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Edith Stein
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Profilo di Edith Stein

di Fabrizio Gualco - 12 marzo 2003

Ebrea di stirpe e religione, poi atea e quindi cattolica, Edith Stein è esempio di libertà intellettuale, costante vocazione alla verità, testimonianza di fede. Persona dalle non comuni capacità filosofiche e pedagogiche, dotata di una inestimabile intelligenza spirituale, Edith rappresenta, sotto vari aspetti, una delle figure femminili più importanti del 900. Nel suo pensiero si incontrano e si armonizzano ragione e fede: la ragione filosofica, esercitata nella continua consapevolezza di ciò qualitativamente la oltrepassa, si apre alla teologia pur senza rinunciare, mai, alle proprie istanze critiche. L'esercizio del pensiero riconosce il suo fondamento metafisico e con esso rischiara il vero senso della vita. Il mondo fenomenico, quello della realtà concreta esteriore non è il solo ambito di indagine, poiché esso risulta inevitabilmente connesso all'universo interiore, la cui esperienza è altrettanto reale.

Vita e dottrina rimangono fili indissolubilmente intrecciati: e restano tali anche quando la domanda divina richiede la risposta umana più difficile ed estrema, come nel caso della sofferenza che diventa fede testimoniata per il tramite di un martirio cruento. Quella di Edith Stein è un'autentica esistenza teologica, vissuta nel pieno esercizio della propria libertà creaturale. Libertà che diventa scelta di amare il mondo per amore di Dio. Libertà, infine, il cui sigillo di credibilità è la sostanza stessa dell'azione e della contemplazione delle cose divine e umane. Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Spes Aedificandi scrive che Edith Stein, «con tutta la sua vita di pensatrice, di mistica e di martire, gettò come un ponte fra le sue radici ebraiche e l'adesione a Cristo, muovendosi con sicuro intuito nel dialogo col pensiero filosofico contemporaneo e, infine, gridando col martirio le ragioni di Dio e dell'uomo nell'immane vergogna della shoah. Essa è divenuta così l'espressione di un pellegrinaggio umano, culturale e religioso che incarna il nucleo profondo della tragedia e delle speranze del Continente europeo».

Ultima di undici fratelli, Edith Stein nasce a Breslavia il 12 ottobre 1891 nel giorno del Kippur, dell'Espiazione. Suo padre, Sigfried Stein, di professione commerciante, muore nel corso di un viaggio di affari poco dopo la sua nascita. La madre, Auguste Courant, ebrea osservante, dopo la morte del marito gestisce personalmente l'azienda di famiglia riuscendo a garantire la sicurezza economica ed una vita più che dignitosa ai suoi figli.

Con il passare del tempo la passione per le lettere, che aveva accompagnato Edith fin dall'infanzia, si traduce in interesse espressamente antropologico: nei primi anni universitari, trascorsi a Breslavia, oltre alle lezioni di letteratura e storia Edith frequenta quelle di psicologia, disciplina che all'epoca si presenta ancora legata alla riflessione filosofica. Ed è proprio a Breslavia che avviene il primissimo contatto con le teorie d'impostazione fenomenologica, attraverso la lettura del secondo volume delle sue Logische Untersuchungen (Ricerche logiche) di Edmund Husserl.

Nella primavera del 1913 si trasferisce a Gottinga, città che ben presto diviene la sua patria intellettuale. In questo periodo stringe amicizia con Roman Ingarden, Hans Lipps, Fritz Kaufmann, Adolf Reinach. Ed è proprio Reinach che la presenta ad Edmund Husserl: come racconta Mario Filippa, «la buona impressione che fece a Reinach, e soprattutto a Husserl, le aprì poi le porte della "Società Filosofica", una sorta di seminario creato dagli stessi studenti, al quale erano ammessi solo i discepoli maggiormente iniziati alla fenomenologia. Dopo poche settimane si muoveva nell'ambiente fenomenologico di Gottinga come se avesse sempre vissuto lì» (cfr. M. Filippa, Edith Stein e il problema della filosofia cristiana, Edizioni Università della Santa Croce, Roma 2001).

