Il fatto che il comunismo sia meno odiato del nazismo è un brutto, bruttissimo segno. E nello stesso tempo è sinistramente illuminante, perché getta un po' di luce sul lato oscuro della natura umana, e spiega perché siano state possibili cose spaventose come i lager e i gulag.
Brutto segno, e ancor più se si corregge l'assunto di partenza : esiste un parte consistente della società per la quale è più corretto dire che, se da una parte odia il nazismo, dall'altra condivide, o accetta, o non odia il comunismo.
Brutto segno perché la condanna e il raccapriccio non nascono in loro dal rifiuto delle stragi, dei soprusi, delle torture: il male, anche nelle sue forme più mostruose, non è ritenuto sufficiente di per sé per far odiare tutto ciò che lo ha provocato o favorito. Decine di milioni di morti possono essere considerati un prezzo accettabile per assecondare la propria dottrina.
Se il male viene fatto in nome di una ideologia nella quale, almeno in parte, ci si riconosce, allora si è pronti a giustificare, minimizzare gli orrori, e così facendo li si ammette nel novero delle cose possibili.
In questo modo si spiana la strada all'accadere di immani tragedie, si rende meno forte l'ostacolo al male: la reazione compatta di tutta la società al suo primo apparire.
E questo fa capire di che pasta è fatta la natura dell'uomo. Una pasta che ha prodotto i disastri del ‘900.
Brutto, bruttissimo segno non odiare il comunismo quanto il nazismo.
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