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Da circa un anno gli Atenei italiani si stanno misurando con l’attuazione di una delle più importanti realizzazioni del Governo Berlusconi, la riforma Gelmini, che rinnova profondamente il sistema accademico. Con l’insediamento dell’Esecutivo Monti Rettori e docenti temevano altre nuove modifiche, ma il neo ministro Francesco Profumo, a suo tempo uno dei consiglieri di Viale Trastevere, ha dichiarato che «quando si inizia un lavoro è indispensabile far funzionare quel che c'è. La riforma ha aspetti positivi e altri meno, ma questo Paese non può campare in eterno con rivoluzioni e fasi transitorie».
La legge 240 introduce numerose ed importanti novità. Dal punto di vista istituzionale razionalizza il sistema di governo delle Università: abolisce il bicameralismo perfetto esistente tra Senato accademico e Consiglio di Amministrazione (Cda), assegnando a quest’ultimo una golden share; introduce nel Cda una quota di membri esterni; rafforza il ruolo del Rettore; cancella le Facoltà e assegna le competenze didattiche ai Dipartimenti, finora responsabili della sola ricerca. Dalla lettura congiunta di queste misure si percepisce il tentativo di ridurre il peso delle corporazioni concentrando il potere al vertice.
Un capitolo importante è dedicato alla valorizzazione del merito: è previsto un nuovo Fondo destinato a premiare il merito degli studenti, mentre una quota crescente di risorse sarà distribuita alle Università in base alla valutazione (attualmente il 10% del Fondo di Finanziamento Ordinario). Vengono poi rivisti i meccanismi di reclutamento dei docenti: è reintrodotta l’abilitazione nazionale e creata la figura del ricercatore a tempo determinato con possibilità di promozione a professore associato (c.d. tenure track).
La riforma, che coltiva l’ambizione di mettere l’Italia al passo con l’Europa, prevede l'approvazione di almeno 47 decreti ministeriali e dei nuovi Statuti delle Università. Attualmente l’implementazione è in fieri. Profumo ha incontrato nei mesi scorsi i rappresentanti degli studenti, assicurando loro un pieno coinvolgimento nella fase attuativa. Il ministro ha dichiarato di essere contrario ad un aumento delle tasse universitarie e l’abolizione del valore legale della laurea, comparsa inizialmente nel decreto semplificazioni, è stata rinviata a data da destinarsi. Per quanto riguarda il capitolo spinoso dei fondi, ridotti dal precedente Esecutivo, nella Legge di Stabilità sono stati stanziati 300 milioni aggiuntivi per il 2012 e si prevede di aumentare le risorse per il diritto allo studio nel 2013. Il ministro Profumo vorrebbe anche rivedere il sistema generale di finanziamento, ma senza stravolgimenti immediati.
Il nostro Paese ha bisogno di giovani formati e capaci: se i dati ci dicono che un giovane su tre non studia né lavora, la colpa non è solo degli imprenditori o dei «bamboccioni». Come hanno evidenziato Alesina e Giavazzi sul Corsera, esiste anche una responsabilità del sistema formativo che porta ad un inserimento tardivo nel mondo occupazionale e crea inoltre l’illusione che «la laurea sia l'unica strada per trovare lavoro». Applicare la riforma Gelmini, quindi, non è solo opportuno, ma è soprattuto urgente per il Paese e le sue nuove generazioni.
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