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Numero 482
del 22/06/2012
L’Azerbaijan vittima di trame islamiste PDF Stampa E-mail
! di Ogmo
@ragionpolitica.it
  
sabato 16 giugno 2012

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Un gruppo islamista intendeva uccidere il presidente Aliyev. L’Azerbaijan, Stato dell'Asia sud-occidentale che confina con il Mar Caspio e ubicato fra la potenza russa e l'Iran, si trova in cima all'agenda di alcuni gruppi islamisti e coinvolto in tensioni crescenti con Teheran. Lo scorso 30 maggio, il Ministero per la Sicurezza Nazionale (MNS) di Baku ha riferito che, due settimane prima, è stato neutralizzato un gruppo armato di militanti islamisti sunniti che avevano pianificato di uccidere il presidente Ilham Aliyev, durante una sua visita nelle regioni nord-occidentali del Paese agli inizi di aprile, nonché di sferrare attacchi durante la competizione canora Eurovision. Fra gli obiettivi, vi erano anche alcuni alberghi, fra i quali l’Hilton-Baku e il Marriott-Absheron, oltre che talune organizzazioni deputate alla sicurezza.

I servizi speciali azeri hanno catturato 40 membri del gruppo, mentre il suo leader, Vugar Padarov, è rimasto ucciso nell'operazione. I sospetti sono stati trovati in possesso di armi e di esplosivi, ma anche di materiale propagandistico inneggiante al terrorismo e alla guerra santa. Non solo l'Iran, ma anche estremisti locali, hanno preso di mira l'evento di Eurovision nella capitale Baku, che ha attirato circa 5.000 turisti stranieri. Nella fattispecie, i media di Teheran hanno enfatizzato una dichiarazione provocatoria rilasciata dalla sedicente «Organizzazione dei Mujahedin Arabi». Risulta, tuttavia, improbabile una connessione fra l'Iran sciita e il gruppo terroristico sunnita: nonostante il deterioramento delle relazioni bilaterali, la Repubblica Islamica di norma non fornisce alcun sostegno ad organizzazioni sunnite anche se queste scelgono quale bersaglio il governo azero. Sembra anzi che i componenti della formazione terroristica fossero fondamentalisti locali con stretti legami con gruppi militanti del nord del Caucaso.

Le tensioni con l'Iran hanno radici profonde, mentre Mosca è sempre più lontana. Più del 90% della popolazione azera è di fede musulmana, e ciò nonostante il governo di Baku non ha nascosto la propria intenzione di far evolvere la società verso un modello più secolare, come è dimostrato dalla gara canora che è stata ospitata quest'anno dal Paese. Ma le frizioni con la teocrazia iraniana hanno ben altre radici e sono riconducibili ad altri fattori, in primis la crescente cooperazione militare fra l'Azerbaijan e Israele, ma anche l'approfondimento delle relazioni con l'Occidente.

L'Esecutivo del presidente Aliyev ha difeso strenuamente il proprio diritto di rafforzare i rapporti militari con Gerusalemme, anche attraverso il recente acquisto di armi israeliane per un valore di 1,6 miliardi di dollari. Non bisogna dimenticare, inoltre, che, con la chiusura delle linee di rifornimento che attraversano il Pakistan, la NATO si sta affidando in misura sempre maggiore alle basi azere per far giungere materiali ed equipaggiamenti ai contingenti in Afghanistan. La scorsa settimana, ad un alto esponente della gerarchia iraniana, parte dello stretto entourage dell'Ayatollah Ali Khamenei, è stato impedito di accedere all'aeroporto di Baku, con il successivo richiamo dei rispettivi ambasciatori. Incidenti del genere non sono nuovi.

Nel marzo scorso, le autorità azere avevano arrestato 22 persone sospettate di prendere parte ad un piano con una presunta regia iraniana, volto ad assassinare diplomatici statunitensi e israeliani e a colpire altri obiettivi nella capitale. Ufficialmente, la posizione dell’Azerbaijan sul contenzioso relativo al programma nucleare della Repubblica Islamica è di cauta neutralità. Ma, al di là dell'ufficialità diplomatica, le tensioni fra i due Paesi si riversano soprattutto sui 20 milioni di azeri che vivono in Iran, prevalentemente lungo il confine settentrionale, sui quali il regime sciita ha puntato per fomentare l'instabilità nel confronto con Baku. In particolare, gli iraniani stanno aggressivamente tentando di incidere sull’opinione pubblica nelle aree di frontiera, anche avvalendosi di programmi televisivi interamente in lingua azera.

L'avvicinamento con l'Occidente si riflette nondimeno sui rapporti con Mosca, dove si teme soprattutto l'avanzare dell'influenza americana nel Paese. Il Cremlino sta cercando di rinegoziare la concessione d'uso di una importante istallazione radar nella località di Gabala, utile per tracciare missili in una parte significativa del globo. Baku ha avanzato la richiesta di 300 milioni di dollari per i prossimi cinque anni, dagli attuali 7 milioni. Le autorità azere, intanto, stanno provando ad elevare il profilo internazionale del Paese Le autorità di Baku non stanno solo forzando una maggiore secolarizzazione del Paese, ma stanno anche tentando di rafforzare la sua proiezione internazionale, anche capitalizzando il seggio ottenuto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in linea con i propositi enunciati dallo stesso presidente Aliyev lo scorso 16 aprile.

Nel contempo, il governo azero sta cercando di accreditarsi anche come importante donatore internazionale. È recente un prestito azero di 300 milioni di euro alla Serbia per la realizzazione di 40 km di una autostrada che dovrebbe attraversare la Romania, il Montenegro, e l'Italia. La Serbia non è, peraltro, l'unica nazione balcanica dove si segnala un attivismo di Baku. Nel dicembre 2011, la Bosnia, con una popolazione a maggioranza musulmana e che gode di forti legami con la Turchia (alleata dell’Azerbaijan), ha ricevuto 404.564 euro per la costruzione di un «Ponte dell'Amicizia» che dovrebbe collegare i quartieri musulmani e quelli cristiani della capitale Sarajevo.

fonte Ogmo  




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