da parte di certa stampa allineata a sinistra, tesa a voler far credere ai mercati che il ministro dell'Economia, colui che ha contribuito a mantenere i conti in ordine, fosse in bilico in un contesto delicato in cui sta prendendo forma la manovra finanziaria, non ha fatto altro che fare il gioco degli speculatori, poiché il fattore psicologico dato da impressioni diffuse dai media, in economia, spesso è più influente dei dati della realtà.
In questo momento, proprio a causa dell'allarme mediatico fomentato da un'opposizione disfattista ed irresponsabile e da certi media, siamo finiti sotto l'assalto della speculazione. Dopo l'attacco dei fondi speculativi alla Borsa italiana della settimana scorsa e il raggiungimento del record di differenziale dei titoli pubblici italiani rispetto a quelli tedeschi da quando esiste l'euro, è arrivato anche il lunedì nero di Piazza Affari, che prosegue la tempesta di Borsa cominciata venerdì sotto l'onda d'urto del «caso Tremonti» e alla quale si aggiungono anche gli effetti negativi della sentenza sul contenzioso Mondadori.
In un quadro congiunturale che vede gli Stati Uniti in estrema difficoltà e con problemi di debito pubblico molto più rilevanti dei nostri - basti pensare che sabato Obama ha detto che gli Usa rischiano il primo fallimento della loro storia se i repubblicani non votano il rialzo del tetto del debito - l'Italia, sebbene sia riuscita a tenere ben salda la barra dei conti e possa contare su un sistema bancario solido, appare sotto assedio. Inserito in un'architettura comunitaria che non riesce a dotarsi di strumenti idonei ad acquisire la credibilità e la forza politica necessaria per assumere decisioni tempestive e utili a tutelare i paesi membri dai problemi legati al debito sovrano europeo, il nostro Paese, in questo momento, paga sia le incertezze di alcuni leader europei di fronte alla crisi greca, sia l'attacco di chi, da Oltreoceano, sta facendo pressione affinché il dollaro recuperi la sua posizione rispetto all'euro per risollevare un'economia dilaniata dalla crisi.
Di fronte a questi continui affondi da parte della speculazione internazionale è intervenuta a difendere l'Italia, e dunque l'Europa nel suo complesso, la Germania, che teme pesanti ripercussioni sulla zona Euro, dichiarando, per voce Steffen Seibert, portavoce di Angela Merkel, che «Il governo tedesco ha piena fiducia sul fatto che il governo italiano prenda le chiare decisioni necessarie per una manovra di austerity», aggiungendo poi come «le indiscrezioni che suggeriscono altro siano completamente infondate». Sul tema è intervenuta anche la stessa cancelliera tedesca, che si è detta «fiduciosa» sul fatto che l'Italia riesca a realizzare le riforme necessarie per ristabilire la fiducia nella zona euro, esprimendo «piena fiducia nel fatto che il governo italiano adotterà» una manovra che vada incontro alla necessità di «risparmio e consolidamento».
In un frangente così delicato come quello che si va delineando, in cui qualsiasi sparata mediatica può influenzare pesantemente il destino di un Paese e l'immagine di credibilità che esso può costruirsi a livello internazionale, è intervenuto anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale ha chiesto a tutti «uno sforzo comune» e «un impegno di coesione nazionale per affrontare e superare le difficili prove che sono all'ordine del giorno».
In questo momento l'Italia non può permettersi di perdere tempo dietro a posizioni ideologiche e a opposizioni strumentali e partigiane, alimentate unicamente dall'antiberlusconismo, ma ha il dovere, così come ha deciso il Governo, di approvare il prima possibile, attraverso una veloce tabella di marcia, la manovra finanziaria, e questo per dare un segnale di solidità ai mercati e per evitare che la speculazione sui nostri titoli del debito pubblico prenda il sopravvento. In questo quadro il monito di Napolitano, il suo appello alla coesione nazionale e alla responsabilità suona come un imperativo a cui l'opposizione non può sottrarsi. Ed in effetti, dopo aver abbaiato a più non posso, sembra che i leader dell'opposizione, resisi conto di aver rischiato di far superare al Paese il punto di non ritorno, abbiano deciso di «abbassare la cresta», indossando, almeno per una volta, i panni di chi è disponibile a collaborare, dicendosi disposti ad approvare la manovra di Tremonti. Speriamo che non facciano troppi ostruzionismi, visto che, nei giorni scorsi, Bersani proponeva addirittura di protrarre fino al 30 settembre la discussione parlamentare sulla manovra. Li vedremo alla prova dei fatti, sperando che, alla fine, prevalga la difesa dell'interesse nazionale.
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