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Scuola e devolution. Quale futuro?di Francesco Verzillo - 6 febbraio 2003 Si parla molto oggi di federalismo, decentramento, devoluzione, trasferimento di poteri dallo Stato centrale alle regioni; se ne parla anche in relazione al mondo della scuola, non di rado a sproposito, quasi mai in modo corretto. Quale nesso è tuttavia opportuno stabilire tra l'istruzione ed una tale rivoluzione istituzionale? Innanzitutto occorre compiere un passo indietro, ossia al 1997, anno in cui fu approvata la famosa "Bassanini", legge che determinò un primo tentativo di decentramento nel settore della pubblica amministrazione. Anche la scuola ne rimase coinvolta, almeno nella sua parte amministrativa, fino a giungere al 1999 quando fu dato il via alle istituzioni scolastiche autonome. L'autonomia scolastica fu accolta in modo ambiguo, tra alterni entusiasmi e scetticismi, in particolare dalla classe docente. Da allora le scuole possono e debbono dotarsi di un proprio piano didattico e formativo da offrire all'utenza (studenti e famiglie). Questo pone la scuola, i suoi docenti e soprattutto i suoi dirigenti di fronte a maggiori responsabilità ma anche di fronte ad un entusiasmo progettuale mai visto finora, appiattito com'era sui cosiddetti "programmi ministeriali". Pone inoltre le singole scuole in concorrenza tra loro anche se, per particolari iniziative gli istituti possono consorziarsi. Pertanto l'autonomia è stata in grado di unire e non solo di dividere. Un ulteriore "scrollone" al centralismo ministeriale scolastico si è avuto con il referendum per le modifiche al Titolo V della nostra costituzione, seguito dalla legge costituzionale ottobre 2001. Tale legge impone un mutato rapporto istituzionale tra Stato e Regioni nel senso del decentramento politico ed amministrativo. Tutto questo sembrerebbe il termine di un percorso legislativo; apre invece uno scenario imprevedibile e ricco di novità e di contenuti da riempire. Come a dire: il bello deve ancora arrivare! Come è noto a molti il ministero dell'Istruzione, università e ricerca (MIUR) del governo Berlusconi sta lavorando alacremente per mettere a punto un poderoso progetto di riforma scolastica. L'esecutivo l'ha già approvato; il parlamento lo licenzierà con buona probabilità entro marzo. Il testo di "legge delega" del governo ha dovuto tenere conto delle suddette modifiche costituzionali: ne consegue una scuola nuova in cui forte sarà il protagonismo delle Regioni anche in materia di formulazione dei programmi curricolari. Autonomia dei singoli istituti e regionalizzazione scolastica saranno le carte vincenti? Sul piano strettamente pratico sicuramente; si pensi solo alla stretta connessione tra realtà territoriali e tessuto scolastico e come possa risultare efficace correggere il tiro sulla tipologia d'offerta formativa "tarata" sugli diversi bisogni socio-culturali ed occupazionali. Sul piano più strettamente contenutistico il ruolo di "imprimatur" delle regioni sarà l'elemento di coesione delle autonomie locali, dovrà essere il grande "laboratorio" di idee da comunicare alle singole scuole in una logica di stretta sinergia culturale. E lo stato centrale? Ad esso il ruolo di fornire gli indirizzi generali ed i livelli minimi di preparazione degli studenti su tutto il territorio nazionale. Altro compito del Ministero sarà quello di fornire una valutazione di tutte le istituzioni scolastiche pubbliche e private, dette ora paritarie. La qualità dell'insegnamento è stata, per troppo tempo, sottovalutata nel nostro paese. Vi pare poco? Forse mai come oggi, nel mondo della scuola, il futuro è tanto a portata di mano. La parola dunque al Legislatore, agli insegnanti, alle famiglie ma soprattutto ai nostri giovani, veri protagonisti di questo "domani".
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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