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numero 280
6 marzo 2008
 
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E Riforma fu...

di Francesco Verzillo - 27 marzo 2003

L'abbiamo aspettata, è arrivata. Dopo ottant'anni dal grande Filosofo Giovanni Gentile al quale si deve l'omonima Riforma, ecco il nuovo disegno di legge voluto dal Ministro dell'Istruzione Letizia Moratti. La nuova Riforma è finalmente Legge dello Stato.

Ricompone e ridisegna il complesso sistema scolastico italiano avvicinandolo, finalmente, per finalità e contenuti, ai modelli presenti nella maggior parte dei paesi europei.

E ce n'era un gran bisogno: l'edificio scolastico italiano, pur ricco di gloriose ed antiche tradizioni, come i modelli educativi delle nostre materne ed elementari o il "mitico" liceo classico, è come un grandioso e sontuoso palazzo storico da ripristinare, aggiornare e, in qualche caso, restaurare completamente.

Proprio questo è l'obiettivo che pare essersi posto il nuovo Esecutivo ed il Ministero competente. Quello, cioè, di ammodernare ciò che andrebbe effettivamente rinnovato, conservando ciò che di buono già c'è nel nostro sistema formativo.

L'architettura dei cicli è rimasta, infatti, la stessa.

Non si è voluto ripercorrere la strada tracciata dal progetto di Riforma dei precedenti ministri Berlinguer e De Mauro che avevano letteralmente stravolto l'intero sistema. Si è voluto invece mantenere l'architettura tradizionale, pur raccordando meglio i cicli per esaltare il concetto di continuità; i cicli restano perciò distinti: scuola primaria di primo grado (ex-elementare) di 5 anni, scuola primaria di secondo grado (ex -media) di 3 anni, sistema dei licei e della Formazione professionale (ex - superiore) di 5 anni.

Il tutto per almeno 12 anni d'istruzione o formazione obbligatori. Anzi, il vecchio concetto di obbligo, ormai obsoleto, è sostituito dal nuovo principio del diritto-dovere allo studio.

Si tratta di abbandonare l'idea di mera coercizione alla frequenza scolastica attualmente obbligatoria fino al 15° anno d'età, per introdurre ed offrire invece la possibilità a tutti di accedere al lavoro o agli studi universitari meglio preparati ed "attrezzati".

Il giovane non rimarrà più solo con sé stesso e con le proprie incertezze. Sarà costantemente seguito fino alla maggiore età anche da docenti tutors; solo allora sarà in grado di scegliere il meglio per il proprio futuro.

A proposito di pari opportunità, uno dei punti forti della legge di Riforma sta proprio nella pari dignità tra canale dell'istruzione e canale della formazione professionale.

L'organizzazione dei corsi professionali e le necessarie convenzioni con gli istituti tecnici saranno affidati alle Regioni, secondo quanto stabilito dalle modifiche al dettato costituzionale imposto dalla legge del 18 0ttobre 2001 (modifica del Titolo V).

Tutto questo per consentire allo studente di poter transitare in modo efficace dal circuito scolastico a quello professionale e viceversa senza perdite di anni oppure per partecipare agli assai utili (se ben concepiti) stages Scuola-lavoro.

Un'altra riprova dell'importanza attribuita alla formazione è la possibilità per chi sceglie di conseguire un titolo professionale, di poter accedere a corsi si formazione tecnica superiore post-diploma. E in un contesto in cui gli studenti potranno seguire meglio le proprie passioni ed inclinazioni anche gli insegnanti saranno più motivati. Saranno anche più preparati, per garantire un livello qualitativo più alto alla scuola italiana.

Tutto il sistema nazionale sarà sottoposto a valutazioni periodiche come avviene nella maggior parte delle democrazie mondiali.

Certo, si tratta di un libro bianco ancora tutto da scrivere. Non sarà riempito solo dai pur necessari decreti attuativi che il Ministero vorrà mettere in atto. Il sistema sarà testato dai veri protagonisti di questa Riforma: i giovani ed i meno giovani, le famiglie, gli insegnanti e i dirigenti scolastici.

Una scommessa per cambiare, per voltare decisamente pagina.

In tempi come quelli attuali dove in alcune realtà del pianeta scopriamo che materie di studio sono il disprezzo e l'odio per chi è non è ossequioso ad un regime o verso chi pratica usi, costumi e religioni diverse da quelle imposte, non è male fare qualche riflessione anche nel nostro paese. Dopo ciò che è stato fatto dal dopoguerra in avanti, per combattere sempre più l'ignoranza, bisogna sempre più evitare ogni forma di indottrinamento per far spazio alla libertà di apprendimento, alla promozione del successo formativo per tutti. In poche parole abituare i nostri giovani ad agire e ragionare con la propria testa.

! Francesco Verzillo
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
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