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Numero 457
del 07/01/2012
Come mai non è calato lo spread? PDF Stampa E-mail
! di Ilaria Bifarini
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venerdì 30 dicembre 2011

Nella conferenza stampa di giovedì Mario Monti ha annunciato l'inizio di una nuova fase chiamata «cresci Italia» in cui il governo si dedicherà ad emanare provvedimenti per stimolare la crescita economica del Paese. Il Pdl lo appoggerà per senso di responsabilità, considerata la circostanza economica molto critica.

Si pensava, però, che con il «governo dei professori» lo spread diminuisse, ma ciò non è avvenuto ed ora anche il quotidiano britannico Financial Times si pone qualche dubbio pubblicando un corsivo dal titolo «Col nuovo governo, Roma ancora in apnea». L'articolo dipinge scenari a tinte fosche per l’Italia e invita l’Europa a non lasciare isolato Monti. Tra una riga e l’altra del servizio, aleggia la domanda se davvero sia stato utile deporre Silvio Berlusconi. «Se i tassi restassero alti in una fase di contrazione dell’economia - avverte infatti il Ft - gli elettori inizierebbero a chiedersi a cosa sia servito il cambio di governo». A quel punto il risentimento verso l’esecutivo diventerebbe rancore nei confronti dell’Europa. 

«Uno dei Paesi più euroentusiasti potrebbe lentamente diventare euroscettico, e sarebbe un risultato disastroso».
 Immaginate tassi del 7% o più sui Btp e un calo del Pil «tre o quattro volte maggiore, secondo stime indipendenti», dello 0,5% previsto da Palazzo Chigi, che finirebbe per ingrossare le file dei disoccupati: cosa accadrebbe? «Il sostegno al governo potrebbe calare», è la risposta del tabloid britannico. In ogni caso, Monti avrà bisogno di un doppio supporto. Il primo dai partiti, che dovranno appoggiare in modo «inequivocabile le misure per la crescita senza curarsi del pressing di sindacati e dei gruppi di interesse»; l’altra dall’Europa che non mostrando «sufficiente determinazione» nel risolvere la crisi ha complicato il lavoro del premier. L’invito che il Financial Times rivolge al capo del governo tecnico italiano è quello di essere più audace ed osare di più: in effetti le misure introdotte dalla manovra Monti non sembrano molto ardite e benefiche per la ripresa del Paese.

Dal ripristino della tassa sulla prima casa (inasprita dall’aggiornamento delle rendite catastali), all’ulteriore aumento dell’accisa sul carburante che regala all’Italia l’infelice e indiscusso primato del gasolio più caro d’Europa, si vanno a colpire quei beni anelastici di cui, nonostante l’amaro rincaro, i cittadini non possono fare a meno. Nella stessa direzione va l’aumento della tassa sul tabacco sfuso e, nonostante il connotato manifestamente salutista, la preannunciata tassazione sull’alcol e il «cibo spazzatura», quello che in inglese si chiama jungle food, che i vari Mac Donald’s spesso offrono a prezzi bassissimi e rappresentano un pasto per più indigenti di ogni nazionalità. (Su quest’ultimo provvedimento sarà interessante vedere quali saranno i parametri biochimici adottati per discernere un cibo ipercalorico da uno spazzatura..).

Probabilmente anche il mondo della finanza di cui il Financial Times è espressione si aspettava dal governo dei tecnici interventi più mirati e innovativi, magari di rottura rispetto a certi cliché del passato. Nel discorso tenuto nella conferenza stampa di ieri, a tratti troppo accademico per la platea, Monti è stato un po’ generico nell’esporre le linee guida da adottare per la fase di rilancio dell’economia. Verrà fatta una riforma del mercato del lavoro, con l’obiettivo di facilitarne l’accesso da parte dei giovani, che però devono abbandonare l’idea del posto fisso e abituarsi al concetto moderno di flessibilità, e verranno adottate le tanto attese liberalizzazioni, senza entrare nel merito dei settori interessati.    

E lo spread tra Btp e Bund che non accenna a diminuire? Per Monti gli italiani non debbono sovrastimare gli andamenti del differenziale tra i titoli del nostro Paese e quelli tedeschi, di «non divinizzarlo quando scende e demonizzarlo quando sale». E dire che per gran parte dell'establishment politico ed economico tra cui la Marcegaglia e tutta la sinistra ritenevano che le dimissioni di Silvio Berlusconi avrebbero portato ad un assestamento dello spread sui titoli!




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