Il processo di maturazione intellettuale di Edith Stein non passa solamente attraverso la conoscenza della persona e della teoria fenomenologica di Husserl, ma viene coadiuvato anche dalle lezioni di Max Scheler. Husserl si dimostra portato all'astrazione pura: in tal senso la sua vis argomentativa risente di una certa freddezza pedagogica. Scheler invece, meno sistematico, è più concreto ed intuitivo, e nello specifico le sue doti comunicative si rivelano capaci di trasmettere alla giovane studentessa suggestioni e sollecitazioni importanti, come ad esempio la possibilità di pensare la fede come dato metafisico all'interno del filosofare: ciò a differenza di Husserl, la cui ricerca, tendente all'instaurazione di una filosofia intesa come scienza rigorosa, ammette la religione come oggetto di fede ma non come possibile componente del filosofare.

Allo scoppio della prima guerra mondiale Edith sospende la sue attività di studio e si offre come infermiera volontaria al servizio della Croce Rossa. Dopo nove mesi ritorna a lavorare alla tesi di Laurea, dedicata al problematico tema dell'Einfühlung, - termine traducibile in italiano con empatia - che discute il 3 agosto 1916. Il lavoro, che viene giudicato con il massimo dei voti e ritenuto degno di pubblicazione (cfr. la trad. it. Il problema dell'empatia, Studium, Roma 1985), pur collocato nella linea del pensiero di Husserl, lascia trasparire la sensibilità di Edith al problema della verità in quanto oggetto (cfr. Luigi Carlo di Muzio, I giorni della verità. La vicenda di Edith Stein, "La Sorgente" editrice, Vicenza 1974).

Nel 1917 diventa assistente di Husserl. Il rapporto con il fondatore della fenomenologia non è dei più facili. Edith stima il maestro e lo dimostra in vari modi. Ma la sua personalità la porta ad un'interiore distonia con l'istituzione universitaria e con il modus operandi degli "accademici". In generale, il sapere dovrebbe essere sempre considerato al servizio della formazione della persona. L'istituzione universitaria perciò dovrebbe costituire una sorta di cinghia di trasmissione fra la persona e il sapere. Molte volte ciò non avviene, e la teoria viene smentita dalla pratica. Sotto questo aspetto, Friburgo pare non essere un'isola particolarmente felice. Anche qui è il sapere ad essere sottoposto all'istituzione e, in un certo modo, alle persone dei docenti, con ovvia ripercussione negativa sugli studenti e soprattutto su quelli maggiormente dotati.

Da questa prospettiva, più che essere considerata una collaboratrice, Edith viene utilizzata come segretaria preposta al riordino e alla correzione (a volte anche alla decifrazione) degli appunti husserliani. Una attività non certo leggera che, se da un lato le consente di conoscere il pensiero del filosofo tedesco meglio di molti altri studenti, dall'altro le occlude un proprio spazio di pensiero e le nega il tempo per attuare una vera ricerca personale. In una lettera inviata a Roman Ingarden, del 19 febbraio 1918 leggiamo: «in fondo è il pensiero di essere a disposizione di qualcuno che non riesco a sopportare (...) E se Husserl non si riabitua a trattarmi come una collaboratrice, come del resto io sempre inteso i nostri rapporti - e lui pure, in teoria - dovremo purtroppo separarci». (cfr. Edith Stein, La scelta di Dio. Lettere dal 1917 al 1942, Milano, Mondadori 1997).

Nonostante le speranze, fatta salva la stima reciproca, i rapporti fra Edith ed Husserl non cambiano. A mezza via fra riconoscenza e delusione, nei primi mesi del 1918 Edith abbandona le prospettive di carriera all'interno del mondo universitario: «il maestro ha accettato il mio ritiro. Lo ha scritto con molta cortesia - non senza però un tono di rimprovero. Sono libera quindi, e penso che sia bene così, pur se al momento non riesco a essere esattamente quel che si dice contenta». Ma se una porta si chiude molte altre si aprono. Il futuro ha in serbo per lei altre cose, e ben più importanti di una docenza all'università.

