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Rischio di lottizzazione e dittatture: che fare?di Carlo Saffioti - 23 gennaio 2003 La trasformazione degli ospedali e delle USL in aziende affidate a Direttori Generali di nomina regionale, deriva dai decreti 502 e 517 dei primi anni 90, quando si volle così rimediare ai problemi di bilancio e di funzionalità derivati da una gestione della sanità pubblica affidata a comitati di gestione di nomina e composizione politica e troppo legati a piccole realtà territoriali. Si ritenne, allora, che una moderna organizzazione di una sanità in continua evoluzione per rispondere a bisogni in continuo cambiamento, stante, tra l'altro e soprattutto, la scarsità delle risorse a disposizione, necessitasse di specifiche competenze manageriali e di una impostazione aziendalistica, di ospedali ed USL, che rispondesse a criteri di efficacia ed efficienza. Il sistema attuale, vigente in tutto il territorio nazionale ormai da diversi anni, presenta però diverse ombre: 1. le nomine vengono spesso fatte non solo sulla base della competenza ma anche su quella della appartenenza e troppo spesso c'è il dubbio che questa prevalga su quella. Al di là delle migliori intenzioni, ciascuna parte politica tende a sponsorizzare la nomina di uomini di riferimento appartenenti alla propria area: ovunque ed inevitabilmente questo sistema porta a non premiare sempre le migliori professionalità e comunque si presta facilmente al sospetto della lottizzazione e di un'eccessiva ingerenza di partiti o gruppi. Ma come rimediare a ciò? 2. il Direttore Generale è un organo monocratico con poteri che non trovano eguali in nessun'altra azienda. Da una parte è troppo condizionato da chi lo ha nominato, dall'altra esercita un potere pressoché assoluto nei confronti dei subalterni, dal Direttore Sanitario amministrativo, ai responsabili delle unità operative, a tutti gli operatori. Ha troppa responsabilità e troppo potere, a volte tra l'altro esercitato in maniera ora paternalista ora podestarile. Ma come rimediare a ciò? 3. gli operatori sanitari sono di fatto esclusi dai processi decisionali aziendali e non c'è nessun organo che sia realmente autonomo e indipendente dalla Direzione Generale. Il Collegio dei Sanitari si è rivelato ovunque, in tutta Italia, organo troppo debole e poco influente; il Collegio di Direzione è composto da persone nominate dal Direttore Generale. L'azienda sanitaria ha delle specificità che non ha nessun altro tipo di azienda e non può vedere esclusi gli operatori, che ne sono il cuore e l'anima, quelli intorno ai quali ruota tutta l'azienda che ha la mission di tutelare la salute dei cittadini. Ma come rimediare a ciò? Introdurre un Consiglio di Amministrazione che affianchi i Direttori Generali, introdurre maggiori criteri selettivi per la nomina di questi, valorizzare il ruolo degli Ordini per una maggiore tutela dell'operatore sanitario e per meglio garantire, con la sua autonomia, anche il paziente? Ma come fare senza ricadere nel sistema precedente che aveva mostrato tutti i propri limiti? Carlo Saffioti |
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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