La notizia assume connotati quasi surreali, tanto è inaudita: lunedì primo aprile, giorno di Pasquetta, Franck Talleu, dirigente scolastico francese, è stato sottoposto a fermo di polizia, interrogato per oltre un'ora, rilasciato dopo redazione di durissimo verbale e conseguente contestazione di illecito amministrativo al quale farà seguito un processo. In caso di condanna Talleu sarà costretto a liquidare una multa di entità ancora indefinita.
Che cosa ha fatto di così grave questo pericolosissimo nemico pubblico?
Semplice: si è recato con la famiglia a passeggiare nei Giardini del Lussemburgo indossando una felpa che riproduceva una famiglia stilizzata composta da madre, padre, due figli, ovvero il logo della «Manif pour tous», la manifestazione pacifica che ha visto sfilare circa un milione e mezzo di francesi contro l'approvazione della legge che consente il matrimonio omosessuale e la possibilità di adozione per le coppie gay (la famigerata legge Tubira, dal nome del ministro promotore).
Mentre monsieur Talleu e consorte stavano giocando con i propri figli i gendarmi a guardia del parco si sono avvicinati e lo hanno energicamente invitato a togliersi l'indumento o, comunque, a coprirlo poiché, testuali parole, «contrario ai buoni costumi e suscettibile di creare controversie disturbando così la quiete del luogo».
Di fronte alle comprensibili proteste dell'esterrefatto Talleu i gendarmi gli hanno intimato di chiarire la sua posizione (?!?) con il capoposto del presidio permanente di polizia attivo nel parco, il quale ha sottoposto il «delinquente» ad interrogatorio e ha subordinato il suo rilascio alla deposizione dello scandaloso indumento, ridimensionando l'originaria contestazione di reato (comportamento contrario al buon costume) in una più praticabile, processualmente parlando, «organizzazione di manifestazione in assenza di autorizzazione speciale».
Sembrerebbe davvero trattarsi di uno squallidissimo pesce d'aprile: invece è tutto vero.
Qualcuno potrebbe obiettare che si sia trattato solo di un deprecabile episodio di eccessivo rigore burocratico, ma in realtà questo episodio rappresenta la punta di un iceberg ideologico le cui reali dimensioni sono tutt'altro che sottovalutabili.
Talleu non le ha mandate a dire e in una intervista a Le Figaro ha così dichiarato: «Se il semplice disegno di una famiglia su una t-shirt è considerato contrario ai buoni costumi, cosa capiterà a una coppia che se ne va per strada tenendosi per mano con un paio di figli? Faranno un verbale anche a loro?». «Questa enorme farsa», ha proseguito Talleu, «è fonte di un sentimento di esasperazione che cresce di fronte all'impedimento sempre più marcato della libertà di espressione»; conclude così il reprobo: «Cari padri di famiglia, una nuova resistenza si annuncia: non quella dei combattimenti interminabili nelle trincee per difendere qualche metro di una patria da trasmettere ai figli, e nemmeno quella dei maquis (i partigiani antitedeschi della Seconda guerra mondiale) da cui si tornava qualche notte scura per abbracciare i nostri cari. No, la resistenza dei mesi a venire è quella dei parchi e dei luoghi pubblici, in famiglia, sotto braccio alla propria moglie, ostentando fieramente la nostra gioia (e le nostre magliette) di vivere un matrimonio felice».
Ora, al di là della situazione davvero kafkiana nella quale si è trovato coinvolto Talleu, sorge spontanea una riflessione: siamo stati abituati da anni di «gay pride» a vedere vituperata la religione in ogni modo possibile ed immaginabile, con drag queen, transgender e «popolo arcobaleno» travestiti da papi, suore e cardinali, impegnati a scimmiottare gesti, liturgie e tradizioni in segno di «protesta». Siamo ormai abituati a vedere le «nuove leve» che sfoggiano T-Shirt inneggianti a droga, assassini di massa o seriali, narcotrafficanti. La degenerazione di linguaggi e comportamenti all'interno di quella che pure qualche quotidiano nostrano si ostina a definire «società civile» è semplicemente abominevole. Plotoni affiancati in stile sovietico di politologi, sociologi, «esperti» di varia natura, psicanalisti d'assalto e sicofanti d'accatto hanno pontificato e pontificano sulla legittimità intrinseca che ammanta le azioni di «manifestanti» ed «attivisti» che devastano i centri delle città col pretesto del «fine più alto», il quale, a quanto pare, giustifica ogni forma di violenza contro cose e persone, ma un semplice ed innocuo padre di famiglia che gioca con la prole in un parco risulta così insanamente intollerabile da attivare addirittura la forza pubblica, alla quale con tutta evidenza avranno pure fornito un addestramento eccellente come da transalpina tradizione, ma chi di dovere si è dimenticato di spiegare come funzionino i processi sinaptici elementari, tanto da far presumere che a tutela della sicurezza e del quieto vivere della cittadinanza parigina sia indispensabile una robusta perizia neurologica nei confronti di questo inusuale (per usare un eufemismo) nuovo «comitato di salute pubblica».
Ma oltre alla questione strettamente e direttamente di merito, ovvero quella che riguarda il diritto alla libera espressione, il quale non può né deve essere univocamente interpretabile a favore di una lobby, quella LGBT nella fattispecie, e contro una specifica categoria, cioè quella delle famiglie naturali, esiste una più sottile e perniciosa questione di carattere squisitamente politico: l'indice di gradimento di Hollande è al minimo storico. Dopo l'exploit elettorale i sondaggi a suo favore sono colati a picco, complici una percepibile inconsistenza del nuovo Presidente che contrariamente ai proclami iniziali non è riuscito a svincolare la Francia dal giogo della Merkel, scelte di politica fiscale al limite del delirio (tanto da trovarsi contro in un battibaleno vere e proprie leggende del jet set francese, da Depardieu alla Bardot), la pesante zavorra imposta al suo esecutivo sia dalle componenti di sinistra oltranzista che da quelle più marcatamente neogiacobine di area massonica (le quali storicamente, al di là delle apparenti divergenze, sono sempre andate a braccetto. Specialmente in Francia, fin dai tempi di Giscard d'Estaing e Mitterand).
Il numero di «marchette» post elettorali che Hollande deve in qualche modo onorare (e la legge Tubira rientra tra queste), quindi, risulta non solo smisurato, ma anche profondamente avulso dal comune sentire dei Francesi, tanto da aver generato una comprensibile insofferenza trasversale nei suoi confronti. Un oggettivo pericolo per la residuale autorevolezza politica del Presidente alla quale, per traballare ulteriormente, mancava giusto il vero e unico «miracolo» che Hollande, socialista assai poco moderato, ha compiuto: ricompattare nel volgere di pochi mesi l'elettorato cattolico e moderato francese, da diversi anni frammentato e nebulizzato.
Quando si dice: «l'eterogenesi dei fini»...
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