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Numero 473
del 01/05/2012
La sinistra al bivio PDF Stampa E-mail
! di Alessandro Gianmoena
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martedì 27 marzo 2012

Siamo giunti al redde rationem per la sinistra italiana. Il vincolo ideologico dell'articolo 18 può essere finalmente superato rendendo meno rigido il mercato del lavoro, che fin dagli albori della Repubblica è stato influenzato troppo spesso da rigurgiti ideologici ed interessi corporativi. Negli anni '60, infatti, il cosidetto contropotere sindacale condizionò il potere politico, ed in particolar modo la sinistra, introducendo sia la tesi del salario come variabile indipendente dalla produttività sia il contratto unico di lavoro, che prescindeva dalle qualifiche professionali. La lotta della classe operaia, attraverso molte battaglie sindacali,  negli anni della Prima Repubblica venne strumentalizzata dal Pci come un mezzo per la conquista anticapitalista delle istituzioni democratiche del nostro Paese. In seguito, grazie ai cambiamenti del mondo avvenuti con la caduta del muro di Berlino e la discesa in campo di Silvio Berlusconi, che costituì un'alternativa liberale anticomunista, l'indole rivoluzionaria della contrapposizione di classe dei postcomunisti dovette scendere a compromessi con l'economia di mercato italiana che si apriva alla globalizzazione: la sinistra accettò il capitalismo interiorizzando il concetto di Rivoluzione.

Mantenne, in questo modo, un approccio ambiguo, rimanendo legata da un lato al conservatorismo ideologico di un sindacato classista come la Cgil e, dall'altro, adeguandosi al verbo della società globale, che imponeva minori costi di produzione ed un mercato del lavoro meno ingessato. Un esempio tipico di tale prassi politica furono le politiche del lavoro dei governi di sinistra, che preservarono i diritti della classe operaia delle grandi aziende ed al contempo crearono nuove formule contrattualistiche di lavoro, come i co.co.co., che acuirono le diseguaglianze tra la forza lavoro tutelata dai sindacati ed i precari, ossia le nuove generazioni che si inserivano nel mercato del lavoro.

Tale disparità si sovrappose ad un mercato del lavoro già ricco di disuguaglianze.  La lotta di classe e lo statalismo  nel nostro Paese hanno perso politicamente ma hanno vinto culturalmente e socialmente a tal punto che il dipendente pubblico e l'operaio tutelato dai sindacati sono divenute due categorie intoccabili e con maggiori tutele rispetto ai dipendenti delle piccole e medie imprese, cuore pulsante della nostra economia, ed ai giovani precari. E gli imprenditori? Per i dettami della cultura rivoluzionaria sono solo una corporazione, come lo sono i liberi professionisti.

In questi anni l'ambiguità politica della sinistra ha retto celandosi dietro l'antiberlusconismo, una cultura politica fondata sull'odio verso colui che ha incarnato ed incarna un modello sociale di benessere libero dalle maglie ideologiche di quella cultura statalista e rivoluzionaria che voleva condizionare lo sviluppo della società italiana. Ma l'odio è un sentimento e non un'alternativa politica, e quando viene declinato nel presente si trasforma in negazione della realtà.

Se vi è un male nella seconda Repubblica è, per l'appunto, l'abbandono, da parte della sinistra, di una proposta politica, un vuoto che essa ha colmato con il conservatorismo nei confronti di un modello sorpassato di società novecentesca, servendosi di un linguaggio politico che si è ridotto a parole vuote, adoperate come pietre contro l'avversario.

Oggi il Partito democratico è di fronte ad un bivio: imboccare la strada del riformismo slegandosi dal residuo conservatore della Cgil o mantenere l'ambiguità alla ricerca di un nuovo nemico politico sul quale autolegittimarsi. Ma la seconda scelta è alquanto improbabile poichè, come nel '94, sia la congiuntura internazionale dettata dalla crisi economica sia lo stesso Silvio Berlusconi, che attraverso il suo passo indietro ha tolto le parole alla polemica politica della sinistra, costringono quest'ultima ad abbandonare ogni residuo sociale, culturale nostalgico e conservatore.

Se le modifiche all'articolo 18 passeranno in tempi brevi evitando ogni possibile insabbiamento nell'iter parlamentare, cadrà un simbolo ideologico e l'onda lunga berlusconiana del '94 avrà compiuto un altro miracolo cambiando la sinistra e costringendola ad ancorarsi alla realtà dei bisogni e delle istanze del nostro sistema-Paese emarginando, così, quel sindacalismo ideologico che per tanti anni ha bloccato l'Italia.

 




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