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"Imagine"...e il pacifismo divenne religione

di Gianteo Bordero - 8 maggio 2003

Chissà che cosa avrebbe detto Tommaso d'Aquino (il Santo dell'Eucaristia, colui che compose, tra una quaestio e l'altra, degli splendidi inni dedicati al Corpus Christi - tra cui gli un tempo universalmente conosciuti "Pange lingua" e "Tantum ergo"), se, negli scorsi mesi, fosse entrato in una chiesa durante lo svolgimento di una delle innumerevoli veglie e marce della pace e avesse sentito intonare, invece che le sue splendide e insuperate composizioni, quella "Imagine" di John Lennon, divenuta negli ultimi tempi una sorta di nuovo "inno post-cattolico"?

Così, infatti, è accaduto. Il fatto che durante molti riti pacifisti si sia cantata "Imagine" fa tutt'uno con le bandierine multicolore appese sotto gli altari (di cui abbiamo già avuto occasione di parlare). Basta dare un'occhiata al testo per rendersi conto che chi lo ha intonato non ha, di fatto, reso onore al "Dio di Gesù Cristo" (per dirla alla Pascal), bensì al suo esatto contrario, alla sua più radicale negazione: il Nulla. Cattolici cosiddetti "socialmente impegnati", preti, frati, suore hanno affermato, si spera ingenuamente e involontariamente, che l'unica condizione per la pace tra i popoli e le nazioni è - come dice la canzone dei Beatles - "che non ci sia il Paradiso né l'inferno sotto di noi, sopra di noi solo il cielo". E la cosa più buffa è che, spesso, le "liturgie pacifiste" di veglie e marce hanno avuto l'avallo, l'approvazione e l'imprimatur di talune cosiddette "alte sfere".

Qui siamo ben oltre l'opposizione alla guerra per motivi di realismo o di interpretazione dottrinale: siamo alla teorizzazione della pace "senza se e senza ma" nel nome di una mentalità che non riusciamo a non definire nichilista: "Immagina - dice ancora la canzone - che non ci siano nazioni, nulla per cui uccidere o morire ed anche nessuna religione; immagina tutta la gente che vive in pace". Anche sul sito ufficiale dell'Azione Cattolica Italiana (dove, peraltro, si può pure trovare l'appello per l'adesione alla campagna "Pace da tutti i balconi") "Imagine" compare nella lista delle canzoni "per la pace", al fianco dei triti e ritriti inni pacifisti come "Peace and love", "La guerra di Piero", ecc.

Non so, sinceramente, se sulle panche delle chiese fosse stata distribuita la traduzione del testo, ma di certo è indicativo che, in molti ambienti cattolici, l'invocazione alla pace non avvenga attraverso le preghiere e i gli inni della tradizione, bensì prendendo in prestito parole e simboli che sono nati, storicamente, da un'avversione radicale alla Verità annunciata dal Cristianesimo; da un rifiuto assoluto della concezione cristiano-cattolica dell'uomo, della vita, della libertà, del bene e del male.

La Chiesa Cattolica non si è mai stancata di ripetere che l'unica possibile ed autentica sorgente della pace non risiede in qualche cosa che sta extra Ecclesiam. Tale origine risiede invece intra Ecclesiam, dentro la Chiesa; risiede in quel supremo Mistero divino-umano che è nel Tabernacolo; sta - per così dire - prima di ogni umana elucubrazione ed ideologia pacifista, sta prima di tutte le analisi (storiche-economiche-geopolitiche) che si possono elaborare. Sta prima di ogni seppur giusto e inderogabile tentativo diplomatico. Sta in quel luogo che custodisce la presenza reale di Chi - duemila anni fa - ha portato su di sé il peso di ogni umana ingiustizia, di ogni umano limite e contraddizione; tanto che i cristiani, in questi due millenni, hanno continuato a invocare Cristo rivolgendosi a Lui con le parole: "Tu sei la nostra pace".

Che bisogno c'è, allora, di sventolare bandiere teosofiche e di cantare "Imagine"? Infine, questi sono segni di una consapevolezza perduta: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace: non come la dà il mondo, io la do a voi". E invece qui ci troviamo di fronte all'allineamento totale al "mondo", alla rinuncia al "proprium" cristiano-cattolico nel nome di un irenismo tanto ingenuo quanto dannoso, che abbandona il realismo e il misticismo, e sposa invece l'utopismo nelle sue varie forme, mettendo tra parentesi la realtà e tentando di fondarsi, ipocritamente, su una specie di "fratellanza universale" a prescindere da ogni verità e identità radicata, a prescindere da ogni conflitto e contraddizione, a prescindere da ogni definizione ultima di bene e male.

Così, la pace viene predicata nel nome dell'annullamento totale della trascendenza come fondamento dell'immanenza stessa. Tolta la trascendenza, rimane infatti la pura immanenza, e la vita si svolge tutta in una dimensione di orizzontalità; la pace non è più chiesta e mendicata come dono soprannaturale di Dio, ma pensata contro Dio stesso. Il pacifismo è infine la nuova religione del nostro tempo; una religione che ha la pretesa di risucchiare e conglobare in sé tutte le altre fedi e religioni (questo era ed è il significato autentico della bandiera multicolore); una religione "gaia" ma non lieta, che non ammette, tra le sue fila, chi si ostina a credere in cose come la Grazia soprannaturale, il perdono dei peccati, la resurrezione della carne e la vita eterna.

! Gianteo Bordero
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
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