Adesso bisogna avere il coraggio di andare avanti. Con qualche modifica e sostanziali conferme rispetto alla bozza, il Governo, ha varato, dopo un Consiglio dei ministri durato quasi sette ore, il decreto legge sulla spending review.
Il risparmio stimato dalle misure previste dal decreto è di 26 miliardi di euro: 4,5 per quest'anno, 10,5 miliardi per il prossimo e ulteriori 11 per il 2014. Invariati rispetto alle previsioni i tagli ai trasferimenti dello Stato agli enti locali. Saranno ridotti di 700 milioni di euro per il 2012 (e di 1 miliardo a decorrere dall'anno 2013) i trasferimenti alle Regioni a statuto ordinario. Analoghe misure sono previste nei confronti dei Comuni e delle Province. Per i Comuni la riduzione è pari a 500 milioni di euro per il 2012 e 2 miliardi dal 2013. Per le Province, taglio dei trasferimenti di 500 milioni di euro per il 2012 e di 1 miliardo a partire dal 2013. Soprattutto, però, il decreto prevede anche la riduzione del numero delle Province.
Il decreto conferma il taglio alla spesa sanitaria e l’aumento dello sconto obbligatorio che le farmacie e le aziende farmaceutiche praticano nei confronti del Servizio Sanitario Nazionale. Salta, per ora, la chiusura dei piccoli ospedali. Sostanzialmente confermata, invece, la riduzione della pianta organica dello Stato.
Se considerassimo questo decreto come punto di arrivo, il giudizio non potrebbe che essere insufficiente. Come evidenziato a proposito delle bozze circolate in settimana, la spending review si caratterizza più per la riduzione delle spese che per il miglioramento dell’efficienza della macchina statale. Ma se interpretiamo il decreto come un punto di partenza per ulteriori misure da adottare da questo o dal prossimo governo, il giudizio diventa positivo. Si sdogana definitivamente il principio che lo Stato deve costare meno, che la spesa pubblica non può essere un pozzo senza fondo, dai confini indefiniti.
I tagli rimangono lineari, ma quanto meno, ad esempio, la ripartizione tra gli enti locali sarà determinata dalle rispettive Conferenze, considerando la virtuosità e gli eccessi di spesa di ciascun Ente rilevati dal Commissario straordinario per la spesa pubblica, Enrico Bondi.
Un ulteriore elemento fattore da considerare positivamente è l’approvazione del provvedimento in materia di revisione delle circoscrizioni giudiziarie che prevede la cancellazione di 37 tribunali, di 38 procure e di 220 sezioni distaccate in tutta Italia. A questa riorganizzazione si aggiunge quella degli uffici dei Giudici di Pace che ha già portato all'individuazione di 674 sedi che saranno soppresse. Il tutto comporterà risparmi di spesa, pari a circa 2.889.597 euro per il 2012, 17.337.581 l’anno successivo e 31.358.999 per il 2014. Una razionalizzazione, come ha riconosciuto lo stesso ministro Severino, frutto del lavoro del precedente governo.
Sarà interessante vedere come il Parlamento accoglierà le reazioni dei sindacati, che dimostrano ancora una volta di essere forze conservatrici, che annunciano barricate contro i tagli alla pianta organica statale. Come ha dichiarato la vicepresidente dei deputati del Pdl, Isabella Bertolini, «Il Governo Monti vada avanti e il Parlamento presenti solo proposte migliorative, ossia sul dove e come poter fare ulteriori tagli. Le tattiche dilatorie, i tentativi di rinvio e la difesa ad oltranza delle corporazioni della spesa e dello spreco non devono trovare ascolto nelle forze politiche responsabili. La macchina pubblica in tutte le sue articolazioni è pletorica, costosa e non risponde alle attuali esigenze del Paese. Per il Pdl la revisione della spesa, la riduzione degli organismi pubblici e degli sprechi dovrebbe essere il 'core business' del partito che si definisce liberaldemocratico. Lasciamo alla sinistra la difesa dei privilegi delle varie caste che pesano sulle tasche di tutti gli Italiani'».
Non tutte le misure previste dal Decreto sono condivisibili e non tutti gli obiettivi dichiarati sono stati raggiunti. Ma alcuni principi sono stati stabiliti e, soprattutto, alcuni nodi critici sono emersi. Occorre quindi proseguire su questa strada, ricordando che i tagli di oggi devono servire al rilancio dell’economia di domani, che la riduzione del peso della macchina statale deve essere finalizzata a migliorarne l’efficienza e a liberare energie soffocate del Paese, che i posti improduttivi si tramutino in occasioni di lavoro per i giovani.
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