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numero 280
6 marzo 2008
 
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Il sangue caduto sulla tomba di Marx

di Tommaso Di Brango - 19 marzo 2003

Sono passati esattamente venticinque anni da allora. Da cosa? Molti staranno avendo la stessa reazione che ebbe Scipione l'africano nel momento in cui Massinissa, re di Numidia e suo grande amico, gli domandò quale fosse la DATA che ricorre il 18 ottobre. Scipione sentì un impeto dentro di sé a sentire che era l'anniversario della battaglia di Zama, ma lo stesso effetto lo farà sapere che venticinque anni fa veniva rapito Aldo Moro? Me lo auguro.

Me lo auguro perché il mondo politico di allora era senz'altro radicalmente diverso da quello di oggi, ma anche vero che quello di oggi non può che essere conseguenza di quello di allora e che proprio il rapimento e l'omicidio dell'onorevole Moro è il momento cruciale, il punto di non ritorno per la successiva evoluzione della politica italiana.

Ma non è ora di questo che voglio parlare. Mi interesserebbe soffermarmi sulle affermazioni portate avanti dai dirigenti dei partiti comunisti di allora, poiché queste ci fanno capire molte cose e ci lasciano comprendere come mai i compagni di allora non avrebbero potuto che trasformarsi in compagnucci, sinistra moderata, socialdemocratici. Non che essi fossero collusi con le B.R., perché è assolutamente chiaro che l'azione dei terroristi andava a diretto svantaggio di Berlinguer e compagnia ma anche perché il radicale cambiamento subito dal movimento comunista da Marx al nostro secolo ha fatto sì che la violenza di classe venisse meno all'interno dei circoli culturali di estrazione comunista, tant'è vero che già dagli anni sessanta si doveva distinguere tra marxista e comunista. "I compagni che sbagliano", questi erano i brigatisti. Tuttavia le bombe fasciste (ancora più luride e vili, se vogliamo, degli attentati delle B.R.) non erano frutto dell'azione di camerati estremisti e annebbiati, erano semplicemente "bombe fasciste". L'attribuzione della violenza fa distinguo da un lato ma dall'altro prende chi trova. Ma già definire "compagno che sbaglia" una persona che commette crimini come quello di cui oggi cade l'anniversario significa dargli un valore che non ha, poiché un compagno è qualcuno che combatte (dal punto di vista dei comunisti di allora) per la parità di condizioni ecc. ecc. con mezzi leciti, un brigatista che ammazza nel nome della lotta proletaria è un criminale e basta a meno che la vita umana non assuma un valore relativo: maggiore nei casi del proletario e minore nel caso dell'onorevole. Chiamare "compagno" un terrorista significa in qualche modo dargli atto della validità etica degli ideali che porta avanti.

E poi in che sbagliavano e sbagliano tuttora questi compagni? Nell'interpretazione de "Il capitale", testo sacro e degno di ogni onore e gloria per la fede marxista? Innanzi tutto nel Vangelo secondo C.Marx non c'è niente da interpretare, esso è la semplice analitica di una condizione sociale ed economica e la previsione scientifica (almeno questo credeva il barbuto di Treviri) dell'avvento della dittatura del proletariato. Una venuta, questa della dittatura proletaria, violenta, non assolutamente pacifica. Ora io domando: un compagno che sbaglia è colui che in nome di Marx non mette in pratica lo scritto marxista, ma "Il capitale" così come tutta l'opera del filosofo (così dicono almeno) tedesco è una teoria della prassi, cioè l'ideale che si adatta al reale! Dire compagni che sbagliano significa sovvertire l'ordine delle cose nella filosofia marxista, perché sbaglia colui che non mette in pratica un ideale etico, ma non sbaglia colui che etica non ha. Non mi sorprende il fatto che al giorno d'oggi anche il movimento no-global sia ormai permeato di idealismo piuttosto che di materialismo, dato che la trasformazione in senso idealistico della filosofia di Marx (e quindi il suo definitivo e totale travisamento) iniziò già con Gramsci, già con Bernstein.

Ma poco importano i ragionamenti che può fare un teorico come me, il dramma è per quelle persone che grazie al Verbo di Marx hanno perso i loro affetti più cari e per quelle persone che addirittura hanno perso la vita. Oggi si parla di Moro, ma si potrebbe parlare di tanti altri.

Tommaso Di Brango

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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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