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Numero 455
del 27/12/2011
L'amaro fiele dell'Aventino PDF Stampa E-mail
! di Francesco Natale
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venerdì 14 ottobre 2011

Da un pò di tempo in qua la cosiddetta opposizione pare si sia irrimediabilmente invaghita dei numeri e della numerologia: da Bersani a Casini passando per di Pietro sembrano tutti diventati degli esperti di Cabala o, più correttamente, di smorfia napoletana. Anziché proporre una visione ed un programma politico alternativo alla maggioranza di governo, come eleganza e senso del dovere imporrebbero, i capoccioni dell'opposizione passano le giornate a contare, numerare, etichettare, riordinare e quantizzare i membri del parlamento, alla costante ricerca di un inesistente teorema algebrico in base al quale sia dimostrabile che due più due faccia cinque. Ancora impregnati di quel vetero-marxismo (dal quale neppure Casini sembra oggi immune...) che impone la supremazia della teoria sulla realtà empirica ricorrono addirittura ad artifici da consiglio comunale pur di autoconvincersi che la loro idea, riassumibile nell'esausto motto del «passo indietro per il bene del paese», possa demiurgicamente alterare la realtà politica e, quindi, fattuale.

Il risultato conseguito venerdì dal Governo parla chiaro: 316 a 301. Ma, a voler essere puntigliosamente maligni, sarebbe più corretto dire 316 a zero. Questo in virtù di una ragione molto semplice: al fine di dare maggior corpo alla loro antipolitica indignazione, tanto vacua quanto immotivata poiché non ha alcun senso esigere le dimissioni di un governo che ha il sostanzioso appoggio delle Camere, le opposizioni hanno abbandonato l'aula durante la prima chiama per poi precipitosamente rientrare nel momento in cui è stato raggiunto il numero legale.

Ebbene, pare che nessuno abbia notato la differenza: tra l'emiciclo semivuoto e quello rapidamente ripopolato dopo l'Aventino più breve e ridicolo che la storia ricordi, non è risultato percepibile alcun segno tangibile di mutamento. Ergo, allo stato attuale delle cose, l'opposizione ha dimostrato una ed una sola cosa: la sua sostanziale inutilità. I suoi leader continuano a ripetere la solfa del «così non si può andare avanti», richiamano accorati la «responsabilità nazionale», Buttiglione, da Porta a Porta, fa suo il discorso che temporibus illis pronunciò Fausto Bertinotti, ovvero «alleanza strategica per battere le destre», pasticcio pasticciato che implica di per sé l'assenza di qualsivoglia alleanza politica e programmatica, quindi ben venga l'asse Vendola-Casini-Bersani, tre malassortiti moschettieri che poco si sopportano l'un l'altro già all'opposizione, figuriamoci nel contesto di un medesimo governo il quale, con tutta probabilità, avrebbe minor durata pure dell'odierno Aventino. Insistono inoltre sulla presunzione, sostanziata solo dai sondaggi di Pagnoncelli (no comment) che l'attuale governo «abbia una stentata maggioranza parlamentare ma non quella del paese», e su questa supposizione, priva di qualsivoglia elemento di seria valutazione politica, fondano la loro inutile azione: non una proposta, non un programma, non una leadership accreditata e alternativa. Il nulla insomma, che ha però la pretesa di spacciarsi come deus ex machina destinato a condurre il paese verso «sorti radiose e progressive».

In definitiva la maggioranza in parlamento c'è, i numeri per governare pure, le proposte sul piatto anche, dalla legge di stabilità al decreto sviluppo passando per il Ddl sulle intercettazioni, decreto che solo nella mente piena di nebbia monegasca del Presidente della Camera sarebbe «inutile» in questo momento. Di inutile, casomai, c'è solo l'opposizione, come i fatti odierni stanno a dimostrare, il cui logos completamente privo di contenuti politici, delinea chiaramente quale sia il suo obiettivo: sopravvivere a se stessa. A qualunque costo...




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