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Numero 531
del 05/09/2013
Il laicismo e l'opportunismo politico di Vendola e Fini PDF Stampa E-mail
! di Francesco Natale
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lunedì 14 gennaio 2013

Assistere oggi ad un confronto tra Nichi Vendola e Gianfranco Fini (8 e Mezzo di Venerdì scorso) è esperienza ai limiti del surreale: c'è un qualcosa di quasi lisergico nel rilevare una identità di vedute e obiettivi pressoché micrometrica tra due soggetti politici una volta considerati come minimo antitetici. Sepolta l'ascia di guerra, e stiamo parlando di quella che appariva come una bipenne da barbari cimmeri affilata come un rasoio, i due sono passati con nonchalance assoluta al fioretto: e giù a macinare aria con reciproche attestazioni di stima, pacche sulle spalle e, soprattutto, evidente volontà reciproca di convergenza.

Entrambi rivendicano l'appartenenza a storia e cultura politica diversa, ma nulla di più: la declinazione del rispettivo certificato anagrafico-politico denota con evidenza ancora maggiore la sostanziale fungibilità dei due soggetti. Sono uguali. E il perché è presto spiegato: dicono le stesse cose cambiando al massimo la punteggiatura e l'ordine degli aggettivi. La transgenesi, come è evidente, riguarda sicuramente più Gianfranco Fini che Vendola, il quale dimostra, oggi come ieri, una totale coerenza narrativa.

E' tuttavia assai curioso riscontrare come il leader di FLI, nella sua vorticosa giravolta di gabbane, abbia completamente perso qualsivoglia identità politica e si metta a inseguire, sul suo stesso campo da gioco, il più improbabile degli ex avversari. FLI, infatti, nella figura del suo «leader» così come in quella di Benedetto della Vedova, quest'ultimo consigliere assai ascoltato da Mario Monti come riportano voci ufficiose, perora la causa delle unioni tra omosessuali, fa aperta professione di laicismo e non manca un colpo per criticare l'operato del Magistero, è favorevole alla concessione del voto agli immigrati (vecchio cavallo di Troia di Fini, per altro), persegue con tetragona solerzia ogni possibile «battaglia» cosiddetta «civile».

Accidenti! Ma è la versione alto-borghese di SEL! Ora, siccome nulla in politica si produce per caso, quale è la possibile ratio che sta dietro a questo inconsueto fenomeno di assimilazione trasversale? La questione è duplice. Per quanto riguarda FLI esiste un oggettivo problema di sussistenza: Fini ha clamorosamente perso la sua scommessa politica producendo un contenitore privo di qualsivoglia contenuto. Un contenitore, per altro, troppo piccolo per accogliere al suo interno i comunque troppo numerosi «volenterosi» della prima ora, come stanno a testimoniare le fuoriuscite eccellenti e i tagliati fuori (Bocchino su tutti, per citare il più famigerato...).

Finita l'onda lunga del tentato putsch ai danni del Cavaliere la totale assenza di un progetto politico alternativo al PDL ha disintegrato quel poco di appeal residuale che FLI poteva eventualmente avere: l'1.2% cui si attesta negli ultimi sondaggi è un de profundis conclamato per un «leader» abituato a viaggiare, ai tempi di AN, attorno al 12%. Urge porre rimedio, quindi. E poiché in nulla gioverebbe ai «futuristi» parlare oggi di economia, di politica estera, di finanza, di rilancio industriale (e chi li ascolterebbe?), resta una sola strada dialettica praticabile: quella dei cosiddetti «temi sensibili», da qualche in tempo in qua l'unico argomento in grado di suggestionare un minimo il qualunquista medio. Terreno arduo, tuttavia, perché altri concorrenti, ben più solidi e motivati, già da anni hanno intrapreso quella strada. Ma per Fini si tratta di ammanire questa minestra o consegnarsi all'oblio. Più complesso e stratificato il discorso su SEL.

Vendola teme, e con estrema ragione, di essere marginalizzato in tempo zero da un eventuale ticket post-elettorale Monti-Bersani: ridotto a portatore d'acqua, ovvero di voti, per poi essere incasellato in una nicchia, sterilizzato e messo in condizioni di non nuocere. Per evitare questo assai probabile scenario il governatore della Puglia ha una sola possibilità: stemperare il suo ferino antimontismo e cominciare tempestivamente a trattare con l'unica moneta di scambio che possiede, ovvero le famigerate «unioni civili».

A fronte dell'impegno convergente su una legge in materia sul modello francese (più, ovviamente, qualche fringe benefit collaterale: forse non un ministero, ma comunque qualche "seggiola importante"), Vendola potrebbe impegnarsi a «fare il buono», né più né meno di quanto fece Bertinotti quando fu eletto Presidente della Camera, sancendo così la fine prematura di Rifondazione Comunista. E ipotizzando che di un tale accordo si stia effettivamente discutendo nelle segrete stanze (Vendola ha un indubbio seguito, soprattutto al Sud), quale migliore interlocutore pro parte Montis dell'ex fascista oggi redento Gianfranco Fini? L'ipotesi, anche da un punto della pura rappresentazione, ha un suo indubbio fascino: i due ex barricaderi che si stringono la mano e consegnano l'accordo di non belligeranza nelle mani dei due consoli Monti e Bersani pronti a portare il paese verso mete radiose e progressive (soprattutto «progressive»...). Uno scenario tutt'altro che improbabile, a ben pensarci: sia perché garantirebbe la sopravvivenza di FLI e la non marginalizzazione di SEL, sia perché perfettamente rispondente all'attuale, imperante aplasia politica, ovvero alla mancanza di forma definita prima ancora che di identità che affligge la galassia della sinistra nel suo insieme così come i partiti/movimenti terzisti stile FLI o UDC. Permane un rischio non di poco conto, tuttavia, riguardo alla spregiudicata operazione: come reagirà di fronte a questo tipo di prospettiva un elettorato che oggi chiede disperatamente pane e che si vedrà anzi rifilare le pietre targate Vendola e Fini?




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Commenti (2)
1. 16-01-2013 22:08
Articolo molto fine, anche se forse alquanto affetto da postulati interpretativi.Comunque appare sostanzialmente condivisibile.
Scritto da na
2. 22-03-2013 20:08
OqZuigIHMmxsZpZkTZz
Il governo tenccio rappresenterebbe probabilmente il primo successo della campagna elettorale centrodestra. L'unico problema e8 il sistema elettorale che non prevede la preferenza dei candidati. Certo una soluzione potrebbe essere quella di fare ogni partito delle votazioni tra i propri sostenitori per stilare la lista dei candidati. Cosi chi non mettere0 in condizione la propria base di scegliere con un voto preelettorale la preferenza sui candidati si assumerebbe il relativo rischio di perdita di consensi.
Scritto da Nomalinge

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