Bambini che giocano, che saltano, che si rincorrono, che ridono; è un’immagine che la nostra mente collega subito ad un parco di divertimenti, ad una ludoteca e invece no, ciò può avvenire anche in un museo. Il Museo è da sempre inteso come un’istituzione volta a tutelare e a conservare il patrimonio artistico, mentre nei paesi angloamericani già dal 1899 si guarda all’importanza anche della fruizione pubblica, in particolare all’aspetto didattico della popolazione infantile. In quel periodo a Brooklyn è istituito il primo museo per bambini.
L’autoreferenzialità delle istituzioni museali è un problema presente in Italia, l’opera d’arte «parla da sola», non dialoga con l’esterno; ma assume una posizione distante, lontana dalla realtà del mondo dell’infanzia.
Si pone la necessità di sviluppare un nuovo concetto di apprendimento museale, che prepari preventivamente il bambino alla visita museale. L’esperienza didattica si arricchisce e si fissa nella mente del bambino attraverso iniziative stimolanti e coinvolgenti: laboratori artistici che permettano ai fruitori di imparare giocando, con materiali semplici, plasmabili e di facile reperibilità.
Sul territorio nazionale si incontrano iniziative rivolte alle famiglie o a scuole elementari e medie, tuttavia le adesioni risultano scarse e non c’è una buona distribuzione pubblicitaria, dei vari eventi in programmazione per i più piccoli, così che domanda e offerta non riescono a trovare un punto d’incontro.
I musei che si occupano di didattica non sposano operazioni di marketing sufficienti a richiamare un ampio bacino di utenti, inoltre le periferie restano spesso al di fuori di queste iniziative, circondate dai «nuovi giganti di cemento», i centri commerciali, che se da un lato agevolano l’incontro tra famiglie e bambini spesso annullano la loro fantasia e il loro libero pensiero.
Un’altra mancanza delle istituzioni museali è forse l’eccessiva rigidità dello spazio espositivo, le opere vengono esposte al pubblico infantile ma non dialogano con esso, anzi alone austero, severo, non suscita un interesse gioioso e giocoso.
La crescita culturale del mondo infantile andrebbe stimolata attraverso progetti didattici ed educativi che risveglino nel bambino un interesse per l’arte a tutto tondo, andando a stimolare la naturale curiosità innata. Di ciò gioverebbe soprattutto il nostro patrimonio culturale, rinutrito da una nuova linfa gaia e vitale.
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