Il 1 gennaio 1922 riceve il battesimo. Da quest'anno, e fino al 1923, svolge attività di insegnamento a Spira, in Renania, presso il liceo e la scuola magistrale gestiti dalle suore domenicane di Santa Maddalena. In questo decennio, oltre all'attività didattica, Edith svolge lavori di traduzione riguardanti opere di Tommaso d'Aquino, Dionigi l'Areopagita, Juan de la Cruz e John Henry Newman. Scrive saggi teoretici, come ad esempio La fenomenologia di Edmund Husserl e la filosofia di S. Tommaso d'Aquino del 1929 (dedicato espressamente a Husserl per il suo settantesimo compleanno); si misura con la storia e la teologia attraverso la monografia su Elisabetta di Turingia e redige testi pedagogici incentrati sulla formazione, la vocazione ed i compiti della donna (cfr. La vita come totalità. Scritti sull'educazione religiosa, Città Nuova Editrice Roma 1994; La donna. Il suo compito secondo la natura e la grazia, Città Nuova Editrice, Roma 1987). Tiene conferenze sia in patria che all'estero.

Nel 1932, la sua nomina come docente all'istituto di pedagogia di Münster viene revocata dopo poco più di un anno, a causa della promulgazione delle leggi razziali da parte del regime nazista. Ma al di là della miope e crudele ingerenza di natura ideologica, la vocazione alla vita religiosa è già irreversibilmente determinata, tant'è vero che nel 1933 Edith entra a far parte dell'ordine delle Carmelitane con il nome di suor Teresa Benedetta della Croce. Il Carmelo di Lindenthal, a Colonia, diventa la sua casa. Almeno fino al giorno in cui le sue superiori decidono di trasferirla in un altro convento, quello olandese di Echt.

Nel frattempo, porta a termine Endliches und Ewiges Sein. Versuch eines Aufstiegs zum Sinn des Seins, pubblicato postumo (trad. it. Essere finito e essere eterno: per una elevazione al senso dell'essere, Città Nuova Editrice, 1988): qui l'impronta personale della pensatrice dotata di autonomia intellettuale ha modo di emergere visibilmente. Il rapporto con il pensiero di Tommaso d'Aquino non si limita a fornire materiale teoretico per un'operazione di inserimento dei concetti tomisti all'interno della metodologia fenomenologica appresa da Husserl. Anzi, Edith Stein fruisce della fenomenologia come metodo di indagine, e lascia alla teologia di Tommaso il ruolo - guida ad una corretta impostazione dei problemi. Del resto, come scrive Mario Filippa, Edith è certamente «una esperta conoscitrice di san Tommaso, ma non una sua ripetitrice»: così come non lo è di Husserl o di qualsiasi pensatore a cui molte volte si riferisce, come ad esempio Platone, Agostino d'Ippona e Duns Scoto.

Alla fine del 1938, come già accennato, in maniera quasi clandestina lascia il monastero di Colonia per trasferirsi in Olanda, presso il Carmelo di Echt, ritenuto più sicuro. In questa sede la Madre Priora, conoscendo le sue capacità e la sua competenza, le chiede di scrivere un'opera per commemorare il IV centenario della nascita di Juan de la Cruz. Edith Stein si mette corpo e anima nell'impresa. Il testo è pronto, anche se non sottoposto a revisione, nell'agosto del 1942: ossia dopo circa un anno di duro lavoro, condotto di giorno ed in parte anche la notte, a causa dall'esiguità del tempo libero che l'osservanza della vita carmelitana le concede. Un lavoro, quindi, formalmente incompiuto, ma che nonostante tutto si presenta come un capolavoro, anch'esso pubblicato postumo con il titolo Kreuzwissenschaft. Studie über Joannes a Cruce (trad. it. Scientia Crucis. Studio su San Giovanni della Croce, Postulazione Generale dei Carmelitani Scalzi, Roma 1982).

La Scientia Crucis, Scienza della Croce, è vista sia dal punto di vista mistico, sia dal punto di vista esistenziale. Sia come Mistero, sia come vita personale: in quest'opera si legge che «la dottrina della Croce di S. Giovanni non si potrebbe chiamare Scienza della Croce (...) se si basasse esclusivamente su conoscenze di carattere intellettuale (...) In realtà è la lussureggiante chioma d'un albero che affonda le radici nel più profondo della sua anima, traendo la linfa dal sangue stesso del suo cuore. I frutti di questa pianta li vediamo nella sua vita».

