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Il suggeritoredi Elena Siri - 23 febbraio 2003 I lavori sono già iniziati. La ristrutturazione morale e materiale del paese si sta lentamente avviando dopo decenni di soffocamento nell'ideologia e nella demagogia. E' un processo lungo e laborioso che cambierà l'Italia, la renderà un paese moderno e all'avanguardia, un paese efficiente e competitivo. A questo si associa inevitabilmente un compito altrettanto delicato e difficile: il cambiamento culturale degli italiani. Alle intere generazioni cresciute con l'idea del plusvalore, il mito de' "l' homme revoltè" e il piacere del nichilismo, si dovranno presentare nuovi orizzonti, nuovi percorsi culturali. Il '900 è stato per il teatro il secolo degli esperimenti e dei tentativi anomali nei quali la riflessione sull'uomo ha assunto toni esasperati ed estremi. Il teatro stesso nel '900 è stato identificato con il luogo della protesta, del contrasto, della dissociazione, diventando spesso il centro di aggregazione di gruppi tesi alla rivolta sociale, politica, artistica e personale. Si è cercata nel teatro la rappresentazione dell'utopia e la raffigurazione dell'ideologia. Anche in quel clima artisti di genio hanno prodotto opere eccellenti (basti citare il teatro di Bertold Brecht), ma quello che nello specifico era una critica ai valori esistenti e una denuncia sociale è poi diventato il segno stesso dell'arte: la disgregazione dei valori e la rivolta sono state assunte come principi dell'arte stessa dando luogo ad una sterilità assoluta. Tutto questo ha cambiato il teatro: ha cambiato i testi, i moduli della recitazione, ma soprattutto ha cambiato il pubblico disorientandolo, offendendolo, ignorandolo e rendendolo incapace di giudizio: "muto", come risulta essere oggi il pubblico teatrale incapace appunto di "fischiare" e di reagire agli spettacoli brutti e alla volgarità dilagante e indotto ad applaudire "per educazione". Oggi in qualsiasi rappresentazione artistica tutto è concesso, tutto è giustificabile, e anche l'opera più idiota, noiosa o incomprensibile è spiegabile se ricondotta a qualche vaga espressione di contrasto della società. Per secoli il teatro ha rappresentato i valori universali dell'uomo, ha emozionato, ha divertito ed ha commosso proponendo agli spettatori le virtù e deridendo il vizio. Nel teatro contemporaneo, invece, l'ideologia ha rinnegato l'arte teatrale in questa forma e ne azzerato la tradizione e ignorato il gusto uccidendone il contenuto e la forma. Non si rappresenta più il gioco dell'amore, il dramma della gelosia, la gioia della vita e il rispetto per la morte ma solo la lotta di classe, il contrasto sociale, la rivoluzione, la patologia, la morte di Dio. Il pubblico non ha più senso, il suo giudizio non è importante, l'essenziale è dare forma all'inquietudine, alla dissociazione, al contrasto individuale assunto come cifra del caos universale. Ecco adesso tocca a noi ricominciare e suggerire i modi, le strade e i percorsi per recuperare il senso. Ora che finalmente l' Italia è uscita dalla notte in cui tutte le vacche sono nere, possiamo muovere i primi passi e recuperare l'identità, l'appartenenza, il giudizio e la possibilità di distinguere tra ciò che è bello e ciò che non lo è. Il recupero dell'equilibrio e il ritorno del "valore" possono essere i fondamenti del teatro del terzo millennio. L'arte in generale e l'arte teatrale in particolare possono assumere il valore come fondante della nuova estetica. Esso si riconduce a questi significati specifici: - Recupero della tradizione: Valore storico - Recupero del giudizio: Valore artistico - Recupero del pubblico: Valore umano - Recupero del senso economico dell'arte: Valore materiale Se il nuovo teatro italiano saprà tenere presenti questi principi potrà rifondarsi sulla roccia e ritornare così ad esistere.
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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