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Il giorno della svolta per il vibonese e l'estremo Suddi Antonino Fortuna - 24 aprile 2003 Le ondate migratorie dei calabresi e dei meridionali verso le grandi strutture ospedaliere nord italiane ed europee potrebbero essere giunte davvero al capolinea; mentre i più vivaci avversari del governo regionale guidato dal Pres. Chiaravalloti e di quello nazionale di centro-destra adoperano i consueti sofismi per deviare la coscienza collettiva, i fatti si sostituiscono improvvisamente alle parole e la Calabria intera, oltre che Vibo Valentia, celebrano un avvenimento di eccezionale portata: l'avvenuta firma da parte del Min. Girolamo Sirchia del decreto che darà il via alla costruzione del nuovo ospedale di Vibo. Il provvedimento ministeriale suona come una condanna per i detrattori, distruggendo ancora una volta la cultura del sospetto e della devianza. "Viene premiata", afferma il consigliere regionale Maddalena Basile, "la caparbietà, la competenza e la straordinaria attenzione di chi ha sempre creduto nella realizzazione dell'opera". La struttura sorgerà in uno dei più imponenti punti della città, con dinanzi lo specchio limpido delle acque del mare Tirreno e alle spalle la collina su cui si eleva il castello Normanno-Svevo, effigie di un'epoca diversa e di una Calabria più armonica, un mondo in grado di partecipare attivamente al corso vorticoso della storia, con una sua identità culturale espressa e un proprio valore intrinseco. L'Asl n.8 avrà, nell'ambito del riassetto del nuovo piano sanitario regionale, il ruolo di centro d'eccellenza e si attrezzerà per far fronte anzitutto alla riabilitazione cardiorespiratoria ospedaliera. E' un segnale concreto che la storia potrebbe mutare improvvisamente il suo corso, ma anche che il governo Berlusconi non ha per nulla lasciato il meridione a miglior sorte; il nuovo nosocomio significherà, infatti, più posti letto, più posti di lavoro, più visibilità per Vibo, tra le ultime provincie d'Italia in tutte le statistiche di qualsivoglia settore. Da molto tempo, d'altronde, il sogno nel cassetto, forse un po' prematuro, ma che regna incontrastato nell'animo di tutti i meridionali è quello di trattenere i propri cervelli, evitando i flussi migratori verso le metropoli, nella speranza di un futuro in cui questa città e tutte le aree ancora inesplorate del nostro Sud, tutte le cosiddette terre di nessuno, aprano le porte ad un mondo accademico in quasta zona quasi solo un miraggio nel settore medico. Al di là del centro universitario Mater Domini di Catanzaro, infatti, il nulla sovrasta di sovente le speranze di politici forse volenterosi, ma privi, per molto, troppo tempo dei mezzi necessari a realizzare pragmaticamente una teoreticità spesso convulsa se non del tutto inespressa, genesi di un'anarchia diffusa ed alla base di molti mali del meridione d'Italia.
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Ragionpolitica, periodico on line n.2 del 24/4/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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