|
|||||||
|
|
Profilo di Victor Frankldi Fabrizio Gualco - 23 gennaio 2003
Eugenio Fizzotti, sacerdote salesiano nonché traduttore e curatore della maggior parte dei testi di Frankl pubblicati in Italia, ha scritto che «attraverso la logoterapia, una concezione della vita in perenne ricerca di significati e di compiti da realizzare nel quotidiano, Frankl non soltanto ha ribaltato le obsolete interpretazioni psicoanalitiche, che vedono all'origine dei disturbi psichici solo repressioni e complessi, ma ha soprattutto individuato gli itinerari da seguire per aiutare l'uomo nel recupero della sua identità e della sua maturità». Bruno Caldironi, attuale direttore del Centro di Psicologia Applicata di Ravenna, evidenzia di Victor Frankl il modo generoso attraverso cui egli si rapportava alla vita e l'atteggiamento fondamentalmente "edificante" del suo pensiero. La generosità e la disponibilità sono due caratteristiche rilevanti della persona di Frankl. Caratteristiche che si fanno immediatamente evidenti a coloro che lo hanno personalmente conosciuto e frequentato. Caratteristiche che concorrono in modo decisivo a qualificare la sua ricchezza interiore, che emerge e fluisce naturaliter non solo nei rapporti interpersonali ma anche in quelli professionali, e trova risonanza nella sua concezione positiva e costruttiva dell'uomo e del mondo. Non a caso, l'impostazione teorica di cui Frankl è ideatore si pone agli antipodi di ogni visione-del-mondo nata da valutazioni ed interpretazioni negative o riduttive dell'uomo e del suo mondo. L'orizzonte teorico entro cui si sviluppa la teoria frankliana include l'individuo inteso nella sua poliedricità spirituale, psicologica, fisica ed esistenziale. Come medico e psichiatra, ma ancor prima come uomo intelligente e particolarmente sensibile ai disagi interiori che sotto vari aspetti colpiscono ed affliggono molti suoi simili, Frankl è persuaso che non vi sia situazione reale, per quanto misera o difficile essa possa sembrare, che escluda in sé la possibilità di un significato autentico capace di illuminare anche la zona d'ombra apparentemente più buia ed impenetrabile. Secondo Frankl ogni situazione, per drammatica che possa essere, non è mai tragica. Sulla terra certamente non esiste la perfezione, ma di certo esiste la perfettibilità. E la perfettibilità è un orizzonte regolativo perennemente aperto, che fornisce la possibilità di trovare uno spazio di libertà e di intelligenza attraverso cui operare al fine di rendere esplicita, e quindi feconda, la pars construens insita nella vita di ogni singolo individuo. Fin da giovane, gli interessi umanistici lo spingono a sondare gli ambiti della filosofia e della psicologia. Diciottenne, nel 1923 pubblica, sul quotidiano Der Tag, alcuni articoli dedicati ai problemi esistenziali della gioventù. Come studente rimane affascinato dalle teorie freudiane sull'inconscio ed entra in contatto epistolare con il loro autore: ciò nonostante, decide di non diventare allievo di Freud né di far parte della Società Psicoanalitica. Si avvicina invece al gruppo di Alfred Adler e comincia a partecipare ai lavori della Società di Psicologia Individuale, alla quale collabora attraverso contributi scientifici e con la direzione della rivista Der Mensch im Alltag. Nel 1926, invitato a tenere una relazione al Congresso Internazionale di Psicologia Individuale, Frankl si esprime in modo critico, ed avanza argomentate riserve sulla teoria adleriana: nello specifico, come egli stesso scrive, prende di mira «il comune convincimento che la nevrosi (...) sia sempre e dovunque un semplice mezzo per raggiungere uno scopo. Insistei piuttosto su un'alternativa, ossia sull'esigenza di interpretarla non come semplice "mezzo", ma anche come "espressione"; quindi in senso sia strumentale che espressivo» (cfr Appunti per un'autobiografia, in Logoterapia applicata, Edizioni Salcom, Varese 1990, p. 24). In un certo modo, a Frankl accade quello che tempo prima accadde, nei confronti di Freud, a Roberto Assagioli e Carl Gustav Jung: una tale presa di posizione viene giudicata eterodossa, e soprattutto non viene gradita da Adler. Da questo punto in poi, i rapporti fra i due si deteriorano progressivamente, e dopo un anno culminano nell' espulsione di Frankl dal gruppo adleriano: espulsione caldeggiata insistentemente dallo stesso Adler (cfr. a tal proposito La vita come compito. Appunti autobiografici, SEI, Torino 1997, p. 41). Frankl è costretto ad andare per la sua strada. Una strada che lo porterà molto