Evidenziando le leggi fondamentali dell'essere spirituale, e privilegiando l'intuizione e l'induzione al metodo logico-deduttivo, Edith Stein concentra la sua attenzione sui problemi dell'essenza e del destino dell'uomo come creatura di Dio: i temi dell'io, della persona, della libertà vengono considerati parallelamente a quelli dello spirito, della contemplazione, della fede. Edith si rapporta alla figura e all'opera di Juan de la Cruz non come termini fra loro separati o subordinati l'uno all'altro, ma come realtà fra esse in perenne ed inestricabile relazione.

L'intelligenza e la vitalità speculativa di Edith si riverberano nell'opera ed imprimono in essa il respiro dell'originalità: P. Fr. Romaeus Leuven, a tal riguardo, nota che «stimolata dalla forza creativa del suo spirito e dalla gioia che ne trae, questa figlia di S. Giovanni della Croce allarga in un più ampio respiro il suo metodo di lavoro. Ecco perché invece di limitarsi a commentare i testi del santo, essa sviluppa ulteriormente la di lui dottrina della Croce fino a enuclearne la filosofia della persona».

L'interpretazione dei testi tradizionali avviene alla luce di una intrinseca autonomia intellettuale che peraltro mai sborda dall'ortodossia della dottrina teologica e mistica del santo di Fontiveros. La stessa Edith, sin dalle prime righe, chiarisce il fine del suo studio in modo sintetico ed eloquente: «queste pagine hanno di mira un unico scopo: cogliere Giovanni della Croce nell'unità del suo essere tal quale essa si esprime nella sua vita e nelle sue opere, considerando il tutto da un punto di vista che renda possibile afferrare con un sol colpo d'occhio questa unità».

Il 26 luglio 1942 i vescovi belgi condannano pubblicamente l'antisemitismo perpetrato dai nazisti. All'azione del clero belga segue la reazione dei nazisti, i quali, per ritorsione, iniziano ad arrestare tutti i cattolici non ariani. Non è inutile ricordare, infatti, che fra gli Ebrei morti nei campi di concentramento vi furono moltissimi convertiti al Cristianesimo. La domenica del 2 agosto 1942, Edith Stein viene arrestata dalla Gestapo presso il Carmelo di Echt in Olanda. Dopo un brevissimo periodo trascorso nel campo di smistamento di Westerbork, il 7 agosto 1942 viene destinata al lager di Auschwitz. Da questo «Golgota del mondo contemporaneo» (così durante il suo viaggio in Polonia del 1979 Giovanni Paolo II ha definito questo campo di sterminio) suor Teresa Benedetta non farà più ritorno.

Come nel caso di Pavel Florenskij, la DATA della morte rimane sostanzialmente incerta. In una nota, il Ministero della Giustizia olandese colloca la DATA al 9 agosto, ossia due giorni dopo che il treno dei deportati giunge ad Auschwitz. Altre testimonianze, raccolte per il processo canonico, forniscono date diverse. Un'amica d'infanzia indica quella del 20 giugno 1943. Un medico, associato ad Auschwitz, dichiara di averla incontrata fra l'ottobre del 1942 e il febbraio del '43, e presume che la DATA di morte sia da collocarsi fra il 15 e il 25 febbraio 1943. (Cfr. Luigi Carlo di Muzio, I giorni della verità. La vicenda di Edith Stein, op. cit.)

Nel dopoguerra la vicenda di Edith Stein emerge all'attenzione internazionale. Le sue opere sono tradotte in varie lingue. A Lovanio viene istituito un archivio carmelitano a lei dedicato. Nel 1962 il cardiale Frings, arcivescovo di Colonia, introduce la causa per la beatificazione. Beatificata da Giovanni Paolo II il primo maggio 1987 a Colonia, nell'anniversario della sua definitiva consacrazione, l'11 ottobre 1998 a Roma, in San Pietro, è proclamata santa e compatrona d'Europa insieme a santa Brigida di Svezia e santa Caterina da Siena.

Fabrizio Gualco

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