lontano. La predisposizione di Frankl nei confronti del mondo giovanile e dei problemi esistenziali ad esso connessi, lo porta dalla teoria alla pratica: dopo il distacco dal circuito adleriano si impegna nell'impresa di istituire centri di consulenza per giovani in difficoltà: luoghi nei quali educatori, psicologi e medici forniscono, in modo gratuito, consigli di natura psicologica ed esistenziale. L'iniziativa ha successo: i centri di consulenza « nel giro di pochi anni offrirono a innumerevoli giovani la possibilità di esaminare con serietà e rigore scientifico, in un clima di rispetto e fiducia, i loro problemi esistenziali e di trovare le soluzioni più adatte» (cfr. E. Fizzotti, Sulle tracce del senso, LAS, Roma 1998, p. 8). Il primo centro sorge a Vienna; i successivi, sul modello di quello viennese, sorgono in altre sei città austriache. Fra i consulenti che si offrirono di supportare concretamente il progetto di Frankl possiamo ricordare i nomi di August Aichhorn, Erwin Wexberg, Rudolf Dreikurs e Charlotte Bülher. Nel 1930 termina gli studi in medicina ed inizia il percorso di specializzazione in neurologia e psichiatria che terminerà nel 1936. Nel frattempo presta la sua opera presso cliniche psichiatriche e centri di cura per malattie nervose come l' Am Steinhof (dove lavora per quattro anni) e il Maria-Theresien Schlösser. Nel 1937 apre uno studio privato come specialista in neurologia e psichiatria, ma l'esercizio autonomo della professione non dura a lungo. Poco tempo dopo, nel 1938, le truppe di Hitler invadono l'Austria e la situazione di Frankl, così come quella della comunità ebraica in generale, precipita. L'intera famiglia Frankl viene deportata nei campi di concentramento. Victor trascorre tre anni della sua vita in quattro lager diversi: Theresienstadt (il periodo relativamente meno difficile), Auschwitz, Kaufering III e Türkheim (lager dipendente da quello di Dachau). Nel 1945 viene liberato dalle truppe statunitensi e rientra a Vienna nell'agosto dello stesso anno. I suoi famigliari, a parte la sorella, non riescono a sopravvivere. Suo padre muore a Theresienstadt, la madre ed suo fratello ad Auschwitz, la sua prima moglie (di appena venticinque anni) a Bergen-Belsen. Dall'esperienza dei campi di concentramento nasce il volume Uno psicologo nei lager (Edizioni Ares, Milano 1998), destinato a diventare un best-seller mondiale Ritornato a Vienna, Frankl riprende l'attività scientifica, che lo impegnerà fino alla sua morte nel 1997, novantaduenne. Nel 1949 ottiene il dottorato in Filosofia, con una dissertazione pubblicata con il titolo Dio nell'inconscio (Morcelliana, Brescia 1990). La fama di Frankl non rimane circoscritta al territorio austriaco ma si estende ben presto in quasi tutta Europa e negli Stati Uniti, dove fra l'altro, nel 1961, insegna come Visiting Professor all'università di Harvard. Nel 1970 l'università californiana di San Diego istituisce, ad personam, la prima cattedra di logoterapia. Paola Giovetti, nella sua recente biografia dedicata a Frankl, calcola che le università non europee che invitarono Frannkl a tenere lezioni e conferenze siano state più di duecento (cfr. P. Giovetti, Victor Frankl. Vita e opere del fondatore della logoterapia, Edizioni Mediterranee, Roma 2001). Alfried Längle, calcola che, almeno fino al 1995, sono stati pubblicati sull'opera frankliana 131 libri, 151 dissertazioni tesi di laurea ed oltre 1300 saggi. Anche Paolo VI, nel corso di un'udienza particolare, ha espresso parole di lode sul significato della logoterapia, non solo per la Chiesa Cattolica ma anche per l'intera umanità (cfr. La vita come compito, op. cit. , pp. 89-90). Le opere e la stessa la testimonianza di vita che Frankl consegna ai suoi simili costituiscono un'eredità tanto preziosa quanto difficile, in quanto il messaggio essenziale contenuto in essa «non sospinge in un cantuccio a leccarsi le ferite provocate da un ambiente ostile, da una struttura caratteriale difficile, da un'educazione autoritaria e permissiva, ma chiede di guardare a fronte alta davanti a sé, di respirare profondamente e a pieni polmoni l'aria della libertà e della responsabilità, di spalancare a chiunque le braccia e il cuore (...) e di lanciarsi con entusiasmo in quell'avventura che ha come obiettivo il riconoscimento e la promozione del rispetto, della dignità e della salute integrale di ogni uomo». (cfr. E. Fizzotti, Sulle tracce del senso, LAS, Roma 1998, p. 9) Fabrizio Gualco |
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||